Se i grandi fondi vendono, per banche e pmi italiane sarà la fine

di CHRIS WILTON

Le piccole e medie imprese di tutta l’Eurozona hanno assistito, tra l’ottobre 2012 e marzo 2013, a «un aumento delle necessità di finanziamento abbinato a un peggioramento delle disponibilità di prestiti bancari». È quanto emerge dall’ottavo rapporto della Bce sull’accesso alla finanza da parte delle Pmi dell’area, secondo cui comunque il credit cruch è in fase di attenuazione. Dai numeri emerge che nelle posizioni peggiori, per quanto riguarda la dinamica dei profitti e del giro d’affari registrata nei mesi tra ottobre dello scorso anno e marzo di quest’anno, si trovano le piccole e medie imprese dell’Italia e della Spagna.

Fin qui, la Bce. La quale, però, non ci dice tutta la verità. Chi invece ha radiografato impietosamente il sistema bancario italiano e il suo stato di salute è stata Bank of America-Merrill Lynch, banca d’affari che ha pubblicato ieri un report dal quale si evincono quattro cose: 1) con ogni probabilità le banche italiane hanno “abbellito” la valutazione dei loro assets, di fatto ponendo dubbi sulla loro solvibilità; 2) la gran parte dei soldi delle aste LTRO di finanziamento a 3 anni all’1% sono serviti a rimpiazzare l’esaurimento di altri finanziamenti a breve e ad acquistare debito pubblico; 3) a pagare il conto delle continue necessità di finanziamento delle banche italiane sottocapitalizzate sono proprio le Pmi, visto che in Italia il 95% delle aziende ha meno di 9 addetti; 4) le banche italiane avranno bisogno di misure di supporto ben oltre il termine temporale delle aste LTRO, ovvero il 2015. Insomma, c’è poco da stare allegri. E, purtroppo, il peggio deve ancora venire ed è alle porte, sta materializzandosi. Per definire un indicatore di qualcosa che sta per accadere, nel gergo finanziario anglosassone si usa l’espressione “canary in the coalmine”, ovvero il canarino destinato a morire se nella miniera di carbone c’è del gas, salvando però gli operai. Bene, in questo caso il “canarino” è il mercato obbligazionario sovrano europeo, ovvero i debiti pubblici, proprio quella carta di cui sono strapiene le banche italiane (351 miliardi di titoli di Stato) e spagnole. Dopo aver infatti toccato minimi completamente non giustificati dai fondamentali, negli ultimi tre giorni i rendimenti dei titoli di Stato sono tornati a salire e con loro il differenziale sul Bund tedesco. Niente di allarmante, i tg non sono tornati ad avere la parola spread come protagonista del titolo d’apertura ma solo perché la discesa repentina garantita dal denaro a pioggia di Fed e Bank of Japan ha sfondato al ribasso la quota psicologica dei 300 punti base. C’è, invece, di che preoccuparsi. Quando la scorsa estate il rendimento del decennale iberico volò sopra il 7%, le banche centrali ricominciarono ad agire. Nove mesi dopo, con il bazooka minacciato dalla Bce e appunto il diluvio di soldi di Fed e Bank of Japan, il rendimento del Bonos a metà di questa settimana è crollato al 4,3%, un livello pre-crisi, nonostante i dati macro del Paese siano continuati a peggiorare, trimestre dopo trimestre.

Bene, contemporaneamente a questo risultato, qualche migliaio di chilometri più a Sud un altro Stato emetteva debito, sapete quale? Il Ruanda, noto fino ad ora solo per la sanguinosa guerra tra Hutu e Tutsi. E sapete a quanto ha emesso i suoi 400 milioni di dollari di debito a 10 anni? Al 7%, meno di quanto pagava Madrid la scorsa estate al culmine della crisi sovrana! E lo ha piazzato tutto. E ieri è stato il turno del Ghana, il quale ha deciso di aumentare la sua emissione di bonds denominati in dollari da 750 milioni a 1 miliardo, sicuro com’è di piazzare tutto lo stock.

Se questo non vi basta per capire la bolla di follia in cui sono immersi i mercati del reddito fisso governativo, sappiate che oggi il 90% dei rendimenti obbligazionari sovrani è ai minimi storici o ci si sta avvicinando. Si compra tutto, purché garantisca un rendimento alto, non importa quali siano i rischi: l’eccesso di liquidità, obnubila il giudizio. Ma che qualcosa stia per cambiare, ce lo conferma un altro dato. Se in tantissimi comprano presi dall’euforia, qualcun’altro vende: peccato che questo qualcuno rappresenti la cosiddetta “smart money”, ovvero i grandi investitori. Ad esempio PIMCO, il più grande fondo obbligazionario del mondo, il quale attraverso il Wall Street Journal ha fatto sapere che sta tagliando le sue detenzioni di debito italiano e spagnolo, dopo due mesi di rally su quei mercati. Per il fondo, la mossa è <parte di un processo più ampio di riduzione dell’esposizione agli assets più rischiosi sui mercati del reddito fisso… Il recente rally dei prezzi dei debiti italiano e spagnolo, che ha mandato negli ultimi tempi i rendimenti sui decennali ai minimi dal 2010, è stato possibile solo grazie alla maggiore liquidità fornita dalle banche centrali, un’azione che ha oscurato i problemi economici e fiscali dell’eurozona per un po’… Questo rally guidato dalle banche centrali ha reso però il mercato più caro. I rendimenti forse scenderanno ancora in Spagna e Italia ma noi abbiamo preferito vendere durante il rally, perché rimaniamo spaventati dai fondamentali dell’eurozona>.

Ma anche un altro gigante dell’obbligazionario non condivide l’euforia generale. Per BlackRock, <siamo meno entusiasti ora del debito sovrano dell’eurozona rispetto a quanto fossimo tre o sei mesi fa. Se la crescita continua a deteriorare nell’eurozona, soprattutto a causa del poco credito verso il settore privato da parte di un comparto bancario in pieno deleveraging, noi ridurremo le nostre posizioni nell’eurozona, soprattutto su Italia e Spagna>. Ecco perché lo spread da tre giorni è cominciato a salire, perché qualcuno sta cominciando a vendere: non una sell-off, si comincia a scaricare. Quando a PIMCO si accoderà BlackRock, però, state certi che la scossa si farà sentire: dopodiché, si rischia la svendita da panico, perché quando due operatori del genere vendono, tutti si spaventano. E non è un caso che proprio oggi, la Germania abbia bocciato lo scudo anti-spread di Draghi con un attacco senza precedenti per forza e peso istituzionale. Si tratta infatti di un parere della Bundesbank fornito alla Corte costituzionale tedesca, un documento che sarebbe dovuto rimanere segreto e che, guarda le coincidenze, è stato invece pubblicato dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Insomma, un messaggio in codice a Draghi: tu abbassa i tassi d’interesse e Italia e Spagna saltano. Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, nel documento definisce il piano Omt per l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce <basato su elementi fortemente soggettivi> e sottolinea il rischio che l’Eurotower s’imbottisca di titoli di scarsa qualità, mettendo a rischio il bilancio della Bce. Unite a questo siluro il benvenuto del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, al nascente governo Letta – <L’Italia smetta di lamentarsi e scaricare i propri problemi sugli altri> – e il quadro si fa davvero fosco. Ormai le banche italiane hanno ricomprato da quelle tedesche e francesi quasi tutte le loro detenzioni di debito del Belpaese, il quale quindi appare meno mina vagante di quanto non fosse solo sei mesi fa per Berlino e Parigi in caso di default. Se esplode l’obbligazionario sovrano, come sta per accadere e la Bce non interviene, le banche italiane faranno la fine di Lehman Brothers, strapiene come sono di titoli destinati a valere la metà della metà di oggi. O verranno scalate a prezzo di saldo. A quel punto, per le pmi italiane – e quindi per la spina dorsale dell’economia del Paese – sarà una vera e propria ecatombe.

Chissà se il governo in formazione in queste ore, si rende conto di quanto sta accadendo. Glielo auguro.

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5 Comments

  1. Lorenzo says:

    Non sono molto d’accordo

    Che la situazione non sia delle migliori in eurozona è noto a tutti da anni, ma pubblicare opinioni che prevedono la catastrofe domani mattina mi sembra parecchio esagerato, le manovre di easing di Fed e BoJ hanno in realtà un impatto limitato sui bond italiani, aumentano la liquidità è vero, ma quella in $ e ¥ sopratutto.
    Inoltre non è vero che si compra qualsiasi cosa purché prometta un rendimento fisso: i Treasuries e i bond giapponesi hanno registrato parecchie vendite dall’annuncio degli stimoli con conseguente aumento dei tassi di rendimento.

    Per il resto le altre sue affermazioni potevano essere fatte anche l’anno scorso, e il mercato ti sarebbe venuto contro in maniera significativa.

  2. Dan says:

    Il governo in attuale formazione sta discutendo su come aprire le ossa e succhiare quanto resta di midollo.

  3. fabriziopieralli says:

    Domanda alla redazione : visto il contenuto esplosivo dell’ articolo , si potrebbe conoscere la fonte?

  4. simone says:

    unico modo x salvare la baracca riprendere a crescere.
    ma come si fa?

  5. Albert Nextein says:

    La crisi di fiducia arriverà.
    Tutti lo sanno che si tratta di una questione di tempo.
    Nel frattempo le banche, gli stati, alcuni investitori avranno il loro da fare per nascondere, abbellire, tinteggiare, rimodulare, etc.
    Mezzucci per coprire e nascondere il marcio che esiste, come tutti sanno, alla base.
    Mezzucci, perché di fronte ad una crisi di fiducia non si sarà santo o rimedio che tenga.
    Sul fatto che con il tempo le cose non stiano migliorando e che ormai ognuno parli a ruota libera, non c’è dubbio alcuno.
    Segni, sintomi che devono far rizzare le orecchie.

    Ma pare che letta stia per salvare l’italia.
    Appunto, un mezzuccio.

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