Se i giudici vietano anche di giocare a pallone in oratorio

pallone

 

rassegna stampa

di Giuseppe Marinaro

La partita è finita. L’arbitro si fa consegnare il pallone e le squadre lasciano il campo. Triplice fischio del giudice civile di Palermo, autore della sentenza che ha visto al momento soccombere l’oratorio della parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù e prevalere cinque condomini che avevano denunciato una “rumorosità intollerabile”. Al momento, perché il campionato non è concluso. Intanto, incredibile ma vero, pallone ‘vietato’. Un oratorio senza pallone sembra non potere esistere. Come togliere il mare a un gruppo di ragazzini in gita in spiaggia. O – si perdoni il paragone – dire Messa senza il Padre Nostro. Non può essere. Ma è questa la conseguenza immediata, nei fatti, della decisione.

Bolla di gommapiuma

Niente pallone in assenza dei lavori di adeguamento per insonorizzare le mura del campetto. Opere per migliaia di euro, quasi 20 mila, secondo una prima stima, quelli necessari per trasformare il campo in una bolla di gommapiuma. Troppi per una parrocchia guidata da religiosi e che si regge sulla buona volontà e sulla provvidenza. Ma tant’è. Ed esplode la protesta tra i fedeli e i volontari della chiesa di via Filippo Parlatore. Il giudice non ha fatto sconti, imponendo, come si evince dall’ordinanza visionata dall’AGI, restrizioni più ampie di quelle richieste.
Ma proprio come nello sport, non è finita finché non è finita. Al termine di una accesa assemblea, con numerose famiglie presenti, la comunità guidata dai Fratelli missionari della misericordia, ha deciso a grande maggioranza di presentare reclamo per provare a ribaltare il verdetto: nuova gara nuovo arbitro dal 31 gennaio e i biglietti sono stati tutti venduti. Gli spalti sono gremiti e l’attesa è fortissima. Palla al centro.

“A rischio altre parrocchie”

In gioco, qualcuno ha detto nel corso dell’affollata adunanza nei locali dell’oratorio, c’è ben più di una lite apparentemente veniale tra uno sparuto gruppo di condomini e una parrocchia. Pare si tratti della possibilità che altri oratori – per loro natura e intuizione del loro “papà”, San Giovanni Bosco, sorti in contesti urbani complessi, quali oasi di accoglienza, di reciproco riconoscimento e di sano sfogo nelle periferie o tra anonimi edifici – possano subire le stesse limitazioni. Per la cronaca, chi si era schierato a favore della parrocchia, la vicinissima clinica Torina, anch’essa affacciata sul cortile della struttura, attestando gli effetti terapeutici sui malati, è stata condannata a pagare le spese. Dice uno dei parrocchiani storici, Enzo Sajeva: “Se fa giurisprudenza questa sentenza, cosa succederà ad altri oratori, al Don Bosco, ad esempio, dove l’impegno è continuo e di grande impatto?”.

segue su

https://www.agi.it/cronaca/oratorio_palermo_pallone_vietato-6975496/news/2020-01-30/

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1 Comment

  1. Ma che bello giudicare stando in alta montagna in una baita col silenzio assoluto o quasi.
    E’, sono, i campi sportivi fuori posto.
    In mezzo alle residenze arrecano disturbo eccome.

    Come il traffico cittadino…

    Allora anche l’inquinamento delle polveri sottili deve poter esistere.
    E quello LUMINOSO..?
    Sapete l’energia buttata che c’e’ nel campo dei LUX..?

    Come sempre solo il CANE DEL VICINO DISTURBA. Il proprio mai..? Davvero mai..?

    Abito a fianco del parco comunale e non vi dico che bello avere la cagnara sotto le finestre.
    Provate a studiare… leggere o ascoltare musica nella quiete del vostro spazio privato… destate sotto l’ombra del porticato.

    Vero: non c’e’ cane altrui che non disturbi.

    Ma anche nel giudicare si tende a dar ragione ai disturbatori.

    Provate e poi giudicate…

    Auguri…

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