Se i dirigenti delle tasse assunti senza concorso vincono il ricorso. L’Agenzia delle entrate più potente del Governo e dei cittadini

tasse4di GIULIO ARRIGHINI – E’ stata una battaglia molto breve, da far invidia a chi inizia una causa di lavoro e sa quale calvario l’attenda tra udienze, rinvii, appelli… Ma quando si tratta di dirigenti statali, la giustizia è velocissima e anche se non hai fatto il concorso, resti al tuo posto. Neppure gli atti del governo possono mettere in discussione gli atti dell’Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha disposto così. La morale è che ci sono apparati dello Stato che contano più dello Stato e sono, anzi, lo Stato in prima persona.

Questi atti riguardano chi sovrintende alle tasse da riscuotere.

“Gli atti dell’Agenzia delle Entrate (come accertamenti fiscali e cartelle) firmati da dirigenti poi decaduti in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale sono comunque validi. Lo ha stabilito, con sentenza  la Corte di Cassazione precisando comunque che i dirigenti “illegittimi” dovevano avere una delega da parte del dirigente di “ruolo”, si legge infatti sul Sole 24 Ore.

In punta di diritto, “I giudici della Suprema Corte, in questa decisione che interviene in una querelle che avrebbe potuto coinvolgere migliaia di atti dell’Agenzia, stabiliscono così il principio che la nullità degli atti deve comunque essere prevista per legge”.

Fatta la legge, trovato l’inganno. “Non ha quindi alcuna rilevanza, secondo i giudici,  il fatto che l’atto sia stato sottoscritto da un dirigente, a patto appunto che fosse legittimato da una particolare delega. Scrivono i giudici che “Essendo la materia tributaria governata dal principio di tassatività delle cause di nullità degli atti fiscali e non occorrendo, ai meri fini della validità di tali atti, che i funzionari (delegati o deleganti) possiedano qualifiche dirigenziali, ne consegue che la sorte degli atti impositivi formati anteriormente alla sentenza n. 37 del 2015 della Corte costituzionale, sottoscritti da soggetti al momento rivestenti funzioni di capo dell’ufficio, ovvero da funzionari della carriera direttiva appositamente delegati, e dunque da soggetti idonei ai sensi dell’art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973, non è condizionata dalla validità o meno della qualifica dirigenziale attribuita per effetto della censurata disposizione di cui all’art. 8, 24° comma, del d.l. n. 16 del 2012».

A noi è già venuto il mal di testa. Questo è lo Stato nello Stato, tutti sono idonei a riscuotere, in nome e per conto di qualcuno, purché tassi i cittadini. Voi ci vedete qualcosa di diverso?

Segretario Indipendenza Lombarda

La Corte di Cassazione mette così fine alla querelle nata in seguito alla decisione della Consulta del marzo scorso con la quale sono stati dichiarati illegittimi centinaia di dirigenti delle agenzie fiscali che erano stati promossi senza concorso.

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