Se Barcellona non fa la figura del salame come l’Emilia Mediterranea

vegandi Stefania Piazzo – Non è un mistero, chi mi conosce sa che da anni non mangio carne. E che la mia alimentazione è virata nel tempo da vegetariana a vegana. Non ne faccio una questione pubblica, non sono malata né appartengo ad una setta alimentare; non impongo le mie scelte alimentari al mio prossimo. Non sono neppure talebana e convivo con tutti rispettando anche il principio dell’autodeterminazione a tavola. Ciascuno, nel proprio piatto, può mangiare come vuole. La libertà degli altri va rispettata, anche se non condivisa. Detesto gli allevamenti massivi che trasformano in olocausto la morte animale, che riempiono gli scaffali dei supermercati per chi  si ciba per bulimia e noia, non per altro.

Ho sempre ammirato il popolo catalano per la tenacia con cui persegue obiettivi di libertà. La propria autonomia, il proprio riscatto da Madrid, l’indipendenza come strumento per liberarsi da un esproprio sociale fiscale e culturale, e via discorrendo.

Barcellona è stata la prima a bandire la corrida e la morte cruenta dei tori spacciata come rispetto di una tradizione. Quale? La crudeltà? Sì, quella spagnola. I catalani hanno compreso prima di altri che se ne poteva fare anche a meno. Eppure Barcellona è rimasta ed è tutt’ora una delle mete più ambite per i turisti. E’ un modello di libertà ed emancipazione.  Lì, si vive meglio che altrove. Alzano la testa più che altrove. Hanno saputo sfruttare anni fa l’occasione dell’Expo per far esplodere la loro capitale. Noi, a Milano, stiamo ancora discutendo sul da farsi. Sul dopo.

Ebbene, in questi giorni Barcellona è stata presa come modello di riferimento anche per una questione squisitamente alimentare. Il quotidiano Wired l’ha presa, correttamente, ad esempio comparativo con l’Emilia Romagna, regione che si è resa protagonista di una scelta dal sapore d’affettato.

Ormai prendere posizione sulla cultura dell’alimentazione, come accaduto di recente, è segno di una svolta epocale,  ormai il cibo è diventato oggetto di una contesa sociale, economica e politica di primo rango. Le scelte alimentari, oggi, implicano una svolta etica, morale, una scelta esistenziale, economica e di mercato e non sono  più soltanto una questione “di salute”. E così, ecco  l’episodio: di recente l’Emilia Romagna ha negato il patrocinio al Parma Etica Festival, rassegna dedicata al benessere, all’ambiente e all’alimentazione bio e veg, prevista a Parma tra il 2 e il 5 giugno.

Basterebbe allungarsi di poco a Bologna, dove a settembre il festival del biologico, di caratura oramai internazionale, ospita il vegan fest più grande d’Europa nei suoi padiglioni, ma forse gli amministratori si sono un po’ distratti e non comprendono la portata epocale, occupazionale, commerciale, sociale di questa accelerazione verso scelte nuove e un diverso stile di vita.

La Regione… degli insaccati, della piada con la porchetta, dei salumi tradizionali, che ha fatto? Ha detto no al patrocinio mentre arrivava l’appoggio ufficiale del  Comune di Parma e persino della Commissione europea.
“La lotta tra carnivori e vegani si fa largo nella politica, oltreché nello spettacolo e nei media – scrive su Wired Michela Dell’Amico –  e vede scendere in campo una delle regioni d’Europa a più alto tasso di tumore allo stomaco, spesso additata per la sua tradizionale riverenza ai prodotti caseari, a carne e insaccati”.

Ma ecco il passaggio che fa la differemza: “Mentre città “carnivore” come Barcellona hanno chiesto aiuto all’alimentazione vegana per sostenere un cambio di abitudini tra i suoi cittadini, noi alziamo barricate anche a livello istituzionale. Non stiamo parlando di proibire carne e derivati, ma di promuovere uno stile di vita alternativo che magari “mescoli” le abitudini, smussando un amore – quello per la carne – che è ormai chiaro essere potenzialmente pericoloso: per noi e per il pianeta. La città spagnola si è di recente ufficialmente dichiarata veg-friendly: significa rendere la vita meno impossibile a chi voglia mangiare veg nella patria del Jamon Serrano e invitare tutti all’astensione almeno una volta a settimana. Che non mi sembra rivoluzionario”.

A noi invece lo pare davvero. Catalogna sempre un passo più avanti. Chi lotta per conquistare la democrazia, non può essere incivile verso i fratelli che non parlano. Grazie Barcellona.

Invece, a casa nostra…. accade che l’assessorato regionale alle politiche per la salute abbia detto picche. E il no verrebbe addirittura da un assessore che è medico specialista  in malattie dell’apparato digerente. In nome, si badi bene, della difesa della dieta mediterranea  “che si caratterizza per la sua varietà, per uno spiccato equilibrio nutrizionale e prevede il consumo di tutti gli alimenti, senza nessuna esclusione”.

Replica Wired: “Come ha fatto sapere Barcellona, e come è evidente, promuovere e ammettere la presenza della cultura veg non significa contrastare chi mangia carne né suggerire che sia scorretto farlo. Significa ammettere la presenza di vegani e vegetariani, e significa esattamente riportarci più vicini alla dieta mediterranea: una dieta che – lo ricordiamo – è ricca di cereali integrali, verdure e legumi e povera di grassi animali. Non proprio simile alla dieta emiliano-romagnola”.

Per niente simile.

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5 Commenti

  1. Maria says:

    ho mangiato vegetariano per 4mesi, ascoltando tutti quelli che dicono dei tumori legati alla carne ecc. Sono finita all’ospedale con gravi problemi intestinali.
    Sono tornata alla carne, ho rinunciato ai cerali che mangio proprio poco e sto benone…mai stata meglio in vita mia.
    Al diavolo teorie che non si basano sulla realtà….fate come me: vedete voi cosa vi fa bene e Cosa vi fa male e siate gli unici giudici della vostra salute.

  2. caterina says:

    la saggezza antica diventata norma, e addirittura fino a cinquant’anni fa “precetto”: il venerdì niente carne, si mangia “magro”… oggi ce lo siamo anche dimenticato…
    Il cibo è religione: la quaresima cristiana, il ramadam mussulmano… l’agnello pasquale, i 153 pesci della pesca miracolosa… la manna dal cielo: tutto questo che significa a pensarci bene?
    la conferma che tutto ha un senso, ma il più vincolante oggi è quello economico o caloristico…
    alla fine ciascuno si regoli come crede, per il suo benessere sia fisico che intellettuale/spiriturale.

    • Stefania says:

      Nel rispetto della vita e della morte.

      • caterina says:

        secondo le leggi della natura fin dall’inizio dei secoli… migliorandole se possibile, ma certo non stravolgendole… che sarebbe la fine!
        La moderazione e i piaceri dei sensi oltre ad avere un senso sono anche una ricchezza intrinseca alla vita… ma i ricchi un tempo si ammalavano facilmente di gotta e i poveri morivano di pellagra… oggi al supermercato tutto è per tutti, almeno nell’essenziale…a me danno più fastidio le lotte dei cani, o la crudeltà delle corride, ma un fiore viene reciso per finire in un vaso e mi sembra una castrazione della pianta, che noi non pensiamo mai che possa soffrire…già, ma come potremmo avere il vino se non potassimo le viti? anzi, per il nostro piacere le abbiamo salvate dalle peronospera…
        mors tua, vita mea è una crudele legge della natura… per quanto è possibile abbiamo il dovere di non far soffrire inutilmente gli esseri viventi, soprattutto quelli che sono coatti..

  3. renato says:

    La faziosità è uno dei mali maggiori italiani; ci preclude molte vie, possibilità, scelte. Anche, e soprattutto, politiche

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