Se anche la tradizione è a rischio estinzione…

di DIANA CERIANI

Potrebbe sembrare una provocazione, forse esagerata, ma di sicuro esaspero un fenomeno che nessuno può negare: la scomparsa neanche troppo graduale delle tradizioni che caratterizzano le feste popolari della nostra terra. Sembra di poco conto. Vero, ci sono molte cose più importanti a cui pensare: la crescita economica, i problemi lavorativi, i disagi famigliari, l’inquinamento, la criminalità… ma ragioniamo… E se tutto questo fosse dovuto ad una “crescita” (che io chiamerei più arretratezza di valori) spasmodica che sta spazzando via le certezze dei popoli?

Sembreranno cose futili, sostituibili con altre futilità, ma le TRADIZIONI E I RITI sono stati modellati sulla storia e le esigenze delle popolazioni abitanti una terra con le sue caratteristiche: ciò che da, ciò che chiede. Sono scambi di amore che si ripetono con precisione ciclica e che hanno come protagonisti i prodotti sudati della terra stessa: i pessit de Sant’Antoni, ad esempio, sono i nostri pesciolini di lago (dicono che ultimamente se ne pescano sempre di meno, ecco che ci riconducono al problema ambientale di inquinamento) che grazie ad una sapiente e ragionata lavorazione (salatura ed essiccatura) potevano essere conservati a lungo, quando gli inverni, nelle nostre zone, significavano carestia. I “filun da castegn” invece, sono lo specchio della nostra civiltà contadina, basata sul consumo delle abbondantissime castagne che ora sono rarissime a causa del cinìpide, un insetto venuto da lontano, portato dalle casse di legno di castagno utilizzate negli imballaggi di trasporto, che ha intaccato i nostri splendidi alberi di castano (ed ecco un altro problema della società del libero commercio mondiale).

I filun de castegn, dicevo, erano il prodotto di un metodo conservativo delle castagne mediante l’affumicatura con aromi dopo averle intrecciate una ad una con una corda creando lunghe collane. E così, la carenza questi due semplici prodotti tradizionali diventano l’emblema della mancanza di rispetto della storia di un popolo, della terra che dovrebbe invece essere rispettata da un popolo,delle tradizioni del popolo che si è sempre ingegnato per trasformare cose semplici in cose straordinarie. Ora, per favore, non ditemi che tutto ciò non ha valore. Questo è il nocciolo della situazione che viviamo. Quando torneranno in buona salute i nostri prodotti tipici e le nostre tradizioni vorrà dire che una buona parte dei problemi della nostra società si sta risolvendo. Però, per arrivare a questo punto bisogna ACCORGERSENE e dare il giusto valore a ciò che la società del consumo sfrenato prende a calci per andare avanti ad espandersi senza rispetto delle culture. Mi auguro che in futuro il falò di Sant’Antoni bruci soltanto bigliettini speranzosi per trovare l’anima gemella e che scaldi e purifichi la terra . Ora, invece, sta bruciando anche il nostro essere popolo. “Filun de castegn, pessit e bun bun”.

tei chi i tri ropp che a fan dul Sant’Antoni ul Sant’Antoni da Vares!
Ma mo in scundùu immezz ai banchitt pien de tuscòos e de nagott. 
Sempar i stess ropp, bei, bun, che vegnan da tucc i Paes e da tucc i citàa!

Alura cumincium la caccia ai filun de castegn: 
in di prim banchitt gh’è roba da legn, 
in di altar roba siciliana, 
poe gh’è roba peruviana 
e poe gh’è un banchett pien de gent: 
a fan vidè la pignatta dul mument! 
La sa taca mia, la coes al vapur! 
“Provala, massera sa sentan mia i udur!!!!” 
Andem innanz ammò a cercà: 
ecu i bun bun, ur zucur filà
sun straca e a dumandi: “ur filun de castegn?” 
“Su mia sa l’è” al rispun un om senza ritegn. 
Sun disperàda, hu finì i banchitt: 
ma in dua in almenu i pessit? 
“Chi lì da ann gh’inn mia ! 
ai dann dumà cunt i bigliett de la luteria!” 
E intant a pizzan anca st’ann ur falò 
a brusan anca i nostar tradiziun 
“filun de castegn, pessit e bun bun”!

In collaborazione con http://www.insorgente.com/

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

4 Comments

  1. giorgio says:

    Brava Signora Diana, complmenti. Parecchi anni fà mi sono interessato , con pochissimi amici, in merito alla salvaguardia e rinascita delle vecchie cascine lombarde ,con relative e conseguenti tradizioni popolari scomparse. Non ho avuto molto seguito, forse per via della rete, all’ora non c’era ancora internet.
    Una cosa è certa, anche se pochi ne parlano, ma con l’immigrazione di massa è logico che scompaiano anche le nostre vecchie usanze, a chi può interessare la salvaguardia dei prati di all’ora ,intorno alle nostre case, dove da ragazzi si giocava per intere giornate. Ai nuovi cittadini arrivati da altri luoghi, interessa il lavoro, interessa la casa come giusto che sia, ed allora via alla cementificazione selvaggia ed alla speculazione senza limiti ne confini, come è effettivamente accaduto, addio ai prati verdi della via Gluk, addio ai vecchi gelsi del baco da seta, addio ai campi di mais, dove ora sorge la comasina , quarto oggiaro o gratosoglio, addio alle vecchie usanze, tanto fra poco scompariranno anche i pochi veri testimoni, che hanno avuto la fortuna di vivere quei meravigliosi tempi, per cui cosa c’è di meglio che seppellire tutto sotto tonnellate di cemento, ed offuscare il cervello della gente con lavaggi mediatici tipici della tv-spazzatura.

    Io ora sono anziano all’anagrafe, ma ancora ragazzo dentro (infatti forse non ancora maturo se vivo di romanticismo) , ma se qualcuno più maturo di me avrà il piacere e la voglia di continuare a diffondere le nostre usanze di un tempo, e magari farle rivivere a chi non le conosce, si faccia avanti ed uniamoci,
    io sono sempre a dispisizione. Siamo troppo sparpagliati, ma siamo ancora tanti (forse grazie anche all’innalzamento dell’età media della vita) e siamo ancora in tempo per salvare il salvabile.

    • Diana ceriani says:

      Mi scusi il ritardo nella risposta ma ho visto solo ora il commento. L’unione fa la forza, essere sparpagliati non fa bene all’obiettivo che alla fine non è quello di tornare in dietro, come in molti credono, ma al contrario andare avanti prendendo d’esempio i valori ed il rispetto per la terra che viviamo. Se non c’è rispetto ma solo opportunismo non c’è futuro. Mi scriva pure sulla mia pagina pubblica: “Diana Ceriani- cantastorie Lombarda” e uniamoci in un cerchio di amore e protezione intorno alla nostra terra. Grazie!

      Diana Ceriani

  2. carla 40 says:

    BELLISSIMO! GRAZIE! Sto andando a ritroso nel tempo, quando nella mia umile casa di campagna, nelle gelide giornate invernali, bolliva sul fuoco del camino la minestra di castagne o quella di verze. Quest’ultima la detestavo per il suo odore pungente, ma o quella o…quella. Le castagne erano invece una prelibatezza, anche con il latte. Conservare e perpetuare le nostre tradizioni E’ VITALE per non perdere la nostra IDENTITA’ E LA NOSTRA CULTURA a vantaggio di altre che NULLA hanno da condividere con i nostri popoli. Ancora grazie.

Leave a Comment