Se anche il Corriere “brucia” il canone Rai, 20 anni dopo

rai produzionedi ELSA FARINELLI – Sono passati quasi 20 anni da quando la Lega in piazza bruciò i libretti dell’abbonamento alla Rai. Fu l’apice di una protesta, a dire il vero mai portata fino in fondo, che tuttavia portò poi molti cittadini a dare disdetta per il sugellamento dell’apparecchio. Si mobilitarono decine di associazioni dei consumatori per indicare la via maestra della pratica, a dire il vero all’apparenza semplice, ma piena di piccole furbizie per non venirne fuori. Alla fine, però, tra raccomandate, fotocopie e bollettini, l’impresa risultò possibile a tanti.

Ora, il governo ha deciso che il metodo di riscossione cambia agente….: l’Enel piuttosto che Edison piuttosto che altri gestori dell’energia, visto che il canone è entrato in bolletta.

Signorsì signore? Niente affatto- Inizia così Pierluigi Battista sul Corriere della Sera: “Va bene, pagheremo quell’odioso balzello denominato «canone Rai» con la bolletta dell’elettricità. Ciò non toglie che saremo costretti a pagare una tassa iniqua e ingiustificata. Perché è un residuo di un’epoca finita, quella in cui non esisteva il telecomando, lo smartphone, il tablet, e non esisteva nemmeno il computer”.

Ma non solo: si parla di un’epoca in cui forse aveva ragione d’esistere il canone perché c’era un monopolio, e tutto era mono. Un solo tg, una sola radio, come essere “più o meno nel Medioevo”.

Poi il Corrierone la pone su un altro piano: “Perché l’obbligo fiscale di un canone va contro il principio della libertà di scelta: pago il biglietto del cinema o di un concerto, se lo scelgo io; pago il prezzo di un giornale se lo scelgo io; pago una tv tematica non di Stato se la scelgo io; sono invece costretto a pagare la tassa per la Rai anche se non vedo programmi Rai, o li vedo in misura inferiore a quelli di altre emittenti televisive che non possono usufruire dei proventi di una tassa obbligatoria”.

Insomma, è concorrenza sleale. Perché è lo Stato che pretende di essere pagato. E perché confonde la missione di servizio pubblico con quello di esattore di una tassa dove non ci sono limiti alla pubblicità, come invece per la Bbc.  Poi, leggete bene: “Stabilisce un’arbitraria e ideologicamente polverosa equiparazione tra «pubblico» e «di Stato» (mentre molte trasmissioni di reti private fanno più «servizio pubblico» della Rai). Crea assuefazione all’idea che «servizio pubblico», che magari potrebbe limitarsi a una sola rete sottratta al mercato, debba dotarsi di un apparato elefantiaco, pletorico, terreno di caccia e di conquista dei partiti che continuano ad esserne i veri «editori»”.

Basta e avanza per ricordare che il referendum del 1996 sulla privatizzazione è lettera morta, perché altrimenti partiti e apparato come potrebbero avere le spalle coperte dall’informazione “pubblica”? Paghiamo tutti, certo, -scrive PG Battista – ma paghiamo una cosa ingiusta”.

D’accordo. Vent’anni dopo riconoscerlo è già qualcosa. Ma adesso è tardi, a cosa fatta è canone della retorica.

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One Comment

  1. Giancarlo says:

    E vogliamo anche aggiungere che la RAI fa tanta pubblicità come le altre emittenti private ?!
    Nel mio circondario ci sono giorni che non si ricevono i canali RAI. Perché ?
    La RAI viene da me vista si e no al 10%…….ci sono canali più interessanti da vedere e gratis.
    Lo schifo italico continua. I politici se ne fregano altamente delle proteste dei cittadini ( mi scuso. sudditi) e continuano a perseverare. Addirittura nella bolletta della luce o del gas…così lo dovremo pagare il canone se non vogliamo avere o fili tagliati…….con questo spirito punitivo dove pensano di andare i politici ?!!
    Loro hanno creato il disastro e loro non sono coloro che potranno salvare l’italia.
    Come sempre è solo questione di tempo a meno di sabotare…..i partiti politici non andando a votare…….
    cosa faranno se il 90% non votasse ????
    WSM

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