SE 40 ANNI DI LAVORO NON BASTANO…

di TONTOLO

Oggi, mi ha scritto una cittadina indignata e le sue parole mi son sembrate meritorie di essere riportate in questa mia rubrichetta che il direttore, con generosità, mi concede.

Dice la signora: “Le decisioni dell’attuale governo Monti non sono guidate né da criteri di giustizia né di equità perché si accaniscono su cittadini lavoratori dipendenti che hanno lavorato per 40 anni pagando onerosi contributi ed assistendo ad un progressivo aumento del carico di lavoro sulle loro spalle mentre, nel frattempo, migliaia di giovani sono rimasti fuori dal mondo del lavoro.

Considerare un “privilegio” una anzianità di 40 anni per uscire dal mondo del lavoro è una proposta vergognosa, come è vergognoso considerare intangibili molti diritti acquisiti di intere generazioni che hanno lavorato 15 – 20 – 25 – 30 – 35 anni della loro vita pagando la metà dei contributi attuali ed ottenendo in cambio una pensione a vita spesso molto superiore agli attuali stipendi del lavoro dipendente sia pubblico che privato.

I maggiori esponenti di queste generazioni sono proprio quelli che oggi stanno decidendo gli inasprimenti sulle spalle altrui, inasprimenti che incideranno sulla viva carne di molte persone: essi sono molto attenti a tutelare i loro “diritti acquisiti”, senza rendersi conto che continuando così, (già ci sono segnali al riguardo), si andrà inevitabilmente verso la rottura del patto di solidarietà fra le generazioni…….. Questo è il grande “ inganno “ che nessuno vuole ammettere: non è chi ha lavorato duramente 40 anni ogni giorno della sua vita a “ mangiare” il futuro delle giovani generazioni !!! Tutti sappiamo che tante ingiustizie e tanti privilegi si annidano in altri settori e situazioni che, per vari motivi, non vengono mai scalfiti creando in tal modo una società che progressivamente vedrà sempre più aumentare il divario tra la povertà e la ricchezza.

Io, alla soglia dei 40 anni di lavoro, dopo aver visto modificare con uno stillicidio continuo – innumerevoli volte da 20 anni a questa parte – le norme relative alla riforma delle pensioni , pur avendo cercato di fare sempre il mio dovere ho ricevuto dallo Stato italiano un trattamento che ha distrutto i miei progetti e le mie aspettative di vita.

Una riforma equa ed ispirata a criteri di giustizia, mentre si prolunga all’infinito la permanenza nel mondo del lavoro, dovrebbe nel contempo prendere in considerazione anche con più attenzione il ruolo della donna lavoratrice e le condizioni lavorative e familiari in cui si trova ad operare”.

Secondo voi ha ragione o torto?

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

4 Comments

  1. Dante says:

    Il problema è forse un altro. Si parla di anni di età come fossero il punto di riferimento. Non di soldi versati per la pensione. Non vedo perché non si possa andare in pensione dopo 15 o 20 anni di lavoro, prendere quel che compete (poco) e fare qualcos’altro. O, meglio ancora, abolire i vari INPDAP, INPS etc e dare ai lavoratori i soldi. E che ci facciano quello che vogliono.Si risparmierebbero un mucchio di soldi di gestioni. Tutta la storia sembra una specie di scommessa. Se uno ha la compiacenza di crepare prima di aver avuto quello che ha versato, lo stato ci guadagna. E il tutto è supportato da cxxxxxte tipo l’aspettativa di vita. Qualcuno mi garantisce per scritto che vivrò fino a 85 anni?

    • floriano says:

      E SE FOSSE UN’ASPETTATIVA DI VITA MA VISTA AL CONTRARIO CIOE’ LA POLITICA PENSIONISTICA VUOLE TIRARTI IL COLLO FINO A QUANDO TU ARRIVERAI A 75-80ANNI E SCOPPIERAI SENZA IL BECCO DI UN QUATTRINO, CERTO CHE QUESTO E’ PROPRIO UN PAESE AMMINISTRATO DA DROGATI INFAMI E IMBECILLI SONO QUELLI CHE CREDONO A QUESTA POLITICA DI MERDA SUCCHIASANGUE.

      BASTA LURIDI LADRI AL POTERE.

  2. Fortebraccio says:

    CONSIDERANDO CHE SAGGEZZA E CONSAPEVOLEZZA NON SONO SERVITE A NULLA PER ELIMINARE INIQUITÀ’ E DISONESTA STRUTTURALI INSITE NEL NOSTRO SISTEMA SOCIO POLITICO, E’ AUSPICABILE UNA RIVOLTA SOCIALE CHE ABBIA COME OBIETTIVO L’ELIMINAZIONE DI PARASSITI E CICALE CHE COSTANO AI CONTRIBUENTI OLTRE 150 MILIARDI L’ANNO. PRESTO LE TIGRI DELL’IRA SOSTITUIRANNO I CAVALLI DELLA SAGGEZZA …PER DIRLA ALLA WILLIAM BLAKE …… LA RIVOLTA DEI CETI PRODUTTIVI

  3. Rossella says:

    Certo che ha ragione! Su tutto, ma in particolare sulla ricaduta che questa decisione ha sulla vita delle donne che si ritrovano, in tarda età e con forze diminuite, un maggior carico al lavoro (per effetto della mancata sostituzione di chi è andato in pensione) e un maggior carico in famiglia per nipoti e anziani da accudire. E’ una vera macelleria sociale, non solo per gli aspetti economici ma anche per la rottura del “patto di solidarietà tra generazioni”, come dice la lettera.
    La conseguenza inevitabile sarà l’aumento delle assenze per malattia e la richiesta di pensionamenti anticipati per invalidità! Con quali vantaggi per le industrie, per le pubbliche amministrazioni e per lo Stato …? Ditemelo voi perchè io non lo capisco!
    Rossella

Leave a Comment