La storia? A scuola ci vietano di studiarla per davvero

di ENZO VARANI*

Penso che le persone che conoscono la storia siano davvero poche, e per questo non so se io posso inserirmi in questo insieme. C’è un motivo molto preciso per cui ho scritto “la storia” e non “la nostra storia”, ed è tutto da ricercarsi nel fatto che noi padani purtroppo o per fortuna, non abbiamo una storia sola uguale per tutti. È un dato di fatto, che per quanto spesso la storia si sia intrecciata, ogni città ne ha una sua particolare ed è in questa storia negata dallo stato centrale e dal sistema scolastico, che si trovano i motivi delle peculiarità che contraddistinguono il carattere dei nativi di ogni territorio.

La cosa più interessante, è che nonostante a scuola ci sia stata negata totalmente la possibilità di studiarla, non si sia affievolito un senso di identificazione e di appartenenza che tra l’altro non è mai stato così forte, da quando si parla di abolire le province. Tantissime volte infatti, un azione dittatoriale, imposta dall’alto, produce nei popoli l’effetto opposto e sono sicuro che, come la Divina Commedia, tra pochi anni tantissimi studenti costretti a cantarlo e a studiarlo odieranno l’inno e il tricolore. Evidentemente tra i popoli padani, ci sono delle affinità non solo storiche, ma anche antropologiche, e penso che ciò che oggi lega le realtà delle varie città e che le fa diventare una nazione unica di nome Padania, sia l’esistenza stessa dello stato centrale italiota,  senza il quale, ogni città sarebbe libera di esprimersi ampiamente. Le vere e proprie guerre tra territori padani durate secoli, hanno fatto si che tutti i cittadini autoctoni o naturalizzati della Padania, attribuiscano lo stesso identico significato a parole quali: onore, disonore, onestà, correttezza, laboriosità, “parola data”, confronto, libertà e giustizia.

A Piacenza ad esempio, in quella che adesso si chiama piazza Borgo, c’era un grande sasso dove chiunque volesse farsi ascoltare dalla folla, poteva salire e urlare la sua opinione al mondo, sia essi fosse il più ricco dei ricchi, sia che fosse il più straccione tra i poveri. Oggi sotto lo strapotere dello stato italiano unitario, quel sasso dovrebbe essere rappresentato da un quotidiano, dove invece ha voce solo chi può pagare per parlare. Quando Piacenza era indipendente, forse era anche più povera, ma se ci avessero fatto studiare la storia, sapremmo che oltre che più povera, era anche più libera, “democratica” e ci si viveva molto meglio che al giorno d’oggi. Tutti i padani dovrebbero vedere l’indipendenza come la possibilità di tornare protagonisti di se stessi, perché lo stato unitario, ha dimostrato nei fatti concreti di essere oppressore, solo coloro che non conoscono la storia o che vivono di questa oppressione, possono credere al tricolore e alle sue false promesse di democrazia giustizia e uguaglianza.

*Unione Padana Piacenza

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11 Comments

  1. Venezia-Italia says:

    Il solito articolo che piace tanto a chi durante le medie ed il liceo bivaccava nei corridoi delle scuole al posto di studiare e per colmare le proprie lacune oggi inventa tradizioni storiche inesistenti o peggio crede che la storia che ha appena letto e che promuove in tarda età non c’era nei libri di scuola. Ci sono studenti come il sottoscritto che amano la divina commedia (io soprattutto l’inferno) e proprio questa estate ho scaricato da google play l’e-book dei promessi sposi e ho riletto alcuni dei miei capitoli preferiti. Sono un laureato in economia e specializzando in management, lo dico per il semplice fatto che non studio lettere eppure come moltissimi altri studenti amo questi due libri perché ricordano la mia adolescenza (assieme a molti altri non per forza italiani e didattici). Mi ricordano in particolare le giornate in cui si studiava il più veloce possibile per uscire o divertirsi facendo in modo che leggere quei libri diventava una vera e propria avventura. Ovviamente chi non ha studiato non lo potrà mai capire.

    • fabrizioC says:

      mah…io ho studiato…ma la storia d’italia me la sono dovuta ristudiare e ricapire dopo il PhD…senza tutte le edulcorazioni messi nei programmi statali della nazione voluta da dio (il loro)

      Fab

  2. Carlo De Paoli says:

    Sarà per lo speciale Statuto che “regge” la Sicilia, fattosta che in quella Regione si studia la storia dell’Isola.
    Non solo, ma i professori, di tutte le materie sono siciliani.
    Ho un ricordo di tanti anni fa, del tempo del giornalista Montanelli, un professore del Nord aveva vinto un concorso in una università dell’Isola: contestato dagli studenti dovette abbandonare quella Regione.
    Il pretesto fu quello che la Sicilia straboccava di insegnanti locali e non c’era posto per “estranei”.

    • SuperHornet89 says:

      Sono siciliano, e ti garantisco che noi studiamo la stessa storia che studiano a Trento o Bolzano. Il programma didattico è lo stesso. La storia dell’isola occupa lo stesso numero di capitoli di quello della serenessima e molti di meno rispetto a quelli dell’Unità d’Italia o dell’Italia del Rinascimento. Non tutti gli insegnanti sono siciliani. Se vai nelle città più grandi trovi molti insegnanti del sud Italia.

  3. Vittore Vantini says:

    Caro Enzo, grazie per questo ottimo articolo, che mette in luce la faziosità della storia “ufficiale”. Se a questo aggiungiamo il sempre più scarso rigore nello studio, ne consegue uno sfacelo culturale. La storia, anzi le storie sono uno dei pilastri della memoria condivisa e, perciò, deve meritare di permearsi di maggiore verità e spogliarsi delle ripetute menzogne.

  4. Luca Podestà says:

    Bravo! Un articolo lucido e “spietato” che trabocca di verità. Il lettore ne tragga le conseguenze: non c`é più tempo da perdere con questo oppressore e vampiro stato italiano.

  5. Crisvi says:

    Riducono la storia millenaria della Serenissima, a una mezza pagina di repubbliche marinare.
    Nei libri di storia nazionali, hanno più spazio Etruschi, Sumeri e Fenici.

    Il 99% degli studenti non conosce la battaglia di Lepanto, oppure non sa descriverne gli eventi essenziali e l’importanza che essa riveste per l’intero occidente.

    Anche questa è una vergogna tutta italiana.

  6. Roberto Porcù says:

    Cherchez la femme.
    L’abolizione delle province serve per abolire seggioline occupate dalla associazione a delinquere politico-burocratica responsabile dello sfascio.
    Se le trasformiamo in associazioni culturali, che poi debbano dare l’assenso su tutto e dove tutti siano ben retribuiti o le trasformiamo in città metropolitane, attuiamo solo una operazione camaleontica.
    I Cittadini devono essere liberi di fare direttamente quello che possono fare personalmente o riuniti in libere associazioni.
    In altre cose che li riguardano devono poter far sentire la loro opinione e questa deve essere vincolante per i loro “rappresentanti”, non i loro “padroni” come si atteggiano ad essere quando non cercano il voto in vista di elezioni.
    Per attuare una nuova società bisogna rottamare tante seggiole.

  7. Lucky says:

    Monti doveva abolire tutte le province trasformandole in enti culturali per preservarne il patrimonio storico dando tutte le competenze a regione e comuni, ma il suo intento e probabilmente anche il mandato che ha ricevuto è quello di snaturare proprio le regioni perchè queste sono focolai di democrazia troppo forti e radicate per essere controllate dallo stato centrale.

    Qundi distrutte le province sostituendole con fantomatiche nonchè inutili aggregazioni metropolitane e quasi azzerato il potere dei governatori, specialmente quelli delle regioni virtuose, il gioco è fatto e l’unità statale, non si parla mai del popolo ma solo dello stato, è grarantita anche in tempo di crisi, non importa se il popolo muore,una prassi ben sperimentata da Stalin

  8. Veritas says:

    Varani, ha ragione, la storia non la conosce neanche il Prof. Monti altrimenti non avrebbe raggruppato certe province toscane come Livorno e Pisa e neache queste con Lucca…..

    • Caber says:

      Se livorno e pisa non si lamentano nell’essere parte dello stesso stato (fortemente centralista aggiungo) sono ipocrite a lamentarsi per un accorpamento provinciale…

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