Scuola, su Nord e Sud Renzi e Del Rio dimenticano qualcosa?

Ecco la lettera apparsa su Sussidiario.net sul rapporto scuola tra Nord e Sud.banchi_scuola

Caro direttore,
di tanto in tanto appare sulla stampa qualche articolo sulla particolare concentrazione di diplomati alla maturità con il massimo dei voti e la lode, negli istituti del Mezzogiorno rispetto a quelli settentrionali. Al che, da settantenne settentrionale, figlio di “polentoni” emigrati dal Nord-Est in quel di Milano, diplomato nel ’63 (allora il “10” era puramente teorico, veniva dato solo ai geni conclamati, mentre tutti gli altri potevano ambire al massimo alla “media dell’8”), laureato molti anni dopo da “studente-lavoratore”, ho qualche ricordo da dissotterrare, senza bisogno di ricorrere, una volta tanto, al supporto di dati statistici o a spulciare i risultati dei testi Invalsi, quelli che, per chi non lo sapesse, dovrebbero misurare il grado di apprendimento con prove scritte uniche su tutto il territorio nazionale.

Ricordi, di quelli di cui si dice “non me lo dimentico finché campo”, che sedimentati nel tempo, sono quelli che alla lunga formano le opinioni, giuste o sbagliate che siano. Aneddoti da bar o da spiaggia, direbbe qualcuno (e allora? Forse per questo meno veri?), ai quali chiunque potrebbe aggiungerne di suoi; di sapore “leghista”, direbbe qualcun altro (“ma mi facci il piacere” risponderebbe Totò); “fotografie” che non inquadrano certo tutto il Mezzogiorno, ma forse particolari che danno anch’essi conto, senza bisogno di ricorrere a erudite analisi, del perché, a più di 150 anni dall’unità d’Italia, attraversati da un fiume in piena di miliardi, esista ancora una “questione meridionale” (anche se il termine non si usa più) o del perché il Mezzogiorno cresca meno della Grecia: ennesima “scoperta dell’acqua calda”, contenuta nell’ultimo rapporto Svimez, della quale, almeno, nessuno finga di esserne stupito. Tutti bravi a dire che l’istruzione è la chiave dello sviluppo, ma allora, se quell’abbondanza di “100 e lode” fosse di sostanza e non di facciata, il Mezzogiorno non dovrebbe essere ai livelli della Svizzera o della Svezia? Invece è ai livelli della Grecia: e allora, come la mettiamo?

Correva l’anno 1969, se non ricordo male, e col mio bravo diploma da perito industriale lavoravo in un’azienda di apparecchiature elettroniche ed elettromedicali; assumono un perito di Palermo, col suo bravo diploma del tutto identico al mio, e dopo 15 giorni lo spediscono in officina a fare l’operaio, perché è il massimo che ritengono sia in grado di fare; e dopo poco tempo lo licenziano, perché nemmeno in quello riusciva.

Passiamo a metà degli anni 90; ho una figlia che frequenta un istituto superiore e un giorno vado a parlare con la sua insegnante di inglese: è di Pantelleria, laureata in lingue, ovviamente, ma io, lo giuro, non riuscivo a capire cosa dicesse, parlando in italiano. E questa insegnava inglese, con la sua bella laurea in tasca, presa chissà dove, ma non certo a Oxford.

Pochi anni dopo ho a che fare con un ente pubblico in terra di Puglia e parlando del più e del meno con il funzionario con cui avevo rapporti di lavoro, il discorso cade sui figli, e sul fatto che una delle mie figlie (che già al secondo giorno delle elementari chiedeva “ma questa cosa, quando finisce?”) non avesse mai completato le superiori. “Ma che problema c’è” — mi fai lui — “mandamela, e in poco tempo le faccio avere io il diploma”.

Stesso ente. Ci lavorava una signora che, poveretta, era addetta alle fotocopie, perché questo era il massimo che le sue capacità fisiche e intellettuali le consentivano: schiacciare un bottone. Eppure era laureata in lettere, guarda caso avendo la madre docente nella locale università.

Conclusioni? Solo una: non mi ritengo certo un genio, tutt’altro, ma di sicuro non mi sento intellettualmente minorato per aver frequentato il “Feltrinelli”, ai bei tempi, uno dei migliori istituti tecnici milanesi, dove tra l’altro, credo, anzi ne sono sicuro, ho imparato a scrivere in italiano più correttamente di quanto non facciano tanti ragazzi d’oggi, in uscita da molti licei, al nord come al sud. Già, perché la “meridionalizzazione” del nord non è passata solo dalla mafia (per cui si sciolgono per mafia consigli comunali in provincia di Milano), ma prima ancora dai servizi pubblici, primo fra tutti proprio la scuola.

Lettera firmata

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One Comment

  1. Alessandro says:

    Da ciò che scrive il mittente della lettera dovrebbe avere una decina d’anni meno di me, diplomato nel ’73. Condivido pienamente quanto scritto, ho avuto diversi professori originari del Sud e ne ho spesso constatato la preparazione scarsa, di uno in particolare ricordo la difficoltà nell’esprimersi in italiano. E questa è la ragione principale per pretendere professori lombardi in Lombardia.

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