“I prof. sono di sinistra, non ci votano”. Così i politici del Nord mollano la cultura al Sud

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RASSEGNA STAMPA

(Nei giorni corsi la medesima denuncia ripoprosta da Repubblica è apparsa a piene colonne sul quotidiano La Stampa. Il problema è serio e non da poco, perché i docenti del Nord si sono trovati, per l’ennesima volta, in fondo alle graduatorie. Ma sulla vicenda non un politico del Nord che abbia preso posizione, per difendere il posto di lavoro degli insegnanti sul territorio. Macché. Silenzio. Gira voce che un segretario di partito, rispondendo a chi lo interpellava su una questione non da poco circa le direzioni regionali scolastiche di una regione fondamentale per il Nord, abbia risposto: “Chi se ne frega, quelli sono tutti rossi, tanto non ci votano”. Ragionamento per dire: della scuola non ce ne interessiamo. Certo, e si vede. Oltre che la figuraccia del concorso presidi, con il rifacimento del concorso per aiutare innominati interessi, con i promossi che si sono trovati respinti per una presunta trasparenza delle buste….. di REDAZIONE).

di SALVO INTRAVAIA

Alle scuole del Nord la maggior parte delle 29mila immissioni in ruolo per i docenti a partire dal prossimo due settembre. Ma il grosso andrà comunque a docenti meridionali che hanno chiesto in extremis – un paio di mesi fa – il trasferimento nelle liste dei precari delle regioni padane. Una circostanza che sta creando parecchi malumori tra maestri e prof settentrionali che stavano già accarezzando l’idea di una sistemazione definitiva dopo anni di precariato. Ma nella scuola si va con i punteggi: quelli relativi agli anni di servizio, prestati a girovagare tra le scuole più scomode della propria provincia, e dei titoli culturali e scientifici acquisiti durante e prima di iniziare la carriera professionale. E, tra i precari, chi ha più cartucce – alias, punti – può ambire all’assunzione o alle supplenze più lunghe.

Anche in un’altra provincia, almeno così dice la norma attuale. Le immissioni in ruolo assegnate dal ministero dell’Economia alla scuola saranno in tutto 33.380: 28.781 tra i docenti e 4.599 per il personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). L’attesa tabella di ripartizione tra gli ordini di scuola e le province è stata resa nota ieri mattina. Da una prima disamina dei dati messi a disposizione dal ministero dell’Istruzione, il 58 per cento delle 2.341 cattedre che andranno in totale alla scuola dell’infanzia sarà appannaggio delle scuole ubicate nelle regioni settentrionali.

Percentuale che cresce, al 77 per cento, per i 3.630 posti della scuola elementare. Ma basta scorrere qualche numero per capire come andranno le cose fra qualche giorno, quando i provveditorati e gli uffici scolastici regionali inizieranno le convocazioni per assegnare i posti. Le quasi 29mila cattedre da distribuire ai fortunati immessi in ruolo andranno ripartite, al 50 per cento, tra coloro che si trovano nelle graduatorie provinciali ad esaurimento e i vincitori degli ultimi concorsi a cattedre. Ed è proprio tra le prime che, nel corso dell’ultimo aggiornamento, si è verificato un autentico terremoto.

Perché centinaia, e forse migliaia, di precari meridionali che due mesi fa hanno chiesto è ottenuto il trasferimento in una lista delle regioni settentrionali si accaparreranno il grosso dei posti, lasciando a bocca asciutta i colleghi del posto. Il caso più significativo è quello della graduatoria per la scuola primaria della provincia di Torino, alla quale il ministero ha assegnato 258 posti da suddividere a metà tra precari e vincitori di concorso. Delle 129 cattedre che dovrebbero andare – il contingente preciso delle assunzione in favore dei precari dipende anche da quanti sono i vincitori di concorso rimasti senza posto – ai precari storici ben 108 verranno assegnate a freschissime new entry provenienti dalle regioni meridionali.

Metà delle quali provenienti dalla Sicilia. Una situazione che, per la scuola dell’infanzia, rischia di replicarsi in provincia di Lucca, dove 10 degli 11 immessi in ruolo saranno meridionali: siciliani, calabresi e campani. E in provincia di Bergamo dove tutti e 4/5 i posti previsti per la scuola primaria saranno appannaggio di maestri del Sud. Anche la graduatoria della scuola primaria della provincia di Milano è stata letteralmente presa d’assalto dai maestri delle regioni meridionali, dove la disoccupazione è ormai a livelli greci. Dove il 98 per cento dei 245 posti disponibili nelle scuole della provincia del capoluogo lombardo sarà occupato da docenti meridionali. Una situazione che si profila in molte province padane, anche per la scuola media e superiore.
http://www.repubblica.it/scuola/2014/08/08/news/immissioni_in_ruolo_scuola-93368501/?ref=HREC1-13

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One Comment

  1. La scuola come la società.
    I cittadini del luogo,residenti, non hanno nessun titolo preferenziale per essere immessi all’insegnamento nella loro regione; anche se i “titoli”, secondo i “desueti” parametri, esisterebbero.
    Sarebbero quelli del punteggio conseguito alla fine degli studi, quello relativo alle “pubblicazioni” scientifiche e quello del sacrificio, per aver in tanti anni, rincorso le “supplenze” in ogni angolo della Regione con enorme sacrificio.
    Non votano nella maniera corretta, sembra di capire; e ciò giustifica lo stravolgimento delle “norme” poste da coloro che ora, per convenienza elettorale, le infrangono.
    Questa è l’Italia.
    Non solo Schettino “fa l’inchino”, ma anche la classe politica non disdegna di violare la legge per sporchi interessi elettorali.
    Con questa mentalità dovremo aspettarci la soppressione delle votazioni.
    Già questo è il terzo governo non eletto dal popolo.
    Draghi avverte che per risolvere i mali del Paese bisogna delegare sovranità all’€uropa.
    Li, verosimilmente, non ci saranno politici “bisognosi” di vendere pubblici favori in cambio del dissesto dell’€conomia, lì non si sporcano le mani con un piccolo Paese come l’Italia, lì fanno le cose in grande, si preoccupano di squinternare interi continenti.
    Con l’€uropa non si vota, non almeno per gli argomenti di una qualche importanza: appena appena per il Parlamento €uropeo che, come tutti sanno, non decide nulla in quanto le decisioni importanti vengono assunte dal Consiglio composto da persone autonominatesi.
    Sia mai che il popolaccio non abbia a metter lingua e dire la sua su cose che non lo riguarda.

    E gli arbitrii che fanno nella scuola lo fanno anche a livello di immigrazione.
    Stanno allegramente cambiando l’€tnia di questo Paese per il medesimo motivo: consenso elettorale e magari non rispondere più dei danni economici fatti a tutto il Paese, Si pensi alla distruzione dell’ INPS con la complicità della TRIPLICE SINDACALE!

    Anni fa, finito il fascismo, questo atteggiamento veniva definito: DITTATURA.
    Ora apprendiamo che c’è dittatura e dittatura: una buone e una cattiva, ma guarda caso i personaggi sono sempre gli stessi e … tanti ma tanti altri personaggi con il nome dei quali si potrebbero riempire un’enciclopedia.
    Tutta questa gente è ricattata per i proprio trascorsi e obbligata a servire i loro veri padroni che non sono quelli che li hanno eletti.

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