Alla Lombardia il ministero ha stanziato 7mila  posti per la cosiddetta fase C della ‘Buona scuola’.
Ogni istituto avrà dai tre agli otto nuovi rinforzi. Destinazione: inglese, ginnastica, informatica arte e musica. Non cattedre vere e proprie. “Ma le scuole possono scegliere di usare le risorse anche per combattere la dispersione scolastica, per recuperare gli alunni in situazioni disagiate o per insegnare l’italiano agli stranieri arrivati in Italia da pochi mesi”, spiega bene il dorso milanese di Repubblica.

Allo stato dell’arte. l’Ufficio scolastico regionale, dependance del ministero, ha previsto per le scuole elementari 825 insegnanti, 313 per le medie e 862 alle superiori. “Come per la fase B, conclusa a metà settembre, anche in questo caso sarà un algoritmo a far partire le lettere con le proposte di assunzione. La provincia di destinazione viene stabilita dal cervellone del ministero. Una proposta non si può rifiutare: per chi si è iscritto alla graduatoria nazionale dire no – perché la provincia assegnata è troppo lontana da casa – equivale a dire addio per sempre al posto fisso nell’istruzione pubblica dopo anni di precariato”.

Tutto ok? Insomma… Si legge infatti che “su circa 2.200 insegnanti convocati per l’immissione in ruolo della fase B, solo il 15 per cento ha preso realmente servizio in una scuola milanese. Gli altri, provenienti soprattutto da Calabria, Sicilia e Puglia, hanno preferito (come previsto per legge) accettare una supplenza nella propria regione d’origine e rinviare il trasferimento di un anno. Le scuole milanesi, però, si sono ritrovate con una voragine negli organici, e anche dopo tre settimane dall’inizio dalla scuola erano tantissimi i presidi ancora alla ricerca di supplenti”.

Quando si dice, la buona scuola.