Scuola, il preside conta qualcosa? Macchè, ZERO

Scuoladi SERGIO BIANCHINI – Il preside conta troppo o troppo poco?

Le recenti vicende dei presidi che “elidono“ le feste natalizie sembrano evidenziare un eccesso di potere dei presidi che agirebbero in base alle loro convinzioni schiacciando dispoticamente le consuetudini dei loro istituti.

La realtà è ben diversa. Oggi nella scuola di stato il potere del preside è praticamente nullo. Negli anni ‘90 gli fu tolto qualunque potere disciplinare sull’alunno cancellando la sospensione discrezionale del preside da 1 a 3 giorni.

Tutto il resto era già prerogativa del collegio docenti a cui si unì alla fine degli anni ‘90  la commissione sindacale di istituto (RSU). Questa commissione doveva sostituire il collegio docenti in una scuola più sottomessa al preside manager. Ma non fu così. Il ministro Berlinguer fu costretto alle dimissioni anche per questa visione “aziendalistica” della scuola. Ma le RSU non vennero abrogate per cui il preside deve trattare ogni questione sia col collegio docenti che con la RSU.

Teoricamente le materie sono diverse ma esiste un solo aspetto organizzativo della scuola che non abbia valenze sindacali, dall’utilizzo del personale agli incentivi?

Qualcuno sa cosa vuol dire nella scuola posizionare i bidelli nei corridoi o disporre l’assegnazione dei docenti alle classi o fare l’orario annuale definitivo, o assegnare le supplenze orarie e gli incentivi?

E così dirigere le scuole è sempre più difficile. Il povero preside si barcamena e siccome dall’alto vengono solo indicazioni generiche e la certezza di essere abbandonati in caso di conflitto pubblico cerca di salvarsi associandosi a qualche organizzazione sindacale o culturale o a gruppi di colleghi che si coordinano tra loro. A volte operando in totale solitudine.

 

Le sue “scelte” sono quindi generalmente delle opzioni maturate dentro la dialettica interna delle scuole in cui i vari schieramenti sindacali agiscono unitamente o litigiosamente oppure tentativi di applicazione all’interno di suggestioni esterne maturate nei circuiti professionali, sindacali, politici, culturali, amicali, in cui il preside è inserito.

Ciò che sempre brilla è l’assenza della spinta, del controllo e dell’aiuto dirigente del ministero. Sì, perché il ministero è contemporaneamente invadente ed assente.

Invadente perché di fatto gestisce totalmente le dinamiche del personale, i programmi, le risorse finanziarie. Ma assente perché non coglie nemmeno minimamente l’impatto che la sua direzione ha negli istituti scolastici ed in primo luogo nelle menti dei suoi manager chiave, i dirigenti di istituto.

Ho provato personalmente la vertigine che il vincitore di concorso vive quando si insedia nell’istituto scolastico assegnatogli. Un misto di solitudine e di illimitata discrezionalità che ben presto si chiarificano nella percezione netta che tutti hanno: arrangiati ma se succedono guai sei solo!

Se il preside di Rozzano , e qualunque altro preside, operasse coordinato in  un’area territoriale non troppo estesa,  in cui confrontarsi abitualmente con  una ventina di suoi colleghi sotto il controllo di un ufficio scolastico distrettuale certe fantasie probabilmente non si materializzerebbero nemmeno.

Sarebbe chiaro a tutti il clima del territorio in cui le scuole operano ed i consigli dei più esperti ed il parere su questioni delicate del vicinissimo dirigente distrettuale sarebbero  ascoltati in maniera semplice e rapida. Anche le aspettative del datore di lavoro (il ministero) sarebbero esplicitate concretamente e chiaramente e non tramite i comunicati generali fatti per compiacere la stampa.

I rischi di svarioni o abusi personali diminuirebbero moltissimo ed anche la sottomissione a realtà organizzative deteriorate e pietrificate di un singolo istituto sarebbe molto minore. I dirigenti dell’ufficio scolastico distrettuale sovraordinati a 20-30 presidi diventerebbero i veri collegamenti tra ufficio scolastico regionale e ministero da una parte e realtà degli istituti scolastici dall’altra.

Il governo della scuola sarebbe allora possibile con segnali veri, rapidi e chiari dal centro alla periferia e viceversa e sottolineo questo viceversa oggi completamente assente.

Perché si lasciano invece sopravvivere i circa cento uffici scolastici provinciali? Ormai sono totalmente inutili.

Con due o trecento dirigenti di USD (ufficio scolastico distrettuale) si introdurrebbero,a costi praticamente invariati, delle reali linee di comunicazione, di collegamento e di forza e gli apparenti dispotismi dei presidi che sono in realtà stravaganze di poverelli spesso impauriti e frustrati sicuramente cesserebbero. Per esempio la provincia di Milano ne ha circa 1000 con circa 3 milioni di abitanti . Il provveditore non li ha mai nemmeno visti.

Certo i vertici ministeriali dovrebbero a quel punto diventare veri dirigenti e non galleggianti nobilitati da appelli generali lessicalmente corretti e di moda.

(per gentile concessione dell’autore, da Ilsussidiario.net)

 

 

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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    Leggo il titolo e mi scappa questa:
    ragazzi del 15 e del 18, capite o no che qui in italia vale il DIRITTO ROMANO..?
    Tutti i cosiddetti cittadini italioti sono considerati positivamente se agiscono e sono dalla parte del vero potere.
    Beh, altrimenti, sono considerati CONTRARI AL POTERE di cui la loro condanna. Serenissimi docet..!
    Solitamente a morte ma oggi, sono buonisti, e dunque ti mettono ai piombi di stato..! Dicansi anche GALERA o ALKATRAZ..!
    La cosiddetta scuola taliana o KST deve fare taliani o talibani quotidianamente per cui nessun dipendente del ministero medesimo puo’ remare contro..!
    Al preside della scuola media del mio paese io “gli dicessi” un di (anni fine 90): preside, lei ha fatto un po’ di confusione, per non dire altro e magari di pesante. Vede, ha fatto fare delle tabelle con diverse scritte e in tutte le lingue del mondo tranne di quella veneta e la scuola e’ nella terra dei venti..!
    “Ero consigliere comunale a quella data e rappresentante di circolo scolastico, oltre a tante altre commissioni comunali”.
    Nessuno tranne me sottolineo’ sto fatto… il preside non era veneto anche se si poteva considerare una brava persona, pero’, in quel caso, non rispetto’ il popolo veneto. (per lo stato talibano va benone, eh che kax).
    Ma di brave persone foreste il veneto o meglio, la terra dei veneti, e’ stracolma solo che certi posti non sono riservati a loro e dovrebbe valere questa regola in tutto il mondo: prima agli autoctoni e poi a tutti gli altri..!!
    A proposito di veneti razzisti e xenofobi.
    Tra non molto diventeranno rivoluzionari e grazie all’alleanza con gli invasori..!!
    Continuate cosi’..!!
    AUGURI…

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