Scuola, il Nord non ne può più della mania del tempo pieno

Scuola, Esami di Maturitàdi SERGIO BIANCHINI – Ci risiamo, in vista delle iscrizioni al prossimo anno scolastico i tamburi tempopienisti riprendono a rullare. Il TP (TEMPO PIENO)è una necessità storica. Avanza sempre. Così sembra dimostrare la ricerca di TuttoscuolA.
Ma non è così.
Intanto il confronto tra gli attuali iscritti non è fatto con l’anno passato ma con molti anni fa. Rispetto ai dati dello scorso anno il valore nazionale degli iscritti al TP nella scuola elementare è praticamente identico e pari ad 1 alunno su tre, esattamente la percentuale che commentai in un articolo del 2014.
Inoltre guardiamo le eccezioni rispetto all’”inesorabile” aumento:” Stabile la Lombardia (50,3%), la Sardegna (34,9%), la Puglia (15,8%) e la Sicilia (7,2%); in flessione il Molise (7,0%), la Basilicata (47%) e il Piemonte (49,7%).
In “leggero” aumento: in leggero aumento la percentuale di iscritti anche in Toscana (49,7%), Emilia Romagna (47,8%), Liguria (47,5%), Friuli VG (39,9%), Marche (26,7%), Umbria (24,1%) e Abruzzo 15,3%).
In sensibile aumento: “i territori con il Lazio (52,8% complessivo di alunni al tempo pieno), il Veneto (32,2%) e la Campania (11,1%) che hanno registrato un sensibile aumento”. Quindi proprio un’analisi attenta dei dati evidenzia una sostanziale permanenza dei valori ed un declino tendenziale in Lombardia e Piemonte cioè dove maggiore è l’industrializzazione.
Lo sviluppo asincrono dell’Italia con l’altalena dei fenomeni che partono dal nord e si propagano al sud con un distacco di uno- due –tre decenni è la regola che mi è capitato spesso di osservare.
E magari quando un fenomeno nato al nord lì comincia a declinare, raggiunge il massimo al sud. Qualche tempo fa ho passato una serata in pizzeria con un mio ex bidello calabrese. Ha sposato una donna del nord ed hanno una figlia in prima liceo. La figlia spaziava su ogni argomento sotto gli
occhi “adoranti” della madre. Il padre taceva. Qualche giorno dopo gli dissi ridendo:” ha voluto la donna nordica, adesso deve obbedire!” . La risposta fu: “Preside, adesso giù è peggio di qui”.
E in effetti anche nelle Marche, da dove proveniva mio padre, ho potuto osservare lo stesso andamento asincrono del pendolo sia per quanto riguarda il sinistrismo che il femminismo che la cultura gay.
L’Italia è così. Ne dobbiamo prendere atto. Nei ministeri romani ciò dovrebbe spingere verso  l’impostazione di un vero sistema flessibile con un nocciolo duro controllatissimo ed efficientissimo ed una polpa local molto più morbida . Invece si continua a pensare al “contenitore” uniforme. Allo stato “conchiglia” e non allo stato “colonna vertebrale”. Ma sappiamo che la conchiglia è una fase evolutiva molto primordiale. Solo la colonna vertebrale garantisce la compattezza ed allo stesso tempo la varietà e la flessibilità.

La statistica del fatalistmo-storico stranamente non cita i dati relativi alla scuola media che sarebbe molto interessante conoscere. Per la scuola superiore la stampa ha già segnalato l’opposizione degli studenti alla settimana corta per non aumentare l’orario giornaliero delle lezioni che diventerebbe insopportabile.

Ed ancora una volta devo ribadire il grande inganno dei tempopienisti. Sfruttando le esigenze della mamma lavoratrice delle metropoli essi cercano ossessivamente di espandere il lavoro A CLASSE INTERA che dovrebbe essere riservato al curricolo essenziale. Lasciano invece inalterata l’APERTURA DELLA SCUOLA che in Italia è di breve durata ed al massimo arriva alle 16,30 costringendo i comuni del nord ad istituire il prescuola ed il doposcuola anche a pagamento per le mamme lavoratrici.

Con la stessa spesa statale si potrebbe invece ridurre il TEMPO CLASSE ed aumentare il TEMPO SCUOLA libero e opzionale come avviene in parte nella materna.

Ma questo argomento semplicissimo è sentito con sfavore dallo statalismo tempopienista che vuole il tempo corto PER LE INSEGNANTI e quello lungo per i bambini.

In quegli ambienti c’è anche una forte ostilità al PART TIME che invece è molto attivo in EUROPA. Il part time per i genitori ovviamente sarebbe in contrasto con lo statalismo a conchiglia che vuole tutti inquadrati per accrescere se stesso e presentarsi come una benefica soluzione.

Ma fortunatamente il pendolo della storia continua ad oscillare e ormai non va in quella direzione.

Volendo si potrebbe aggiungere un’ultima considerazione relativa  alla curiosa  frase dell’inchiesta “Il mezzogiorno non ama il tempo pieno”.

Sono i bambini che non amano il tempo pieno e là dove i legami parentali sono ancora attivi e le compresenze familiari numerose il lamento del bambino viene supportato nonostante il tifo di presidi e insegnanti per il TP.

Cari educatori, questa valutazione dell’impatto sui bambini  non dovrebbe essere la prima di tutto il ragionamento?

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