Scuola, da stipendificio dell’Italia unita a…

Italia-preunitariadi SERGIO BIANCHINI – Non idee poco chiare ma sentimenti poco chiari.

Sul cambiamento vero della scuola, da stipendificio a servizio efficace ed efficiente, fondamentale per la vita collettiva, sono svanite le ultime illusioni. Le chiamo illusioni e non speranze perché le speranze si fondano almeno su qualche avvisaglia. Mentre per la scuola, ormai da decenni, segnali o annunci di progetti e forze reali non se ne sono visti. E non se ne vedono.

 

Questo non può essere solo la conseguenza di inettitudini ministeriali, burocratiche, sindacali.

Questa stagnazione ha qualcosa di più profondo. Non sono le idee che mancano, le analisi circostanziate, le valutazioni intelligenti, le proposte più o meno ardite.

Sono arrivato alla conclusione che non siamo nella situazione di chi non ha le idee chiare bensì nella condizione di chi NON HA I SENTIMENTI CHIARI.

 

E non è solo il mondo scolastico in questa condizione. Se lo fosse ma con un ambiente esterno determinato e con obiettivi e volontà forti basterebbe poco. Ma così non è.

Il momento che vive il nostro paese è davvero cruciale e per ora non si vedono vie d’uscita dalla paralisi interiore che ci avvince. Non abbiamo sentimenti chiari, non sappiamo davvero cosa vogliamo, non sappiamo darci mete. La veemenza politica, quando c’è, è solo di natura difensiva, rissosa e inconcludente. Sempre comunque contro, contro… il costante peggioramento, mai su qualche meta condivisa dai più e dai meglio.

Ho appena letto un articolo che parlando dell’unità d’Italia fa una piccola disamina dei testi e degli autori che operarono per formare il nuovo italiano dopo la fatidica unificazione.

Ecco Manzoni con i suoi -Promessi Sposi-, ecco Collodi con il suo –Pinocchio-, ecco De Amicis con il suo –Cuore-, ecco Silvio Pellico con –Le mie prigioni-. Ecco anche il meridione con Verga ed i suoi-Malavoglia e Mastro Don Gesualdo-”.

Impropriamente, ma non certo per errore, l’autore cita anche Gioberti ed il suo- Primato morale e civile degli Italiani-. Impropriamente perché Gioberti lo scrisse nel 1843 circa 20 anni prima della nascita dello stato Italiano. E così compare il gigantesco convitato, oggi taciturno ma non di pietra, dello scenario politico italiano. La Chiesa Cattolica Italiana. Si, scava scava, cerca e ricerca il popolo e, in Italia, trovi la Chiesa Cattolica.

Da 100 anni ormai la chiesa non si oppone allo stato italiano. Oggi in ogni classe delle nostre scuole c’è un insegnante di religione cattolica. E il 90% dei genitori, pur alieni dalla frequentazione assidua delle chiese, iscrive volontariamente i figli alla frequenza facoltativa dell’insegnamento religioso.

Ciò significa che qualcosa ci dice, nel nostro profondo, che la nostra integrità identitaria e morale non può prescindere dalla chiesa cattolica. Ma spesso l’attualità con le sue caotiche e crescenti urgenze organizzative ci suscita impulsi che mal si conciliano con le nostre profondità morali. Questo dualismo è per ora paralizzante.

Anche per la chiesa ci sono dualismi paralizzanti, penso ad esempio al tema della graduatoria nazionale degli insegnanti di religione a cui la chiesa del nord si oppone in nome della continuità didattica ed avvalendosi del ruolo chiave dei vescovi nella nomina degli insegnanti di quella disciplina.

Ma innumerevoli sono le dualità ecclesiastiche tra efficientismo interno ed adesione alle mode politiche dominanti. Ad esempio ancora cito le facoltà teologiche che sono divise per macroregioni tra cui l’Italia settentrionale.

Di più, la CEI ha un presidente e tre vicepresidenti, ciascuno rappresentante di nord, centro e sud Italia.

Ho sempre notato la grande capacità organizzativa interna della chiesa che unisce un forte decisionismo ed una estrema duttilità in modi che sarebbero utilissimi al buon funzionamento del nostro apparato statale e della nostra scuola.

Ebbene, allo stato Italiano mancano proprio le enormi energie fisiche e morali di cui la chiesa, in apparente ma non reale declino, dispone.

Così nello stato prevale l’inettitudine, la corruzione, il familismo. Il tutto avvolto da burrasche moralistiche senza basamento e senza sbocchi.

E alla potentissima chiesa italiana (CEI) manca forse la tempestiva e piena adesione alla realtà attuale e specifica della propria nazione da cui è facile e forte il desiderio di dissociarsi. Desiderio fatale e inaccettabile per una chiesa nazionale.

Forse bisogna rivedere le profondità sia dello stato che della chiesa italiani che si fronteggiano entrambi doloranti e trasmettono questo dolore ad ogni singolo cittadino.

Forse bisogna rivedere il rapporto stato chiesa in Italia. La vecchia formula del libera chiesa in libero stato non basta più a pensare e gestire la realtà di oggi. Lo dimostra un semplice sguardo all’evidente improponibilità di una uguaglianza giuridica di tutte le religioni oggi più o meno presenti nel nostro paese.

Forse anche il cittadino-cattolico, liberal e perfino ultraliberal in pubblico ed in politica e devoto in privato, non regge più. Come non regge più la figura dell’impiegato statale civicamente impegnato che, quando fa il garante del servizio e dell’utente immagina potenti decisionismi e quando si pensa come dipendente oppresso mette la opposta marcia, oggi prevalente e paralizzante, del dirittismo sindacale.

Ci vorrebbe un genio capace di trovare ed indicare la soluzione dei nostri dilemmi. Chissà.

Nel frattempo procediamo resistendo stancamente ai peggioramenti.

Nella scuola ormai tutti si sono rannicchiati in un atteggiamento bivalente, una somma di rassegnazione e di attesa.  Nella massa confusa e attonita degli insegnanti un 10-15 per cento fa perfino più del dovuto e rimedia in parte alle carenze del non governo ministeriale e dello sfinito potere sindacale. Gli studenti vivacchiano con un occhio semichiuso ed uno semiaperto, con piccoli entusiasmi uniti a costanti disfunzioni e delusioni a cui l’abitudine li ha apparentemente e sorprendentemente ben adattati. I genitori si leccano le ferite delle crisi familiari e tutto sommato cercano di collaborare con la scuola che in fondo ancora stimano.

Parlo in generale, conoscendo bene anche le situazioni estreme, stressanti ed allarmanti che a volte fanno desiderare di cambiare mestiere. Ma l’attesa nel profondo di tutti c’è. Qualcosa deve avvenire, non può essere questa la situazione perenne della nostra scuola e del nostro paese. Qualcosa di vero, di semplice che investa l’insieme delle relazioni e porti finalmente un poco di brezza.

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment