Scuola, concorso lombardo: te lo raccomando

di BENEDETTA BAIOCCHIscuola-sicura

“..quel cielo di Lombardia, così bello quand’è bello, così splendido, così in pace”. 

Ma cosa splende nell’ultimo concorsone lombardo per dirigenti scolastici, ovvero la gestione dell’istruzione dell’intera regione, arrivato al suo epilogo dopo due anni di tormenti? Manzoni avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta nel descriverne i personaggi in cerca di giustizia ma soprattutto crediamo nell’illustrare le peripezie di un nuovo esaminando, l’Innominato lombardo, il misterioso protagonista del più discusso esame per superprof nella storia della Repubblica, destinato a selezionare il meglio di coloro che decidono le sorti dell’educazione,  finito nel grottesco e nel leggendario romanzesco metropolitano. Tanto da farci credere di essere nel bizantinismo del Regno delle Due Sicilie più che in terra nordica, vuoi forse per il fatto che non vi hanno partecipato solo semplici insegnanti ma anche “pezzi grossi” dell’apparato del ministero della Pubblica amministrazione e chi ha lavorato per un po’ di parlamentari. Ed ecco il risultato.

Si parte nel luglio 2011, l’esito arriva un anno dopo ma inciampa nel ricorso degli esclusi: l’accusa, le buste sono trasparenti. Tutto da rifare. A dicembre 2013 arriva la doccia fredda: 96 ex idonei del primo giro sono esclusi. Ma ripercorriamo la peripezia sotto il cielo – cupo – di Lombardia.

Un gruppo di bocciati fa ricorso, il Tar e poi il Consiglio di Stato accolgono l’istanza che contesta le buste “ti vedo-non ti vedo”. Ma già la faccenda si complica. Un perito incaricato del tribunale nel frattempo rinuncia alla perizia. Un secondo l’accetta e stabilisce la regolarità delle buste.

Si legge nella nota dell’Anp, ‘Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola: “Presenti per l’amministrazione l’avvocato dello Stato, avv. Federico Basilica e, per gli idonei del concorso, l’avv. Pierpaolo Pugliano. “Sono stati forniti  i due pareri tecnici forniti per l’amministrazione dal Poligrafico dello Stato e su incarico del presidente della VI sez. Giorgio Severini dal prof. Teodoro Valente, Università La Sapienza. Secondo entrambi tali pareri il valore medio di opacità delle buste non era inferiore al 96%, più che sufficiente a mantenere la riservatezza dei dati anagrafici contenuti nelle buste sol che si pensi che basta il 90% di opacità per garantire il segreto postale”.

 

Ma per i giudici il matrimonio della prima graduatoria, “non s’ha da fare”. Bensì s’ha da rifare.  E si rifà tutto da capo: nuova correzione del vecchio scritto, nuovo orale, nuove graduatorie. E il ricorso amministrativo sortisce un altro “mostro”: 96 esclusi, prima promossi e in ruolo. Ora bocciati alla ricorrezione del vecchio scritto. Prima eccellenti, ora deficienti. Nuova battaglia in vista. Prima era sceso in campo persino l’ex ministro Fioroni e la grande stampa a dire: in fretta, giustizia dopo le buste “osè”. Ora, silenzio. Sul concorso, cala il burqa mediatico.

Buste, periti, nuovi criteri di valutazione. Fin qui, sembra una storia tutta italiana. Assuefatti al peggio, non stupisce che la scuola, come tutto del resto, finisca in tribunale, in una gara tra perdenti e vincenti.

 

Ma è tutta e solo una questione di buste ad aver mosso la sete di giustizia del primo giro di esclusi? O come in quasi tutti i ricorsi amministrativi, accanto ad una plausibile ragione, vi sono inconfessabili indizi di ben altra natura a sostenere una rivincita? La Lombardia che ereditiamo nella scuola è davvero diversa dal resto d’Italia? E che fine fanno i testi degli scritti, tra un esame e il loro riesame?  

Sul concorso per dirigenti, c’è una favola che aleggia negli uffici regionali del ministero della Pubblica istruzione. La favola dell’Innominato lombardo.

E’ vero o non è vero che quando si presenta un ricorso amministrativo si cerca un aggancio, fondato magari nella realtà, per evitare di denunciare altre cose di cui si sospetta l’irregolarità? E quale sarebbe la supposta irregolarità? Vuoi vedere, scriverebbe oggi il Manzoni, che i compiti di due altolocati esaminandi, nella stessa stanza, siano stati erroneamente “scambiati”? Un Nibbio rapisce “busta Lucia” e la scambia perché non si sposi con chi deve?

A buste aperte e punteggio assegnato, il prof secchione sarebbe sobbalzato sulla sedia! Possibile che al collega che aveva accanto, più atletico forse di fisico ma meno di altro, fosse stato dato il massimo dei voti, con un compito impeccabile?  La favola delle buste invertite che vedono vincitore l’Innominato lombardo fa il giro di Lombardia.

Il sospetto che siano stati invertiti i fogli resta avvolto nel mistero. L’Innominato è pur sempre l’Innominato.  La legge prevede che si possa avere l’accesso agli atti solo per i propri documenti d’esame e per due nominativi: quello prima e quello dopo il proprio. Vuoi vedere che fu chiesto da alcuni ricorrenti l’accesso agli atti dell’Innominato lombardo? Indizi, sospetti, Lombardia it’s not Italy?

Tutto è ancora avvolto nel mistero. Di certo c’è che il concorsone bandito nel lontano luglio del 2011, terminato nel luglio 2012 con 406 idonei, è inciampato nel reale ordine di ricorrezione del Tar e del Consiglio di Stato, che ha ordinato il reimbustamento dei compiti.

Ma ecco il paradosso. Scrivono gli esclusi: “Alcuni temi scritti erano già stati divulgati sul web e, nella fase di nuova chiusura in busta, ripresi persino in streaming per dare massima pubblicità all’evento”. E aggiungiamo pure, trasparenza oltre la busta. “L’Ufficio scolastico regionale incaricò una società di Milano (…) di riprendere le operazioni di ricostituzione dei plichi con video in diretta streaming”. Riprese? Diretta? Ma non erano anonimi, dopo tutto il can can delle buste, che ci tocca vedere in tv?

 “Attraverso un banale fermo immagine, chiunque riuscirebbe a leggere ciascun elaborato e ad abbinarlo al nome del candidato che era letto ad alta voce dalle ispettrici del ministero e che era anch’esso leggibile”.

Manzoni farebbe dire… “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. I giudici lo sanno?                                                                                                                                

In nome del principio dell’anonimato (e dell’Innominato lombardo?), il 13 dicembre 2013 esce la graduatoria definitiva degli ammessi (compresi quelli che non avevano superato la prima volta l’orale, avendo quindi avuto una possibilità in più grazie all’inciampo della leggenda dell’Innominato lombardo, di riprovarci).

Scrivono i 96 esclusi: “Certo è che centinaia di compiti dopo la pubblicazione dei voti nell’aprile 2012 sono stati oggetto di accesso agli atti da parte degli interessati che, a loro volta, hanno poi richiesto l’accesso agli atti di altri candidati… Compiti che sono stati fotocopiati, letti e hanno viaggiato via mail e attraverso la rete. Compiti che senza sigilli e aperti prima di essere reimbustati, giravano da un corridoio all’altro negli uffici della pubblica amministrazione, o peggio ancora giacevano in uno stanzino simile a un gabinetto (l’unico che, come lo stesso dirigente ha affermato nel corso di un incontro con i vecchi idonei il 25 settembre 2013, rispondeva alle richieste di sicurezza imposte dalle circostanze)”.

Insomma, il posto più sicuro in cui andare a  scuola è rimasto il bagno?

Disse l’Innominato, quello vero, nel suo tormento: “ E la notte? la notte che tornerà tra dodici ore? Oh la notte! no, no, la notte!”.

L’altro, quello leggendario del concorsone, forse con tre e quattro cariche da dirigente da gestire, la notte riposa.

(1 – CONTINUA)

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment