Scuola, boom di dislessia e altro. Vere diagnosi o lo Stato non vuole più educare gli studenti “difficili”?

di Sergio Bianchini – Fino a 30 anni fa la scuola elementare funzionava con il vecchio, anzi antico, obiettivo di insegnare a LEGGERE, SCRIVERE, FAR DI CONTO.
Imparare queste tre cose era necessario e fondamentalmente sufficiente sia per le maestre che per la società.
Poi gli intelligentoni isterici alleati con i cercatori di posti statali hanno elevato tutto, dagli obiettivi, ai requisiti per gli insegnanti, al numero di ore di scuola. E la scuola elementare ha scordato l’obiettivo plurisecolare. Così i bambini che non sanno leggere e scrivere correttamente sono diventati tantissimi. Ma invece di correggere la rotta erronea intrapresa si apre una seconda ondata di innovazioni fasulle.
Si dichiara che gli alunni senza le vecchie normali capacità a fine ciclo sono… disturbati.
Fino a 10 anni fa la certificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento era rarissima e legata ad effettive forti anomalie nello sviluppo del bambino. Oggi è diventata di gran moda ed assolve il sistema scolastico dalla sua inettitudine scaricando sugli insegnanti e sulle famiglie la responsabilità di dichiarare un numero ormai altissimo di disturbati e di consegnarli al supporto psicologico, didattico ed educativo personalizzato.
In pochi anni il numero totale di certificati è salito in modo abnorme.

Cito i dati del Miur ripresi da Tecnica della scuola.
Si è passati, in un decennio, dai 167.804 allievi “certificati” dell’a.s. 2004/05 ai 234.788 dell’a.s. 2014/15, fino a 254.000 nell’a.s. 2016-2017.
Dal 2010 al 2016 il numero di alunni con Dsa è passato dallo 0,8% del totale alunni all’1,9% nella scuola primaria; dall’1,6% al 5,4% nella scuola secondaria di primo grado e dallo 0,6% al 4% nella scuola secondaria di secondo grado.
Le certificazioni di dislessia, rispetto al 2013/2014 sono salite da circa 94mila a poco meno di 140 mila. I disgrafici sono passati dai 30 mila del 2013/2014 a 57mila con una crescita del 90%. Anche il numero di studenti con disortografia passa da 37mila a 68 mila (+85%) e i discalculici aumentano dell’89%.
Alcune deduzioni sono conseguenti:” “Tante diagnosi sbagliate”
Come già scritto sulla Tecnica della Scuola, per il pedagogista Daniele Novara, pedagogista che dirige il Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti, “non vi sarebbe un corrispettivo aumento di tali disturbi negli altri paesi europei”.
“Siamo di fronte alle cosiddette false diagnosi. Si fa confusione tra la difficoltà di apprendimento e il disturbo conclamato. Spesso c’è un business dietro queste etichette date ai bambini. Il rischio, afferma il pedagogista, è di essere in realtà di fronte a eccessi diagnostici, legati alla tendenza crescente di scuole e famiglie a scegliere la via dell’analisi della salute neuropsichiatrica del bambino, piuttosto che andare a indagarne la gestione educativa in famiglia e supportare quest’ultima in modo adeguato”.

Lo stato del nostro sistema educativo e dei suoi organizzatori e pensatori di vertice è ben analizzato nello scritto di pochi mesi fa di Ernesto Galli della Loggia il quale, commentando la vicenda di Bibbiano, nell’editoriale del 28 luglio 2019 sul Corriere dice: Nella vicenda di Bibbiano, infatti, non è difficile vedere uno dei tanti effetti di quel grande fenomeno della modernità contemporanea che è una malintesa e indebitamente estesa «psicologizzazione» della vita. Vale a dire la tendenza sempre più forte – per comprendere i comportamenti dei singoli e definire quanto accade in molti ambiti della vita sociale — a ricorrere non già a una spiegazione fondata su una qualche concreta evidenza — ad esempio nel caso dei bambini di Bibbiano l’eventuale difficile condizione economica delle loro famiglie – bensì a ricorrere a un’interpretazione di tipo traumatico-psicologico, evocando per l’appunto l’abuso sessuale….
Prosegue approfondendo l’analisi dell’eccessiva pretesa degli psicologi :”Cioè l’inclinazione a trovare se non prove almeno sintomi o spie di un problema psicologico in qualunque comportamento che appena appena si discosti dalla normalità. Alla quale ricerca torna assai utile — e da qui dunque il suo uso smisurato — un termine chiave, «disagio»: che per l’amplissima scala di comportamenti che può coprire, si presta bene ad essere riempito della più varia molteplicità di contenuti, a essere espresso dalla più varia molteplicità di sintomi.”

DICE ancora Galli d Loggia:
-È degno di nota che all’attenzione verso questi temi si sono sempre più indirizzati anche i «Servizi Sociali», i quali, nati con scopi istituzionali molto più pratici e concreti di monitoraggio e soccorso nei confronti dei bisogni concreti della parte più disagiata della popolazione, hanno ampliato le loro competenze trovando ormai la maggiore ragion d’essere per la loro attività, per l’appunto nella rilevazione del «disagio» e nella sua cura all’insegna di un ovvio utilizzo dell’armamentario psicologico del caso. Il tutto soggiacendo spesso alla tentazione di avallare una costruzione ideologica in cui il concetto di normalità tende a perdere il suo ovvio carattere maggioritario e alla fine svanire nella quasi illimitata moltiplicazione delle patologie. Ciò che del resto sembra corrispondere in pieno a quella tendenza alla «medicalizzazione», invariabilmente sotto l’egida dello Stato assistenziale e dei suoi apparati, che si registra ormai in moltissimi settori della vita individuale e collettiva.

E così per decenni è stato lodato, ammirato, imitato, NON chi sapeva trovare soluzioni concrete nel buon governo della vita quotidiana della scuola, delle famiglie, delle persone. ma solo chi ardentemente “denunciava”.
E così In Italia oggi mancano legioni di intellettuali e dirigenti organizzativi equilibrati, capaci di guidare i processi reali senza contrapporre alcuna parte al tutto e facendo evolvere il tutto in armonia con le diverse parti.
Oggi l’intera colonna è ferma per cui non è più possibile distinguere primi ed ultimi. Rimettiamola in moto con passi adeguati, facendo esperienze e proteggendo tutti in modi e quantità ragionevoli e storicamente sostenibili. Non è impossibile, anzi è molto più facile che restare sotto il dominio degli unilaterali spesso isterici.

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