Scuola, aspetta e spera di avere istruzioni dal ministero: ha lasciato tutto in mano a sindacati e &

SCUOLA PUBBLICAdi SERGIO BIANCHINI – Che preside serve a chi? Il tema vero non è su quale preside serva a non si sa chi ma su come la spinta verso il basso del ministero e la risposta verso l’alto delle scuole debbano  assorbire i presidi.

Quando  iniziai a fare il preside,  più di 30 anni fa, non avevo alcuna preparazione né teorica né pratica. Però  da 10 anni osservavo come docente i miei presidi ed ero continuamente stupito  della loro totale passività, a volte inettitudine, nei confronti dei problemi della scuola. Stavano nel loro ufficio con uno sguardo ed un eloquio genericamente invitanti alla pazienza, alla buona volontà, alla concordia. E nei collegi docenti sempre più infuocati si limitavano a separare il legale dall’illegale invitando come sempre alla concordia. Fu allora che coniai  l’immagine del preside galleggiante che spesso uso.

Deciso a non fare il semplice galleggiante, quando ebbi il primo incarico di preside per prima cosa cercai di far stare i bidelli in una posizione fissa del corridoio. Apriti cielo! la finzione della reverenza ossequiosa  si spezzò immediatamente. Riunioni sindacali, aumento immediato del contenzioso e delle richieste di precisazione . Reazioni anche criminali come un sacco di immondizia rovesciato al centro della palestra con 7 siringhe intorno. I docenti mi osservavano senza pronunciarsi. Io tenevo duro ma senza proclami muscolari. La cosa mi sembrava chiarissima e semplicissima poi avevo ancora la tessera della Cgil e quindi……
Poi cercai di dare un ordine alla segreteria che era un vero e proprio porto di mare e luogo di visite e di lunghi soggiorni amicali  nel corso di tutta la mattinata. Di nuovo reazioni scomposte e durissime. Poi mi addentrai nella vita di classe.  Spesso si verificavano furti di fronte ai quali l’atteggiamento ( per me incomprensibile)era sempre uguale: non cercare il ladro ed esortare ansiosamente il derubato a non portare a scuola soldi o oggetti attraenti.
Mi buttai, anche per dare l’esempio, nella ricerca dei ladri e sempre, dico sempre, interrogando a strascico gli alunni, trovavo i colpevoli. Senza bisogno di atteggiamenti militareschi ma semplicemente raccogliendo le informazioni che i ragazzi interpellati  individualmente davano senza sforzo quasi increduli che la vicenda interessasse veramente il capo.
Nella scuola presto tutti mi guardavano con curiosità.  Io capivo di essere anomalo rispetto ai presidi galleggianti ma capivo anche l’enorme dimensione assunta dal galleggiamento e ( ingenuo) me ne chiedevo il motivo.
Non avevo ancora percepito che la linea del galleggiamento era quella diramata dai vertici ministeriali!
L’anno successivo, vinto il concorso con 38/40 allo scritto, passai alla sede di titolarità. E lì  ripresi con le solite cose di base più la visione della funzione docente. Erano gli anni di moda di alcune parole magiche come programmazione e curriculum personalizzato. E dominio del consiglio di classe sul singolo docente. Ma sul significato di progetto di istituto c’era il buio totale. Cominciai a cercare gli indicatori della vita dell’istituto scolastico, gli strumenti per rilevare lo stato di salute e le tendenze evolutive.

Mi aspettavo il gradimento e perfino l’appoggio di tutti gli amanti della trasparenza. In particolare sul censimento, classe per classe, degli alunni problematici di cui tenevo una apposita rubrica che usavo in tutte le riunioni dei consigli di classe. Non fu così, ed ancora oggi la questione non è sul tavolo  del lavoro formativo ed educativo. Da notare che io non avevo una teorizzazione ”ultimistica” sul lavoro scolastico. Altri l’avevano ed erano inconcludenti.
Non mi ritrovavo con i miei colleghi presidi che erano quasi sempre reticenti o militanti cioè, a mio parere, faziosi o parziali, incuranti della salute complessiva della scuola ma dediti ad obiettivi di moda nei media  o nelle proprie associazioni come la lotta alle bocciature o alle misure disciplinari o per la  diffusione del tempo pieno.
Io non sposavo nessuna spinta particolare. Cercavo di fare nei collegi confronti leali sinceri e dignitosi con sintesi non forzate ma larghissimamente maggioritarie.

In particolare non sostenevo  la lotta aprioristica di alcuni per l’ instaurazione del principio universal – risolutore ma ponevo l’accento sulla verifica sistematica delle esperienze. Ad esempio sulle bocciature chiedevo un esame dell’esito del provvedimento sugli alunni l’anno successivo. Alla fine concordammo, a grande maggioranza e dopo avvenimenti anche drammatici, che la ripetenza poteva essere utile, ma una volta sola nei primi otto anni, in prima media, salvo eccezioni ultra meditate.

Il giornaletto di consuntivo annuale della scuola crebbe anno dopo anno fino ad un livello di semplicità e ricchezza di dati DESCRITTIVI e non propagandistici di cui sono orgoglioso.

Se qualcuno lo desiderasse, inviando la richiesta al Sussidiario.net e a lindiipendenzanuova.com potrei farlo visionare facilmente.

 

Intanto aspettavo direttive chiarificatrici dall’alto.
Invano! Si, invano.  Per 30 anni ho aspettato che dai vertici ministeriali scendessero direttive concrete per il buon governo della scuola relative alla gestione del personale alla disciplina, alla valutazione, all’apprendimento.
I vertici ministeriali avevano rinunciato al governo puntuale della scuola di stato.
Avevano deciso di lasciarla in mano a tutti gli associazionismi ( tra i quali prevalgono quelli sindacali) ed ai media e di seguire solo lo linea del minimo scontro e della minima spesa.
Il ministero si è sempre limitato a gettare nel calderone dall’alto ( come il re dell’isola di Laputa) nobili parole ed esortazioni di natura propagandistica come la personalizzazione, la sicurezza, la disabilità, l’accoglienza il pof e programmi didattici mai verificati. Tutto senza incidere nel tessuto organizzativo e nella chiarificazione dei poteri decisionali e delle responsabilità. Chiamavo questo modo di procedere”buttare petali sul letamaio”.
Il Ministero non è  mai riuscito a prendere il comando operativo sul sistema scolastico.  Ci provò Berlinguer finito male, ci sta riprovando Renzi ma è  già impantanato.

Ma riportare in mano ministeriale il governo della scuola di stato è  doveroso oltre che utile e lecito.
Il comando centrale garantirebbe sia l’uniformità minima del servizio scolastico sia un’equa trattativa per l’autonomia e la specificità del singolo istituto. I presidi quindi si illudono quando chiedono oggi maggiore libertà. Libertà da cosa se la spinta centrale di cui dovrebbero essere i portatori non c’è?
In realtà nella scuola di stato c’è carenza di guida concreta ministeriale. Alla guida concreta sono sostituiti proclami propagandistici fuori dal tempo e dallo spazio e quindi da ogni verifica e valutazione.
E così la maggioranza dei presidi continua a galleggiare negli istituti, afflitta dalle carte compilate per accontentare le richieste burocratiche del vertice ( sempre assente ma che abbonda nel mostrare al mondo le sue buone e nobilissime intenzioni) e chiedendo lacrimevole aiuto e lumi alle varie associazioni.

Quando si trova un singolo preside decisionista è uno che lavora in proprio e quasi sempre dà la sensazione di qualcosa di arbitrario, di gratuito, di soggettivistico, di unilaterale.
Ebbene io sono convinto che solo con la ripresa da parte del ministero del comando attivo sulla scuola nazionale si potranno porre e risolvere in modo leale e costruttivo tutte le questioni comprese quelle dell’autonomia e della territorialità. Si potrà parlare davvero di curricolo essenziale e opzionale, di concorsi nazionali e locali, di scuola statale e paritaria, di una valutazione vera sia degli alunni che del personale.
Senza la spinta di governo dal centro è  impossibile, anche concettualmente, stabilire metodologie e criteri di valutazione vitali dei dirigenti ed a cascata di tutto il personale.
Se ogni 20 o 30 presidi ci fosse un dirigente operativo sovraordinato la gestione quotidiana, il superamento delle anomalie, la definizione degli indicatori di adeguatezza e qualità , diventerebbero semplici. Ed i presidi, così selezionati e formati, controllati e governati, avrebbero l’energia e l’impostazione giuste per operare su tutto il personale delle scuole in modo non cervellotico o stravagante o propagandistico.

Il problema valutazione del personale oggi è  così intricato che a mio parere converrebbe limitarsi a focalizzare e trattare solo il Molto buono ed il Molto cattivo lasciando indisturbata nel mezzo la grande massa del personale.
Certo l’acquisizione nel ministero di una vera capacità di governo della scuola  implicherebbe l’abbandono della gestione simbolica di tipo propagandistico e della linea del minimo conflitto teorico. Dovrebbero essere cooptati  e salire in alto non burocrati politicanti ma coloro che sul campo, dal basso, dal territorio, danno prova di capacità gestionali.

Ed il primo gradino sopra il preside dovrebbe essere molto vicino sia al preside che al territorio. Nello stesso tempo la  sintonia del “capo” di 20 o 30 presidi col ministero, mediata dagli uffici regionali e provinciali (????), dovrebbe essere fuori discussione.

Sarebbe semplice selezionare i coordinatori territoriali dei venti o trenta presidi. Basterebbe scegliere tra i presidi più esperti e capaci. E ciò basandosi sul lavoro  e quindi sul curricolo davvero realizzato nei loro istituti e non su prove di natura cognitiva astratta. Il ministero avrebbe immediatamente una base di 200-300 referenti vicinissimi al lavoro concreto nelle scuole con cui attuare, quotidianamente, sia l’indirizzo della scuole stesse che l’ascolto delle problematiche vere.
I ministri dovrebbero essere in prima fila in questo lavoro  imparando un poco dello stile decisionista che in altri campi il capo del governo usa.
Buon governo significa misurarsi ogni giorno con i tempi e le quantità reali, con la distinzione chiara tra obbligatorio e discrezionale,con la definizione precisa di nazionale e locale con la definizione concreta del buono e del cattivo e con tutte le decisioni e le verifiche conseguenti.

E questo non solo può  ma deve avvenire per mettere fine al degrado nella scuola italiana.

Per gentile concessione dell’autore

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2016/3/19/SCUOLA-I-presidi-galleggianti-e-l-inganno-del-Miur/689182/

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