Indipendenza, debito pubblico e la lezione che arriva dalla Scozia

di DOMENICO MONEA*

Per chi crede nell’autodeterminazione oggi la Scozia fa notizia principalmente per i tentativi dello Scottish National Party di Alex Salmond di ottenere un referendum per l’indipendenza dal Regno Unito.  Meno conosciuto nel nostro paese è, però, il percorso che ha portato la storica nazione Scozzese a confluire nel Regno Unito di Gran Bretagna. L’Atto di Unione del 1707 tra i Parlamenti di Scozia e Inghilterra, arrivato dopo quasi un secolo di unione dinastica, è un interessante caso di studio anche per interpretare dinamiche attuali.

Iniziamo con il dire che di tutto si trattò tranne che di un atto spontaneo o dovuto alla volontà popolare, più volte infatti gli Scozzesi si erano fieramente opposti ai tentativi di conquista militare da parte degli Inglesi, dalle Guerre d’Indipendenza di qualche secolo prima alla recente opposizione al “Lord Protettore” Cromwell e anche durante il processo di approvazione dell’Atto ci furono notevoli sommovimenti popolari e tentativi di rivolta.

Cosa aveva spinto, allora, il Parlamento Scozzese a questa decisione nel 1707? I debiti.

La Scozia ad inizio ‘700 era un paese sull’orlo del fallimento a causa del Darian Scheme, un’ impresa coloniale finita male nell’attuale Panama finanziata con oltre un quarto della ricchezza Scozzese tramite sottoscrizioni. Gran parte della nobiltà Scozzese dopo il fallimento della Darian Company si trovò in gravi problemi economici, e questo servì ad eliminare le resistenze parlamentari che avevano evitato di portare a termine il processo di unione, spesso ventilato nei due secoli precedenti. In cambio dell’Atto l’Inghilterra si fece carico del debito nazionale Scozzese e dei debiti dei sottoscrittori dello schema, oltre a stabilizzarne la moneta,

Un paese sull’orlo del fallimento, un vicino ricco e potente e un salvataggio pagato con la perdita della sovranità. Ricorda qualcosa?

*Associazione “Diritto di voto”

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4 Comments

  1. CARLO BUTTI says:

    Tutti gli stati nazionali,dovunque e comunque e quandunque costituiti, non hanno più senso, se mai l’hanno avuto. Perseverare diabolicum…

  2. Roberto Porcù says:

    @ Daniele Roscia – “se la Scozia non fa piu’ scandalo …”
    Dipende con chi ci si confronta. La monarchia inglese, avrà altri difetti, ma è democraticamente tollerante e capisce quando un lasciare libertà ad una popolazione sottoposta sia più conveniente che ostinarsi a trattenerla. Per istanze simili, solo nella Francia di Luigi XVI scoppiò una rivoluzione e le ex colonie inglesi hanno tutte con il Regno Unito rapporti molto buoni.
    Diverso è il comportamento dello stato italiano, che sia retto dai Savoia o da “rappresentanti dei Cittadini” che godono di privilegi monastici e di cui uno di essi addirittura nella reggia ci vive.
    Io ricordo la “messa in riga” dei Serenissimi ed un poliziotto che spezzò con astio e disprezzo l’asta di quel gonfalone di Venezia fatto sventolare dal campanile durante la loro dimostrazione.
    Non ci sono i presupposti per un dialogo e chi li propugna o è uno sprovveduto o un marpione che tira a far passare il tempo. Vae victis.

  3. Daniele Roscia says:

    Non penso che la Germania della Merkel abbia intenzioni egemoniche sfruttando le difficoltà in cui si dibattono i paesi periferic, piuttosto sta facendo concretamente, ed ha ragione, quello che i settentrionali non hanno fatto con il resto d’Italia. La mistica del confronto di stampo calcistico, fra Italia e Germania deve essere smontata: il patriottismo italico di molti cittadini settentrionali va contrastato, senza sostituzioni di sentimenti nazionalisti lombardi o veneti. Di certo la Scozia costituisce un chiaro esempio di come tutti gli stati nazionali costituiti nell’ottocento, non hanno piu’ ragioni di esistere e se la Scozia non fa piu’ scandalo nel richiedere la sua totale indipendenza, non capisco perché non lo possa fare la Lombardia ed il Veneto.

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