SCOZIA, SI ALLA SECESSIONE PER IL 30% DEGLI ABITANTI

di SALVATORE ANTONACI

Tra Londra ed Edimburgo è ormai duello aperto sulla questione deflagrante del prossimo referendum che dovrà decidere le sorti della Scozia. Con un’ accelerazione improvvisa, infatti, il governo di David Cameron tenta di sconvolgere la tabella di marcia del Premier scozzese Alex Salmond intenzionato a convocare la consultazione nel 2014 ,se non addirittura l’anno successivo, al termine del proprio mandato.

Incaricato della delicata missione è nientemeno che il Cancelliere dello Scacchiere,George Osborne, che avrebbe preparato una vera e propria polpetta avvelenata per Holyrood (la sede dello scottish Parliament): concedere allo stesso la potestà di indire il voto ma…entro e non oltre la metà del prossimo anno. Anche se lo stesso Cameron ed il Segretario agli affari scozzesi, il libdem Michael Moore, giustificano l’espediente con la necessità di offrire chiarezza e “pronte risposte alla crisi” alla business community locale, risulta palese la volontà di infliggere un colpo da K.O. alle velleità indipendentiste del partito trionfatore nelle ultime elezioni.

Lo Scottish National Party, se questo scenario divenisse realtà, avrebbe, infatti, poco tempo per ribaltare il probabile esito negativo del referendum. A conforto di ciò basti citare i numeri dell’ultimissimo sondaggio Ipsos-Mori apparso ieri sul “Daily Telegraph”: i favorevoli all’indipendenza raggiungono il 29% nel territorio scozzese a fronte del 54% di contrari. Così similmente nel resto del Regno Unito.

Altro elemento fondamentale: Salmond ed il suo entourage pensano ad un quesito con tre opzioni di risposta in modo da poter sommare i consensi favorevoli all’autodeterminazione a quelli richiedenti solo una maggiore autonomia in materie non compendiate dalla devolution del 1997.

Da parte inglese si insiste, invece, sullo schema aut-aut, cercando così di stanare la preda in questa specie di caccia alla volpe istituzionale. Comunque sia, la partita è appena agli inizi: lo SNP è intenzionato a rintuzzare l’offensiva arrivando sino al punto di rispedire il pacco-dono al mittente dopo un solenne pronunciamento negativo in Parlamento.

Possibile, infine, che si giunga ad una chiamata alle urne senza il nullaosta della madrepatria. Magari in una data simbolica che conserva tuttora un grandissimo significato per queste lande: il 24 giugno del 2014, settecentesimo anniversario della vittoriosa battaglia di Bannockburn che vide il trionfo degli irriducibili montanari guidati da Robert Bruce sull’arroganza reale della Corona d’Inghilterra. Giusto a ricordare che spesso la politica è davvero la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Fortunatamente meno sanguinosi.

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Perche’ noi non festeggiamo il 150° anno di OCCUPAZIONE TRIKOGLIONITA..??

    POSSIAMO O NO FARE FESTA IN NEGATIVO..??

    Tanto, che la festa sia positiva o negativa da NOI E’ PAGATA..!!

    Quindi.:??

    Festeggiamo col trikoglione a lutto..!!

    Ma non usando il nero, ma il bianco come quando c’era la PESTE..!!

    L’italia e’ UNA VERA PESTE..!!

    Saluti
    LB

  2. luigi bandiera says:

    BENE..!

    Chissa’ quando qua da noi… stracolmi di polentoni e di trikoglioniti..!

    Amen

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