Scozia pronta ad un nuovo referendum per l’indipendenza

di BRUNO DETASSISscozia

La Scozia potrebbe tenere un secondo referendum per l’indipendenza nel caso il governo nazionale guidato da David Cameron non rispetti la promessa di un’ulteriore devoluzione dei poteri a Edimburgo. Lo ha ipotizzato il vice leader dello Scottish National Party, Stewart Hosie, commentando la posizione ufficiale del partito separatista, che almeno a parole sembra aver messo da parte le velleità referendarie: “Un secondo scenario è invece possibile – ha detto Hosie al Financial Times – soprattutto se coloro che hanno votato per l’indipendenza realizzano che quanto e’ stato promesso non rispetta il programma di devoluzione garantito in precedenza dal primo ministro”.

Le parole di Hosie, che per la prima volta dopo la consultazione del 18 settembre 2014 prospettano un secondo voto per l’indipendenza, sono comunque state accolte con freddezza da altri esponenti del partito separatista, come John Swinney, responsabile per le finanze scozzesi. “La nostra posizione – ha detto Swinney alla Bbc – è che per un secondo referendum ci debba essere un cambio sostanziale nelle condizioni materiali della situazione scozzese”. Posizione del resto esposta più volte anche da Nicola Sturgeon, leader Snp e ‘first minister’ del governo di Edimburgo. Intanto, lo Scottish National Party è andato su tutte le furie per le parole di David Starkey, noto storico britannico (inglese), che domenica in un’intervista al Sunday Times ha paragonato il partito separatista scozzese al nazismo, dicendo che a Edimburgo si addossa la reponsabilità dei i problemi sociali al governo di Londra nello stesso modo in cui “i nazisti incolpavano gli ebrei”.

Durante un programma televisivo alla Bbc nella tarda serata ha poi difeso le sue parole, sostenendo di non aver offeso gli scozzesi ma di aver “semplicemente paragonato le strategie dei due partiti”, definite entrambe “virulente”.

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