Scozia: per fermare l’indipendenza tutto fa… whisky

 di CLAUDIO PREVOSTI

Per fermare l’indipendenza tutto fa brodo, anzi whisky… La ripresa britannica prosegue, meglio delle previsioni, e così Londra si può permettere di corteggiare la Scozia per fare in modo che rimanga all’interno del Regno Unito quando mancano ormai meno di sei mesi al referendum sull’indipendenza. Il ministro del Tesoro, George Osborne, presentando  ierila finanziaria 2014 alla Camera dei Comuni, ha annunciato il congelamento della tassa sul whisky, insieme ad altre misure – fra cui sgravi fiscali a lavoratori, risparmiatori e pensionati – per permettere al Paese, senza rinunciare al rigore dei conti, di lasciarsi la crisi alle spalle.

«Il whisky scozzese è una enorme storia di successo britannica – ha detto Osborne – e per sostenere questa industria, al posto di aumentare le tasse sul whisky e gli altri spiriti, oggi le congelerò». Lo Scottish National Party, partito indipendentista che guida il governo di Edimburgo e ha promosso il referendum per l’uscita dal Regno, ha espresso in un comunicato grande soddisfazione per l’annuncio del ministro. Un regalo possibile grazie anche a un’economia in ripresa. «Posso affermare oggi che l’economia sta continuando sulla via della ripresa», ha affermato Osborne. E i numeri gli danno ragione. Sono in rialzo le previsioni di crescita, al 2,7% nel 2014 (contro il precedente 2,4%) e al 2,3% nel 2015 (contro un 2,2%). «La Gran Bretagna cresce più rapidamente della Germania, del Giappone e degli Stati Uniti», ha sottolineato il cancelliere dello Scacchiere. «Stiamo rimettendo il Paese in sesto», ha aggiunto, precisando che «questa è la finanziaria per costruire un’economia resiliente».

Positivi anche i nuovi dati sulla disoccupazione. È scesa dal 7,4% al 7,2% nei tre mesi da novembre a gennaio, secondo quanto ha annunciato oggi dall’Ufficio nazionale di statistica (Ons). Il numero dei senza lavoro diminuisce così di 63mila unità, ed è a 2,33 milioni, con il numero record di occupati a 30,2 milioni. Questo ha permesso di fare tutta una serie di ‘concessionì ai britannici che hanno patito anni di austerità. È previsto l’innalzamento della soglia per l’esenzione fiscale di 500 sterline, arrivando a 10.500 sterline, con importanti ripercussioni sulle famiglie a medio e basso reddito. E poi minori oneri fiscali per i piccoli risparmiatori e per i pensionati. Sul fronte delle imprese, invece, Osborne ha annunciato il raddoppio dei crediti all’export a 3 miliardi di sterline. Mentre con la nuova moneta da un pound – che manda in pensione quella che è nelle tasche dei britannici da trent’anni – il governo promette di contrastare la contraffazione. Con doppio colore, avrà un bordo a dodici lati, come il vecchio conio da tre pence in uso dal 1937 al 1971. Ma al contempo Osborne ha ricordato che resta ancora molto lavoro da fare. E per questo l’austerità non finisce. Anzi, è stato stabilito per il 2015 un tetto da 119 miliardi sterline ai sussidi pubblici, escluse le pensioni e i benefit di disoccupazione, che crescerà in linea con l’inflazione. Il cancelliere ha infatti l’obiettivo di un surplus di bilancio nel 2018-19. «Nel 2018-19 non dovremo più accedere al prestito – ha detto – Avremo un piccolo surplus di circa 5 miliardi di sterline». Non la pensa così l’opposizione laburista. Nel dibattito alla Camera dei Comuni, il leader Ed Miliband, sostiene che le misure vanno a beneficio di pochi e che da quando i conservatori sono a Downing Street, dal 2010, «le condizioni della gente sono peggiorate, mese dopo mese, anno dopo anno».

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