Cosa sta succedendo in Scozia: una lezione utile ai Veneti e non solo

di GIOVANNI DALLA VALLE

Sono veneto di nascita e cittadino britannico. Sono anche un membro anche dello “Scottish National Party” e mi sto impegnando per la campagna  per il referendum sull’indipendenza della Scozia deciso per l’ottobre 2014. In questa veste e su invito della redazione di questo giornale sintetizzo volentieri la relazione che ho svolto domenica 8 luglio a Vittorio Veneto, in occasione di “Venetika”, un gran bel convegno dedicato alla cultura veneta da Raixe Venete e dal suo bravissimo direttore Davide Guiotto.

La Scozia ha una popolazione di cinque milioni di abitanti, praticamente come quella del Veneto, ma un’economia e una storia indipendentista abbastanza diverse.

L’economia scozzese, pur con un PIL inferiore a quello del Veneto e della Lombardia, crea circa 100 miliardi di sterline all’anno (circa 126 miliardi di euro al cambio di oggi) a cui se ne aggiungono altri 30 per i ricavi dal petrolio estratto nel Mare del Nord e dai gas naturali. Piu’ del 50% dell’economia e’ assorbita dai servizi finanziari, bancari e amministrativi, a cui seguono in ordine di grandezza l’energia (gia’ nel 2007, il 23% della massa lavorativa di questo settore per tutto il Regno Unito!) , il manifatturiero (piccola e media impresa), il turismo, i trasporti, le comunicazioni, l’edilizia e infine, in minor rilievo, l’agricoltura e la pesca (specie quella del salmone). Ha un ruolo da gigante la produzione di whisky che porta piu’ di 3  miliardi di sterline all’anno e, di più recente sviluppo, l’industria della moda con più di 2 miliardi all’anno. Là dove Glasgow è la capitale industriale, Edimburgo è la capitale accademica con università entro le 150 migliori del mondo e festival culturali e musicali (come quello d’agosto) ormai noti in tutto il mondo. Con il 25% delle risorse di energia eolica di tutta Europa, il 25% di energia ricavabile dalle proprie maree e con gas naturali e giacimenti petroliferi che si stimano durare per almeno altri 40 anni, una Scozia indipendente sarebbe una realtà completamente autosufficiente dal punto di vista energetico (e senza bisogno di energia nucleare!).

Mi ripropongo ora d’illustrare le principali tappe del percorso che ha portato alla storica vittoria dello Scottish National Party nel 2011 e alla decisione d’indire un referendum per l’indipendenza nel 2014, sperando che il ‘modello scozzese’, sia pure avendo origini e tratti diversi, possa ispirare i patrioti veneti e magari anche quelli di altri movimenti indipendentisti italiani. Come nel celebre film Highlander, devo però partire dal passato.

Il primo maggio del 1707, la Scozia si unisce all’Inghilterra con il Treaty of Union, perdendo di fatto la secolare indipendenza. A differenza della Serenissima Repubblica di Venezia, il passaggio non è dovuto ad eventi esterni (leggi Napoleone Bonaparte) ed è il completamento di un percorso di unione tra due famiglie regnanti (ovviamente senza la consultazione dei loro sudditi) che era già iniziato nel 1603 con l’accordo delle due corone (Tudor e Stuart). Ma che si trattasse di due nazioni diverse, semplicemente unite sotto un’unica monarchia (quella degli Hannover dal 1714 fino alla morte della regina Vittoria nel 1901 e poi quella dei Windsor che governa ancora oggi), non è mai stato messo in dubbio. Di fatti gia’ nel 1885 s’era istituito un Segretariato per la Scozia a Londra, poi portato ad Edimburgo nel 1939.

Il senso d’identità torna a riemergere proprio negli anni della Grande Depressione (vi ricorda un po’ il momento di crisi che attraversiamo oggi?) con la formazione, nel 1934 dello Scottish National Party. Dopo limitati successi durante la guerra (primo seggio parlamentare nel 1945), c’e’ un ventennio di eclissi, dove i laburisti scozzesi, fino allora sempre i piu’ sensibili alla Scottish Home Rule (la questione scozzese) diventano addirittura unionisti. Questo strano riflusso, forse dovuto all’esigenza di consolidare tutti gli sforzi nazionali per ricostruire un paese disastrato dalla guerra e oberato di debiti, finisce negli anni sessanta. Nel 1967 lo SNP prende il 46% di voti in Scozia e l’idea della devolution si presenta con pieno diritto alle porte di Westminster. I laburisti, che in Scozia hanno sempre avuto la maggior parte dei seggi, non intendono farsi scavalcare e ricominciano ad accarezzare l’idea. Ci si gettano subito anche i conservatori nel 1968 con la Dichiarazione di Perth. Il primo documento governativo che propone la formazione di un’assemblea scozzese e’ del 1970. Nel 1979 s’indice il primo referendum per la devolution. Che viene perso con il 32.9% di consensi. Ma l’idea e’ ormai trasversale ai partiti, piace a molti e continua a crescere. Nel 1989 nasce la Scottish Constitutional Convention e il governo di Margareth Thatcher passa il Claim of Right for Scotland (la Rivendicazione di Diritto per la Scozia) che stabilisce la ‘legacy’ (concetto antico nella tradizione giuridica anglo-sassone e difficile da tradurre in italiano ma che andrebbe riprodotto per la questione veneta) storico-culturale scozzese, cioè il diritto a rivendicare un lascito storico ben preciso e diverso da quello inglese. Di questo lascito (e naturalmente anche dei voti che può portare alle elezioni) se ne farà carico otto anni dopo un giovane leader emergente del partito laburista alle prese con il difficile compito di vincere le elezioni contro un avversario conservatore potentissimo ma che aveva ormai fatto piangere il leone inglese a forza di tasse sulla casa e tagli rovinosi di tutti i servizi pubblici. E’ il 2 maggio del 1997 e lui si chiama Tony Blair.

Dopo aver trionfato alle elezioni e come promesso in campagna elettorale, l’11 settembre dello stesso anno il governo Blair indice il referendum per la devolution in Scozia che questa volta viene stravinto con il 74,3% di consensi. Nel 1998 si decreta lo Scottish Act (Legge sulla Scozia) che devolve alla Scozia sanità, istruzione, giustizia, amministrazione, agricoltura e pesca (le ferrovie seguiranno nel 2006). Il primo luglio del 1999 s’insedia a Holyrood il Parlamento Scozzese. La maggioranza dei seggi è nelle mani dei laburisti e laburista è il suo First Minister: Donald Dewar. Questi apre i lavori prendendo nelle sue mani il libro degli Atti Parlamentari e citando la pagina lasciata aperta dal primo maggio del 1707. Gli astanti applaudono commossi e si leva un grido di esultanza per la Scozia ritrovata.

L’entusiasmo è ormai irrefrenabile e lo Scottish National Party ne trae giovamento, acquistando consensi dopo consensi fino a battere persino i laburisti e a ottenere la maggioranza realativa alle elezioni del 2007. E’ ora il momento di Alex Salmond, nuovo primo ministro del parlamento scozzese, da sempre patito per l’idea di una piena indipendenza da Londra. Lo stesso anno il governo scozzese passa la mozione d’indipendenza e inizia la cosiddetta National Conversation (Conversazione Nazionale). Salmond mette in azione uno dei piu’ agguerriti team di marketing e comunicazione mai visti nella storia della politica britannica. Programmata per una durata di due anni, la National Conversation vede lo svolgimento di centinaia di dibattiti su temi selezionati allo scopo di soddisfare un dibattito costituzionale. L’associazionismo è il  cuore del progetto e le sue componenti gli interlocutori privilegiati. Vengono interpellate quasi 400 associazioni politiche e civili, includendo sindacati, associazioni comunali, associazioni di volontariato, sportive, imprenditoriali, agricole, ambientaliste, accademiche, movimenti per i diritti civili, rappresentanti di parrocchie e di tutte le chiese, associazioni per disabili, minoranze etniche, insomma di tutto e di più! Cervello comunicativo dell’iniziativa è il ben organizzato e strutturato sito www.anationalconversation.com  che viene cliccato 500.000 volte solo per questo nel 2007. Alla fine la National Conversation produce una serie di documenti che vengono convogliati nella White Paper del 2009, un documento che nella tradizione giuridica anglo-sassone rappresenta un insieme di linee guida che precedono l’atto o la legge istituzionale vera e propria. In questo caso significa l’embrione della nuova costituzione scozzese. Ma forse il risultato meno aspettato della National Conversation è proprio l’aumento vertiginoso di consensi per l’idea indipendentista di Salmond.

Arriva così anche il 2011 e lo SNP trionfa nelle elezioni acquistando 69 seggi su 121, diventando maggioranza assoluta e umiliando persino il partito laborista. Un risultato definito “storico” dai media. Nel giugno di quest’anno (2012) è partita la Yes Scotland Campaign (Campagna per il Si’), un’ enorme operazione di propaganda e fund raising che mira a creare la massa critica indispensabile per vincere la consultazione sull’indipendenza dell’ottobre 2014. Chiunque può facilmente accedere al sito www.yesscotland.net  e dare una mano alla causa, donando o facendo propaganda per telefono, porta a porta, sui giornali, alla radio, su FB, Twitter, vendendo gadgets, spillini, coccarde ecc. Insomma, un misto di iniziative che hanno sempre caratterizzato il fund-raising anglo-sassone, anche se gran parte della politica italiana le ha spesso ignorate, preferendo contare sul finanziamento ai partiti, sui voti di scambio e sulle tribune politiche di Porta a Porta (per poi perdere clamorosamente come e’ successo di recente!).  Ma anche metodi di marketing molto simili a quelli recentemente attuati dal Movimento Cinque Stelle in Italia, basati sull’importanza di Internet, sulla trasversalità dei targets elettorali, sulla priorita’ dei problemi più diretti e più pratici dei cittadini, sul consenso ottenuto dal basso.

La lezione che veneti e altri popoli possono imparare dagli scozzesi nella loro via per l’indipendenza e’ molteplice:

1. Per reclamare un’indipendenza occorre una ‘legacy’ storico-culturale.

2. Occorre una situazione economica che garantisca dei vantaggi ovvi e una copertura dei costi.

3. E’ senz’altro utile un processo devolutivo che porti alla formazione di un parlamento locale.

4. E’ indispensabile un partito o un movimento che si faccia carico di creare una massa critica di consensi tale da poter ottenere la maggioranza dei seggi in un parlamento locale e far passare la mozione per  un referendum sull’indipendenza.

5. E’ estremamente utile avere un rapporto continuo con tutte le forze politiche e le associazioni civili, affinche’ l’idea venga recepita come “nazionale”, cioè trasversale e aperta a tutti e non necessariamente monopolio di un partito (vorrei far notare a certi arriccia-naso della sinistra italiana che lo SNP e’ un partito di centro-sinistra!).

6. Occorrono tecnologie informatiche e strategie di marketing studiate a tavolino da i migliori esperti del settore. Il dominio televisivo non e’ affatto necessario. Si pensi che nel 2008 solo il 3.7% dei programmi della BBC venivano fatti in Scozia.

7.  Occorre lottare uniti per un’idea comune e non dividersi in una miriade di movimenti per questioni personali e sciocchezze varie!

Ecco, chiamamoli i Magnifici Sette Punti. Oggi per il Veneto il primo criterio non è piu’ messo in discussione neanche dalla maggioranza degli italiani (caso mai è spesso nascosto!). Il secondo è noto a tutti i lavoratori e imprenditori seri che conoscono la realtà veneta. Il terzo è stato fallito per vent’anni dalla Lega Nord, per motivi e responsabilità varie e su questo non è mia intenzione soffermarmi.

Tuttavia, dopo l’adesione dell’Italia nel febbraio del 2006 alle normative EU sul diritto all’autodeterminazione dei popoli e l’abolizione del reato d’opinione a questo proposito (legge 85/2006), e fermi stanti la Carta delle Nazioni Unite (di cui l’Italia è stato membro) e il Patto internazionale sui diritti civili e politici, stipulato a New York nel 1966 recepito dall’Italia nel 1977 (legge 881/1977), la devolution e l’istituzione di un parlamento locale non sono neanche più necessari al Veneto come percorso ‘scozzese’ per arrivare ad un suo referendum per l’autodeterminazione. Basta che lo voglia la gente, o meglio la maggior parte dei residenti in Veneto.

Qui entra in gioco il quarto criterio. Quello di un partito o movimento indipendentista che aiuti a formare una massa critica di consensi e che, per finire, secondo il quinto e sesto insegnamento dall’esperienza scozzese, sia il più trasversale possibile e capace di usare tecnologie di comunicazione avanzate (piu’ Internet che televisione, senza dubbio, anche se i media locali contano ancora dalle nostre parti). Sull’ultimo principio non mi esprimo. Mi pare che parli da sé.

Spero di esser stato chiaro e di aver apportato un utile contributo al dibattito che si svolge su questo quotidiano. E mentre noi lavoriamo, non dimentichiamo un grido di gioia anche per i fratelli rompi-ghiaccio: “Good luck, Scots! (buona fortuna, scozzesi!)

Fonti: 

Choosing Scotland’s Future, Scottish Executive, August 2007.

Your Scotland, Your Voice: a National Conversation, the Scottish Government, November 2009

Siti:

www.anationalconversation.com

www.scotland.gov.uk

www.scottish.parliament.uk

www.snp.org

www.yesscotland.net

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23 Comments

  1. loris says:

    Le notizie sulla scozia sono molto utili. Tuttavia la situazione dei veneti è completamente diversa.
    1- il “veneto” di oggi non è mai stato uno stato, lo era il Lombardo-Veneto , che a sua volta era l’erede giuridico della repubblica veneta
    2- quello che l’Inghilterra ha dato alla Scozia le regioni italiane ce l’hanno da 40 anni !
    3- il referendum propositivo in italia non esiste, e il consultivo non è vincolante per il legislatore : IL REFERENDUM NON SI PUO’ FARE
    4 – il lombardo-veneto non è legalmente italiano: è tutto spiegato in questo sito http://www.lombardo-veneto.net/info/

    • caterina says:

      ritengo che posano coesistere azioni parallele, sia quella giuridica in ambito interno e internazionale sulla legittimità dei comportamenti e delle pretese, sia quella politica intesa a valutare concretamente l’opportunità di eventuali alleanze, se queste servissero sul piano pratico quantomeno a impedire a questo stato accentratore di continuare ad agire da piovra soffocante e cercare di indurlo a miglior consiglio…

    • 1- Il Lombardo-Veneto non esiste più e una situazione del diritto internazionale riguardante confini e diritti dei popoli che si è venuta a creare prima del 1945 non viene tenuta minimamente in considerazione dal diritto internazionale moderno. Molti stati succeduti protagonisti in quel periodo non esistono più, chi può essere abilitato a giudicare una situazione storica o eventi accaduti tra il 1859-1866 e pretendere effetti che valgono per il futuro ? La risposta, nessuno !!! Altrimenti bisognerebbe mettere in campo ogni revisionismo storico, modificazioni di confini e altro. Sarebbe da riscrivere la storia del mondo. Tutto questo è un difetto assoluto di giurisdizione e tale resta, senza esplicare ne doveri ne diritti per nessuno. Per le favole consiglio il seguente film:

      http://www.youtube.com/watch?v=gAMzMkpTuZA

      2- La nazionalità veneta o cittadinanza dir si voglia non è mai esistita, la lingua ufficiale sia sotto Napoleone che sotto l’Impero-Austriaco nel Lombardo-Veneto è sempre stato l’italiano. I veneti non sono mai stati uniti, ne storicamente ne giuridicamente; non sono mai stato popolo, cosa che sono invece stati gli scozzesi a dispetto di tutte le loro battaglie religiose ( anzi la loro forza è stata proprio quella).

      3- L’Italia non è un paese di common law, ma di civil law, la devolution fatta da Londra, non ce la sogniamo. Le regioni italiane non sono minimamente paragonabili alla devolution in suolo britannico ed è questo un fatto di grande confusione per chi giustamente ignora e non conosce il diritto.

      4- La materia di diritto internazionale come la ratifica dei trattati e altro…spettano al parlamento in Italia, non al popolo. Sono materie escluse dai referendum.

      5- Nessuno regione italiana ( enti amministrativi e basta, senza personalità giuridica internazionale), ha un parlamento paragonabile a quello scozzese, con competenze di indirizzo su tutte le materie, tranne la politica internazionale. Gli scozzesi hanno già il loro primo ministro, mentre in Italia i governatori sono semplici amministratori italiani e non rappresentano i popoli regionali, ma solo un ente amministrativo che amministra italiani residenti in regioni a statuto ordinario (dal 1970) o speciale (poco cambia, tanto decide sempre Roma).

      6- Il referendum sull’autodeterminazione dei popoli promosso da molti partiti e movimenti indipendentisti, non si può fare, è vero !!! Non ci sono prassi, leggi, norme o altro in merito che lo prevedano. E’ la più grossa boiata e cattedrale nel deserto politico italiano dopo la Padania. Libertà nelle forme, non vuol dire libertà di esercitare un diritto senza certezza. Nessun privato, può rappresentare un governo o un autogoverno del popolo veneto, basandosi su leggi italiani o leggi recepite dallo stato italiano, significherebbe andare contro alla sovranità interna di una stato, VIOLARE IL SUO PRINCIPIO DI NAZIONALITA’ RICONOSCIUTO DAL DIRITTO INTERNAZIONALE E DAL MONDO, VIOLARE LA SUA SOVRANITA’ INTERNA ED ESTERNA NEI SUO EFFETTI.

      7- Per lottare da popolo veneto, bisogna essere veneti, rinunciare ai diritti italiani, disconoscere lo stato italiano, rifiutare la sua cittadinanza, disobbedire civilmente, rifiutare interessi di qualsiasi tipo con lo stato italiano, affarismo, intrallazzo, traffichino. Solo dalla rottura con il passato si costruisce il presente e il futuro, non restando conniventi con lo status quo attuale. Se la rottura dovesse tramutarsi “mutatis mutandis” in guerra civile, rivolta, rivoluzione o altro….beh, bisogna essere pronti, la libertà si conquista con fatti e spesso con il sangue, e non a parole.

      1797 W SAN MARCO PRO UT I VETERI

      Alessio B.

    • Loris, mi pare i tuoi commenti sui Veneti siano confusi e non aiutino nessuno. E poi non e’ nemmeno vero quello che scrivi. Io questa devolution scozzese di 40 anni alle regioni italiane proprio non la vedo e il lombardo-veneto non era erede di nessuno, ma solo un artificio causato dai disastri napoleonici e dalle successive misure del Concilio di Vienna del 1815, se non sbaglio. Lascio agli altri risponderti sul resto. Ciao

  2. Lucafly says:

    IN Scozia ci sono gli SCOZZESI…..95%
    In Veneto sono rimasti maggioranza i VENETI %%%%
    Ma in Lombardia vi siete gurdati intorno..PUGLIESI,CALABRESI,SICILIANI, CAMPANI,MAROCCHINI ecc…ecc…. oramai sono la maggioranza e la cultura è da Arabo Sanniti,i Lombardi si devono rassegnare sono destinati a scomparire per un motivo semplice non sono un popolo ma dei grandi COGLIONI.
    al mio paese le vecchiette chiedono ancora al parroco chi devono votare……AMEN

    • Eppure, caro Lucafly, conosco tantissimi meridionali che si sentono ormai fieri di far parte della civilta’ che ha dato loro lavoro, famiglia e casa e sono persino i piu’ agguerriti contro l’Italia come stato centralizzato.
      Non possiamo dimenticarli. E hai detto anche una cosa importantissima: gli anziani sono ancora confusi nel voto. Per forza! Nessuna forza politica si occupa mai di loro. In Veneto le statitistiche ufficiali (quelle pubblicate dalla regione) danno circa 1.200.000 persone oltre i 65 anni, piu’ del 20% della popolazione. E’ un esercito di voti! E sono proprio quelli che soffrono di piu’ di questa globalizzazione tecnologica e finanziaria. Quasi sempre non sanno usare un computer, non usano carte di credito e certamente non ce la fanno a ricordarsi tutti i maledetti pins e le passwords richieste da questa societa’. Negli ultimi vent’anni abbiamo promosso una computerizzazione di massa che ha certamente portato benefici per l’esplosione demografica del mondo ma ha anche alienato milioni di persone. E’ che molti vecchi spesso non si lamentano di queste cose perche’ se ne vergognano ma non c’e’ nessuna ragione per cui anche loro non avrebbero piacere a far parte della comunita’ ‘moderna’, se solo qualcuno avesse la pazienza di insegnare loro magari a usare Internet o FB, anziche’ lasciarli soli davanti un televisore che li rincretinisce. Inoltre s’e’ dato per scontato che a quelle generazioni, da sempre abituate ad andare a messa e a frequentare le chiese cattoliche, vada benissimo piantarci un minareto davanti alla casa, per fare un esempio. La societa’ multi-etnica e’ stata loro imposta dallo stato italiano senza nessuna consultazione (come in Svizzera). Ecco, io credo che il problema non sia solo d’integrare genti di fede cosi’ diverse. Certo che la tolleranza va incoraggiata ma mi parrebbe giusto anche chiedere il consenso alla maggioranza di TUTTI i membri di una comunita’, prima di cambiarla in modo cosi’ radicale. Io son convinto che se cominciassimo a intavolare discussioni e conversazioni anche con loro, magari parlando la stessa lingua o dialetto, che sanno parlare meglio, comincerebbero a capire che non sono piu’ soli. E non importa se una persona ha 99 anni. E’ sempre suo diritto votare. Se chiedono aiuto al parroco, e’ perche’ noi li abbiamo abbandonati!

  3. William Marsura says:

    Gli Scozzesi hanno fatto un gran fondo di 40 anni per arrivare alla probabile indipendenza della loro patria.E’ un percorso dal quale noi indipendendesti Veneti e non solo dobbiamo sfruttare.
    Noi un gran fondo non ce lo possiamo permettere abbiamo bisogno di uno sprint veloce per uscire da questa gabbia soffocante.
    Ho avuto la fortuna di conoscere Giovanni e sono rimasto folgorato dalla passione che ha per la nostra causa e sopratutto dall’ importanza di cominciare a seguire il modello SNP non solo per l’indipendentismo Veneto ma per tutti i movimenti indipendentisti della penisola.
    Il lavoro da fare è tanto ma avere una pista vincente da seguire potrà far si che si evitino errori clamorosi.Grazie Giovanni per tutto il lavoro che stai facendo per l’indipendentismo Veneto e non solo.

    • My pleasure, carissimo William. Ma non merito il complimento. Sono io che sono rimasto folgorato nel conoscere persone come te che rischiano ogni giorno sulla loro pelle gli effetti di un’ovvia discriminazione politica per portare avanti un’idea santa e perfettamente legittima come quella della nostra indipendenza. Persone che lavorano incessantemente per le loro comunita’ e le loro famiglie e sono trattate come estremisti o persino terroristi quando sventolano la loro bandiera!?
      Una volta rimasi impressionato dalla cronaca di un dialogo tra Ronald Reagan e Michael Gorbaciev mentre stavano atterrando in uno scalo americano. Gorbaciev chiese a Reagan come mai a quell’ora c’erano ancora tante luci accese e veicoli per la strada, la’ dove in Unione Sovietica non si sarebbe piu’ visto nessuno in giro. Reagan sorrise e rispose: e’ la nostra gente, presidente, lavorano sempre, giorno e notte. Sono Americani! Ecco, io non sono certo cosi’ importante come quei due osservatori ma noto la stessa cosa quando rientro in patria. Gente onesta che lavora sempre nonostante tutto cio’ che l’Italia causa loro. E se qualche passeggero straniero me lo chiedesse un giorno, vorrei rispondergli: e’ la nostra gente, caro, sono Veneti!

  4. claudio says:

    Intanto grazie per questo resoconto molto interessante.

    In Scozia non c’è stato un *unico* partito politico che ha fatto la sua azione, ma più partiti.
    L’unione deve essere sull’obiettivo, non necessariamente sull’organizzazione e nemmeno su temi diversi poiché non si parla solo di indipendenza.

  5. Gian says:

    …e non c’e’ nessuna ragione perche’ non debba farlo anche per quelli lombardi

    Occorre lottare uniti per un’idea comune e non dividersi in una miriade di movimenti per questioni personali e
    sciocchezze varie!

    bastano queste due citazioni per chiedere di soprannominare Dalla Valle Mr Serietà. Concetti chiari e precisi, ma sopratutto COSTRUTTIVI, invece delle ripicche e cotro ripicche di tanti autonomisti, invece delle solite beghe tra padani, uno che si impegna seriamente e soprattutto uno che ha capito che il problema del veneto non sono i lombardi!!!!!!!!!!!

    Dalla Valle spiegaglielo bene perchè certi autonomisti super-serenissimi non l’hanno capito.

  6. Giancarlo says:

    [QUOTE](vorrei far notare a certi arriccia-naso della sinistra italiana che lo SNP e’ un partito di centro-sinistra!)[/QUOTE]

    Forse sarà il caso di farlo notare anche agli arriccia-naso Tea Party de noantri, etnonazionalisti e Vandeani Serenissimi antigiacobini, che qui sono in discreto numero.

  7. X says:

    Speriamo che la Scozia sia la prima tessera del domino…
    Ma gli indipendentisti veneti e soprattutto quelli lombardi devono darsi da fare se vogliono poter beneficiare dell’indipendenza della Scozia, perché adesso come adesso se anche gli scozzesi avessero successo non ci sono le condizioni affinché Veneto e Lombardia ottengano l’indipendenza.

  8. Matteo says:

    La differenza di organizzazione e di strategia con gli scozzesi è abissale, ma loro hanno 70 anni di cammino alle spalle, mentre noi di Veneto Stato siamo appena agli inizi. Eppure questo appunto di Giovanni è uno stimolo per andare avanti e fare molto di più di quello che stiamo facendo. Impegnamoci, sporchiamoci le mani andando in mezzo alla gente e spremiamoci le meningi per trovare idee e mezzi. Vedrete che prima o poi il successo della nostra idea arriverà!

  9. Il Lucumone says:

    Purtroppo abitiamo a sud delle Alpi, non a nord del vallo di Adriano !
    Lassù, sotto il kilt, non portano mutande !
    Quaggiù dobbiamo invece portarle, e per di più di ghisa !
    William Wallace mostrava le chiappe al nemico, Maroni invece vuole ancora offrire il c..o del popolo !
    Vuoi mettere Sean Connery con Pier Mosca ?
    Non illudiamoci, non esaltiamoci: in attesa del nostro “cuore impavido” rilassiamoci sotto la consueta doccia…scozzese !

  10. FrancescoPD says:

    ecco rappresentanti così come Giovanni Dalla Valle dovremmo avere per avere una speranza…

  11. gigi ragagnin says:

    se parliamo di “legacy”, solo il Veneto la possiede.

  12. elisa says:

    Occorre lottare uniti per un’idea comune e non dividersi in una miriade di movimenti per questioni personali e sciocchezze varie!

  13. lancillotto says:

    Davvero interessantissimo, grazie del contributo! Speriamo che i millemila movimenti indipendentisti Veneti si soffermino a riflettere sull’importanza capitale del punto 7.

    Good Luck Scotland e Bona Sorte Venethia!

  14. oppio 49 says:

    Sig. Giovani Della Valle, cosa le devo dire; è perfetto e spiegato in modo chiarissimo.. venga a darci una mano sia ai suoi compatrioti veneti che a noi lombardi… ne avremmo proprio bisogno.

    • Carisimo Oppio49, le assicuro che lo sto gia’ facendo. Se vado avanti cosi’, quelli della British Airways e di Easy Jet mi assumeranno come steward! Sono giu’ quasi ogni settimana a spiegare il modello scozzese agli adoratissimi patrioti veneti (io stesso sono membro di Veneto Stato) e non c’e’ nessuna ragione perche’ non debba farlo anche per quelli lombardi. Qui si tratta di far vincere un nuovo modello politico, sociale, economico e persino etico per un’Europa di Popoli, concetto molto caro e gia’ presente nello statuto dei fratelli scozzesi, unico antidoto realistico alla catastrofica e disumanizzante globalizzazione finanziaria di quest’epoca. Visti i trends, e’ piu’ probabile che il ventunesimo secolo finira’ con piu’ nazioni e comunita’ indipendenti di adesso, piu’ piccole e piu’ facili da sostenere e al tempo stesso piu’ a misura d’uomo e civili dei dinosauri burocratici e orwelliani che stanno implodendo ai nostri piedi. E’ un’idea che deve farsi avanti per tutte le persone di buon senso, dal vallo di Adriano fino allo stretto di Messina e anche oltre, spero! A presto e Viva San Marco! Vostro Giovanni Dalla-Valle (koko.gio@btinternet.com se volete contattarmi).

      • caterina says:

        io veneta, non venessiana, che piange su una Venezia ricoperta di tricolori perchè arriva Napolitano, militarista, bolscevico, europeista, massone a ribadire con parate inventate a vent’anni di distanza la sconfitta dei Serenissimi, credo che l’apporto del Sig.Dalla Valle sia una risorsa preziosa, e che il suo discorso valga non solo per i veneti, sparpagliatisi per il mondo in una percentuale enorme e superiore rispetto ai popoli annessi con la famigerata unità…
        Oggi i veneti che credono veramente al valore dell’indipendenza sono una minoranza rispetto alla popolazione residente, perchè la maggioranza o si è assuefatta al tricolore legato alle guerre che qui sono state virulente o vi si è insediata provenendo in moltissimi dal sud e sente l’indipendentismo come una minaccia.
        Per cui la forza dell’indipendentismo oggi oltre che fondarsi sull’orgoglio e sulla consapevolezza dell’autosufficienza economica, deve poter contare sull’interesse di più regioni, che, ciascuna per la sensibilità della propria differente storia, sono motivate a coalizzarsi producendo una massa d’urto molto più potente nei confronti di uno stato accentratore, dal quale pretendere il riconoscimento delle nostre ragioni.
        Abbiamo bisogno di un leader carismatico, tanti lo seguirebbero e lo sosterrebbero.
        Ma nel nord dov’è?
        Bossi ha tradito, il Berlusca è sicuramente unitarista* e ancor di più il suo reggicoda Galan veneto solo di parlata… speravamo in Zaia e chissà che ricompaia, Tosi non è rappresentativo e deve fare il sindaco per cinque anni… insomma se si individuasse un leader lo sosterremo in tanti e diventeremmo sempre di più…
        Il 28 luglio a Brescia … per essere con le idee chiare il mese dopo al Lingotto se si decide di esserci…
        Signor Dalla Valle ci dia una mano!!!

        * a parte che potrebbe cambiar parere se le sorti dell’economia lo consigliassero…

        • lancillotto says:

          Su una cosa sola ti sbagli. I Veneti favorevoli all’indipendenza sono già ben più della metà, fidati. I sondaggi dicono 53-55%, ma sono strasicuro che nel silenzio della cabina, con scheda referendaria e penna in mano, la percentuale finale sarebbe da qualche parte tra il 60 e il 70%. Non ho il minimo dubbio! L’importante è riuscire a portarceli in quella cabina, e l’Indipendenza sarebbe cosa già fatta, anche domani.

          Ricordati sempre che un italione, da solo, fa più caciara di 10 Veneti messi assieme.

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