Scozia, l’indipendenza passa da una base navale

di ALTRE FONTI

Un’inchiesta del “Guardian” basata su fonti tenute rigorosamente segrete, ha portato alla luce l’interesse del governo inglese di designare la base navale scozzese di Faslane come territorio sovrano del Regno Unito, se la Scozia dovesse scegliere a favore dell’indipendenza nel referendum del prossimo anno.
L’operazione trasformerebbe la sede della Clyde Flotilla in una SBA (Sovereign Base Areas) sul modello di quelle cipriote di Akrotiri e Dhekelia.
L’interesse del governo di Londra, sarebbe tutto legato al fatto che nella base si trova la flotta di sottomarini armati con il deterrente nucleare UGM-133, più noti come missili Trident.
HMNB Clyde (Her Majesty’s Naval Base) si trova sulla sponda est del Gare Loch nell’area di Argyll e Bute, a nord del Firth of Clyde, a circa 25 miglia ad ovest della città di Glasgow: Scozia occidentale.
Mantenere il controllo della base in caso di vittoria indipendentista al referendum (si voterà il 18 settembre 2014), è fondamentale: ogni giorno un sottomarino – il Vanguard – pattuglia al largo, attraversando il Firth of Clyde, con 16 missili nucleari in assetto da combattimento. La base infatti è anche un sito del Defence Equipment and Support, braccio di supporto operativo del ministero della Difesa.
Sullo sfondo lo scenario politico che si aprirebbe nel caso di vittoria delle istanze supportate dal Partito nazionale scozzese, porta interesse su questa storia. Sarebbe pericolosa per l’Inghilterra la vittoria dei separatisti: da anni infatti, Snp, guidato adesso da Alex Salmond, sta combattendo una incessante battaglia di denuclearizzazione.
Angus Robertson, leader Snp a Westminster, ha dichiarato: “Si tratta di uno straordinario tentativo di usare prepotenza verso la Scozia. Né il popolo né il Parlamento scozzese vogliono armi nucleari scaricate qui, e sia chiaro che i Trident andranno rimossi quanto prima possibile. Solo un sì alla votazione del prossimo anno consentirà alla Scozia di sbarazzarsi dei Trident, e il denaro risparmiato contribuirà a costruire una società più equa e un’economia più forte“.
La gestione della base e delle attività militari connesse, sta creando diversi problemi a Downing Street. Innanzitutto perché sarebbe molto oneroso – si parla di miliardi sterline – lo smantellamento e riposizionamento in area differenti. In questo, rivela il “Guardian“, si starebbe anche pensando ad un’altra possibilità: mantenere i sottomarini a Faslane, logisticamente più comodo per l’accesso alle acque profonde, e spostare il resto delle testate alla vicina base di Coulport, a Loch Long.
Ma il tema caldo è quello politico: sarebbe stata necessaria una diretta smentita proprio dallo staff di Cameron, per gettare acqua sul fuoco della reazione rabbiosa dell’Snp – affidata anche al parlamentare Angus MacNeil, che ha addirittura paragonato il piano di trasformazione in SBA di Faslane, all’annessione del Kuwait da parte di Saddam Hussein.
È intervenuto anche Andy Dunlop, il coordinatore governativo della gestione del referendum, dichiarando che non c’è nessun piano in merito e che non si tratta di operazioni del governo centrale per alterare il clima referendario.
Dalle accuse di terrorizzare – attraverso lo spettro della mancanza della copertura militare – gli scozzesi, si sono difesi anche i membri unionisti di Better Together, guidati da Alistair Darling, sostenendo che il miglior modo per risolvere il problema è che il referendum sia vinto da chi vuole l’unità. Questo permetterebbe di affrontare le questioni gradualmente e senza eccessivi costi – costi che il governo inglese si troverebbe per altro costretto ad inserire sul conto dei negoziati, prima della definitiva indipendenza.
Lo stesso segretario alla difesa, Philip Hammond, ha detto che non si aspetta una vittoria del “sì” al referendum, per questo non sta pensando a nessun piano di emergenza in merito alla ridestinazione della base.
Ma nonostante le smentite istituzionali, il “Guardian” incalza sulla veridicità delle sue fonti: si tratterebbe di figure, consulenti e funzionari, del Ministero della Difesa che avrebbero parlato dell’interesse del governo nel piano per trasformare Faslane in una base tipo-Cipro. Considerazione convalidata anche dalle parole di William Walker, professore di relazioni internazionali alla St. Andrews Univesity. Walker, secondo quel che scrive Richard Norton-Taylor – giornalista dello stesso “Guardian” specializzato in questioni di difesa e sicurezza -, avrebbe indicato come “insolita” la scelta di creare una base sovrana in epoca moderna, ma tuttavia come una delle opzioni più possibili.
Due le problematiche che darebbero forza all’inchiesta giornalistica: da un lato un costo calcolato di dismissione intorno ai 20 miliardi di sterline, attualmente insostenibile visto per di più le politiche di spendig review attuate dal ministero dell’Economia. Dall’altro l’impossibilità di modificare e ammodernare i vecchi Trident che molti considerano obsoleti e pericolosi – uno dei principali motivi di avversità e su cui si cavalca il dissenso -, in quanto l’operazione potrebbe essere inquadrata dalle organizzazioni internazionali come violazioni degli obblighi sulla non proliferazione nucleare.
Intanto negli ultimi giorni, l’inchiesta del “Guardian” ha aperto un nuovo fronte sulla questione, tutto politico anche questo.
Sarebbe infatti in corso una polemica tra i gruppi di Governo, dopo la pubblicazione del Trident Alternative Review – studio condotto dai Lib Dem. Nel rapporto strategico, il partito guidato da Nick Clegg, evidenzia le problematiche, in gran parte economiche, della gestione del deterrente nucleare. In particolare si fa leva sulla copertura h-24, considerata troppo costosa.
Pensare ad alternative diverse come i sistemi di lancio da terra o da aria, oppure sistemi completamente nuovi come i missili da crociera anziché quelli balistici e dimezzare la copertura oraria del pattugliamento, che secondo il rapporto è una strategia da rivedere perché figlia della guerra fredda: sarebbero queste le principali tesi di fondo. E si conteggia che soltanto la riduzione al “part-time” in mare, porterebbe un risparmio intorno ai quattro miliardi di sterline.
La reazione dei conservatori è stata affidata a Hammond, che ha difeso la scelta del pattugliamento continuo, definendo la somma di denaro eventualmente risparmiata dall’impiego ridotto, “trivial“- insignificante, futile. Commento a cui ha successivamente reagito il primo segretario al Tesoro, Danny Alexander (Lib Dem), accusando i Tories di cercare di gettare “spazzatura” sul rapporto, perché “hanno paura di perdere – politicamente – l’argomento“.
Scricchiola la maggioranza, ma scricchiola anche l’asse fondativo di Better Together, con Jim Murphy (Lab), segretario ombra alla Difesa, che parla della necessità di maggiori prove oltre a quelle del rapporto.
Le soluzioni sul problema dei Trident, restano lontane: difficilmente i conservatori cederanno, anche a fronte del fatto che comunque sia i missili balistici montati sui sottomarini restano il miglior armamento attualmente disponibile e possibile per la Gran Bretagna – anche a fronte dei trattati sul disarmo.
Su certe argomentazioni – pensare a sistemi missilisici da crociera, anche opzione via terra, e modifica dei sommergebili – il rapporto dei liberaldemocratici sembra scricchiolare, mentre sulla riduzione dell’orario di impiego in fasi di allerta bassa, potrebbero trovarsi argomenti di dialogo.
Resta comunque il dubbio del risultato referendario, e sul dove alla fine andranno posizionati i missili.
FONTE ORIGINALE: http://www.danemblog.com
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