Scontro Francia Italia: vetero nazionalismo imperiale, altro che europeismo

epa05946110 (FILE) A file picture dated 17 April 2017 shows French presidential election candidate from the centrist 'En Marche!' (Onward!) political party, Emmanuel Macron (C) gesturing toward the audience after making his speech, during his political campaign rally at the AccorHotels Arena, in Paris, France. Emmanuel Macron's campaign announced on 05 May 2017 it has been the victim of hacking after nine gigabyte of emails purporting to belong to the campaign were posted online. EPA/YOAN VALAT

di SERGIO BIANCHINI – Se Francia e Italia fossero due paesi davvero immersi e proiettati sull’europeismo la gestione della situazione libica sarebbe molto semplice. Le due nazioni sorelle, figlie di un’unica grande patria (l’Europa) si metterebbero d’accordo per cooperare nella gestione degli affari in Libia e in Africa sia rispetto alle risorse energetiche sia rispetto alla questione migranti.

Macron ha varie volte giustamente affermato che l’errore dell’Italia sta nel mettere sullo stesso piano i rifugiati con i migranti economici. Errore evidente in contrasto con il diritto internazionale, ma nessuno in Italia gli ha dato ragione. Da noi fanno tutti i buonisti a prescindere. Ma sono poi davvero così buoni i nostri buonisti?

La Libia è divisa in due, la parte orientale in mano ai francesi protettori di Haftar e quella occidentale in mano agli italiani protettori di Sarraj, sostenuti dagli USA tramite l’ONU.

Dalle coste in mano ai francesi non parte nemmeno un migrante. Partivano, sapendo che li aspettavano appena fuori dalla costa, decine di migliaia dalla costa controllata dagli italiani ad ovest di Tripoli. E appena fuori dalle acque territoriali c’erano, ben coordinate sul trasbordo, le navi italiane. Queste caricavano i migranti prelevati dalle ONG dentro le acque territoriali libiche vietate alle nostre navi per ragioni di facciata indipendentista del governo libico occidentale.

La rivolta crescente della nostra opinione pubblica contro il prelievo di africani ha modificato la situazione in cui Francia ed Italia si scontravano per il primato ma con opposte strategie. I Francesi con la massiccia presenza militare e gli Italiani con la presenza “umanitaria” tendente a controllare tutto il sahel ed i paesi che dalla Libia arrivano alla Nigeria, a sud, 3000 chilometri sotto la costa libica.

Ovviamente il prezzo della strategia imperiale italiana era tutto a carico del “popolaccio” che doveva essere istruito con un battage assordante alla totale dedizione al bene e alla giustizia del mondo.

Ma il popolaccio si è opposto e la cosa non funziona più, anzi ha tolto il governo all’imperialismo umanitario i cui pifferai sono ancora scioccati e increduli.

E accusano i populisti di veteronazionalismo e di neofascismo. In realtà i veteronazionalisti sono proprio loro. Il nazionalismo è di due tipi.  Primo quello difensivo, tipo Vietnam tanto per intenderci, che sorge per preservare dallo sfruttamento e dall’oppressione un popolo e che ha caratteristiche fortissimamente morali e perfino eroiche. Secondo quello imperiale che tende cioè a creare all’estero dipendenze economiche e politiche a vantaggio della madrepatria.

Il secondo tipo di nazionalismo, quello imperiale, ha dominato la scena mondiale negli ultimi due secoli, infrangendosi e disintegrandosi dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni 50-60-70 ebbe gradualmente termine tutto il colonialismo europeo , con la fine degli imperi inglese e francese e la nascita dei nuovi paesi socialisti tra cui la cina.

Dal 1989, dopo il crollo dell’URSS, in teoria doveva nascere una potente entità economica e politica europea. Non accade. Guarda caso la retorica europeista verte….sugli africani.Nessun disegno vero per omogeneizzare i popoli europei sia nelle infrastrutture che nel sistema giuridico, scolastico, sindacale, pensionistico, fiscale, informatico.

Tutto ciò che secondo il sentire del “sempliciotto” sarebbe definibile come europeismo e che quasi tutti i cittadini dei paesi europei accetterebbero con gioia, non avviene e nemmeno se ne parla.

La denuncia di questa assurdità è però ancora debolissima se non nulla. Moltissimi ormai si dicono contro”questa europa” ma idee sulla nuova ancora ne girano pochissime.

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One Comment

  1. caterina says:

    Se Europa vuol dire appiattimento delle diversita’ dei popoli con la distruzione della loro storia, cultura, lingua, caratteristiche peculiari, dov’e’ il vantaggio di una simile omologazione? io non lo vedo, anzi la sento come una perdita secca per tutti… a vantaggio di chi? Di chi ne sfrutta le potenzialita’ in termini di consumi omologati e profitti, ovviamente di coloro che hanno la gestione delle produzioni e percio’ dei profitti e dell’accunulo della ricchezza materiale e monetaria a scapito delle peculiarita dei costumi e tradizioni e preferenze degli individui che soni i popoli… Era un impero da Carlo Magno in poi, ma non duro’ neppure quando Hitler avrebbe voluto riprodurlo e Stalin pure… perche’ mai pensiamo che in altro modo possa diventarlo oggi sotto l’imperio di una moneta unica?… che sembra innocua, pacifica… ma e’ piu’ subdola di qualsiasi altra arma, perche’ sotto mentite spoglie vuol togliere ai popoli dell’Europa la loro vitalita’, la loro capacita’ di essere se stessi, diversi ma capaci di fare accordi per prosperare senza mirare di distruggere la propria carica vitale…. La diversita’ e’ la ricchezza! nel rispetto della carta dei diritti umani universalmente riconosciuti… almeno nel mondo cosiddetto occidentale in cui ci identifichiamo.

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