SCIOPERO DELLE BISARCHE E REGIME DELL’INFORMAZIONE

di REDAZIONE

Diamo un esempio di che razza di regime si sia formato intorno all’attuale governo. Scommetto che non molti di voi NON sanno che l’intera industria italiana legata all’automobile è attualmente in ginocchio a causa dello sciopero delle bisarche.

Anche su Internet (purtroppo) le informazioni che si trovano sono in massima parte dichiarazioni di condanna (specie dei sindacati sussidiati) verso questa categoria di autotrasportatori. Verrebbe da chiedersi cosa cavolo ci stia a fare il governo dei professori oltre a qualche (ben riuscita) passerella mediatica, troppo “proletario” sporcarsi le mani con la realtà?. La morte della politica si nota anche dall’indifferenza del governo (e del parlamento) verso questa grave situazione.

Per fare chiarezza ecco un’articolo interessante sull’argomento:

da SicurAuto.it

La produzione negli stabilimenti italiani di Fiat è rimasta bloccata tutta la giornata di venerdì e in qualche sito lo stop è ancora in corso (sono tuttora fermi n di fk). Colpa dello sciopero dei bisarchisti-padroncini riuniti in Bisarche Italiane, sigla sindacale che fa parte di Trasportounito. Ecco i motivi della protesta e gli interessi in gioco.

TUTTO FERMO – Fiat ha dichiarato che la serrata, ormai in atto da 25 giorni, s’è già tradotta nella mancata produzione di circa 20 mila vetture (il che non sarebbe poi una catastrofe, se è vero che gli stabilimenti Fiat soffrono di sovracapacità produttiva) e in una diminuzione di circa il 10% delle immatricolazioni di vetture nuove del gruppo per il mese di marzo, in Italia e in Europa. (…) SicurAUTO ha già raccolto informazioni secondo le quali le grandi navi porta-auto vengono già dirottate in porti diversi da quelli italiani perché anche i piazzali di stoccaggio a ridosso dei moli rigurgitano di vetture che non si sa più dove sistemare. Per il momento non si vedono spiragli per la soluzione di una controversia che sta mettendo in ginocchio l’intera filiera. Compresi i concessionari, che non riescono a consegnare le vetture ordinate dai clienti e che quindi non possono (e presumibilmente non dovrebbero, fino all’avvenuta normalizzazione dei trasporti) pretendere dagli acquirenti il saldo che precede l’immatricolazione.

(…)

MEGLIO STARE FERMI – Quel che è certo è che quelli di Bisarche Italiane sono agguerritissimi e niente affatto disposti a mollare. Com’è facile intuire, alla base della protesta ci sono le tariffe del trasporto, che la sigla sindacale giudica assolutamente inadeguate a generare non solo un accettabile margine di guadagno, ma anche a coprire i semplici costi vivi dell’attività. “Con queste tariffe, è meglio che i camion stiano fermi. Se lavoriamo, ci rimettiamo di tasca nostra”, ha dichiarato a SicurAUTO Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, la sigla sindacale che a sua volta accoglie Bisarche Italiane. Ma a quanto ammontano le tariffe della discordia? Qualche numero l’ha rivelato Giuseppe Melissano, delegato di Trasportounito. Vediamolo.

UN PO’ DI NUMERI – Il compenso per la tratta da Melfi (sede dello stabilimento Fiat che produce la Punto) a Milano, di circa 860 km, è oggi di 630 euro più Iva (cioè 70 euro a vettura, visto che una bisarca con rimorchio mediamente di auto ne porta nove), cioè, arrotondando, 762 euro Iva compresa. La percorrenza media di una bisarca con un litro di gasolio è di circa 3 km. Per 860 km di percorso fanno circa 287 litri che, a 1,75 euro al litro, danno un totale di 502 euro di spesa. Certo, c’è da considerare il rimborso delle accise sul carburante da parte dello Stato, pari a 0,19 euro al litro, cioè circa 55 euro di incasso. L’introito totale è dunque di 817 euro a fronte di spese per il carburante di 502. Avanzano 315 euro, ai quali però bisogna sottrarre il costo dell’autostrada Milano-Melfi, circa 117 euro per una bisarca a quattro assi, anche di più se a cinque.

Risultato: restano 198 euro. Tuttavia, c’è da considerare che se il padroncino non vuole fare il viaggio di ritorno vuoto dovrà procurarsi un altro carico, e il viaggio per recarsi a ritirarlo sarà a spese sue, poiché verrà retribuito solo quello dal sito dove si trovano le vetture a quello di destinazione. Inoltre, non abbiamo tenuto conto dell’ammortamento del veicolo (costo approssimativo di una bisarca nuova: dai 150 ai 180mila euro), dei costi di manutenzione, di quelli assicurativi e di quelli da imputare al consumo degli pneumatici, tolti i quali siamo davvero al lumicino, o forse, come sostiene chi protesta, in perdita secca. Se i numeri sono realmente questi, non si può non concludere che Bisarche Italiane non ha torto quando afferma che sono insostenibili. Ma il dato che fa riflettere è anche un altro, ricavato (e quindi, in un certo senso, certificato) scavando nell’antica contabilità dello stesso Melissano, che è un vero padroncino che sulle sue bisarche ci vive da anni insieme al figlio: nel 1997, cioè 15 anni fa, la tariffa sulla stessa tratta Melfi-Milano per un carico di nove macchine era di 266mila lire a vettura, cioè circa 137,5 euro Iva compresa, mentre oggi è scesa a 85 euro. I costi vivi, però, non sono certo scesi. Quello del gasolio, per esempio, è passato dai 74 centesimi di euro del 1997 a 1,75 euro di oggi: +136,5%. Una situazione che lo stesso Melissano riassume sconsolatamente: “Allora stavamo bene, oggi siamo alla fame“.

(…)

Aggiungo che le agenzie di stampa, battono ogni giorno la notizia riguardante questo gravissimo (e ultrarecessivo) sciopero. Ma quasi nulla trapela sui media ufficiali. E’ fin troppo chiara una strategia unica che vuole mettere sotto silenzio ogni notizia negativa sulla terribile situazion economica italiana.

In compenso si fanno i BTP-day con gran fanfara spingendo povera gente disinformata, a riempirsi il portafoglio di titoli di titoli di stato (indovinate chi vende? ). Bei tempi quelli in cui esisteva ancora un minimo di informazione  partigiana” (cioè a senso unico contro il governo Berlusconi).  Qualche “fatto” riusciva ancora a trapelare.

Vi sembra che la seguente notizia non abbia abbastanza “respiro nazionale”?

(ANSA) – MELFI (POTENZA), 19 MAR – A causa dello sciopero dei ”bisarchisti”, nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat la produzione restera’ ferma per tre giorni, da domani a giovedi’. Lo stop era stato gia’ deciso per i tre turni di giovedi’ scorso, mentre per le giornate di venerdi’ scorso e di oggi era stata programmata la cassa integrazione. Anche per venerdi’ prossimo e’ prevista una nuova giornata di cassa integrazione: lo stabilimento restera’ quindi chiuso per tutta la settimana.

FONTE ORIGINALE: http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/informazione-peggio-che-in-russia-quella-di-stalin-il-caso-bisarche.html

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