Sciapi e infelici, l’antidoto è cacciare lo Stato

di BENEDETTA BAIOCCHIstato centralista

Di sicuro ce lo siamo dimenticati quel rapporto del Censis in cui l’attuale stato della società italiana veniva  sintetizzato come “infelice” e “sciapo”. O che dire di quel rapporto lontano di De Rita in cui si parlava di una società “mucillagine”? Parole così potenti dicono solo che non esiste più una struttura sociale solida e con degli obiettivi. Si vive senza meta.

Di certo c’è chi sta peggio, ma essere sciapi, cioè vuoti e privi di idee, e infelici, ovvero senza il senso della vita, non fa di questo Paese un modello. Nonostante Expo  e quanto Renzi dice in materia di potenzialità.

Forse abbiamo finito la resistenza, forse abbiamo terminato di uscire dalla scuola o dall’università con dei contenuti e dei metodi per affrontare la vita. Oppure, più semplicemente, ci siamo assuefatti alla cattiva politica.

“Negli anni della crisi – si leggeva in quel rapporto del Censis – abbiamo avuto il dominio di un solo processo, che ha impegnato ogni soggetto economico e sociale: la sopravvivenza. C’è stata la reazione di adattamento continuato (spesso il puro galleggiamento) delle imprese e delle famiglie. Abbiamo fatto tesoro di ciò che restava nella cultura collettiva dei valori acquisiti nello sviluppo passato (lo «scheletro contadino», l’imprenditorialità artigiana, l’internazionalizzazione su base mercantile), abbiamo fatto conto sulla capacità collettiva di riorientare i propri comportamenti (misura, sobrietà, autocontrollo), abbiamo sviluppato la propensione a riposizionare gli interessi (nelle strategie aziendali come in quelle familiari)”.

In altre parole, appunto, la sopravvivenza ha assorbito energie e riserve. “Circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa”. Nel prendere atto di questa disgregazione siamo diventari anche “infelici, perché viviamo un grande, inatteso ampliamento delle diseguaglianze sociali”.

Devastato il ceto medio, disoccupato il ceto medio, suicidato il ceto medio, con una politica che spinge solo se stessa, che rappresenta e protegge solo se stessa, che non trova mai colpevoli, l’unica via d’uscita ci sembra essere quella di riappropriarci dei nostri territori, della nostra autonomia. Se un popolo fosse messo davanti alla scelta di poter decidere se stare con il fisco di Roma, con il suo sistema, e con quello diverso e autonomo di Milano o di Venezia o di Bologna, quale strada sceglierebbe per uscire dalla depressione della sciapitudine nazionale?

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2 Comments

  1. Ric says:

    L’esistenza è breve , il tempo presenta la cambiale di illusoria illimitatezza che ovattava il senso di futuro quando ancora il linguaggio era universale ( guarda caso quando tutti i popoli stavano rigorosamente a casa loro ) ; nel senso che gli esseri umani percepivano la presenza di esistenze altrui con la mediazione sentimentale che demonizzava o divinizzava ma non oltre il virtuale . E come sempre lo stanziale antropizza il territorio , erige templi e santuari , ed il nomade predatore e guerriero lo invade , mette a ferro e fuoco le cittá , saccheggia le ricchezze e si impossessa di tutto rendendo i vinti schiavi. L’infelicitá sta proprio lì , nel vigore della vita che se ne va perchè si è illusa troppo , perchè rinuncia a combattere , non percepisce nè vede il pericolo anzi …………iniziano così le religioni per menti deboli , delle pance piene e troppo gonfie , delle arroganze scambiate per diritti , ed i diritti resi stupidaggini . Allora in siffatto sistema si fa strada il peggio , lo stato invece di essere emanazione rappresentativa della gente e svolgere funzione e tutela diviene carnefice ed aguzzino , come lo straniero diviene invasore , come il mezzo diviene il fine , come fare e pensare bene diviene male. Cresce questa mala pianta , tirannia senza più la forza interiore e senza luciditá per comprendere ed impostare una cura , il da farsi . Paradossalmente non serve neppure indire elezioni democratiche tanto non servono al popolo ; ed infatti così è . La cultura mafiosa ha il sopravvento e la razza padrona si adegua alla filosofia predona , è la razza schiava è identica a quella padrona , mugugna e cova rancore frustrante desiderosa di tagliare gole appena si presentasse occasione per divenirne esattamente identica come modello e come fine.

  2. luigi bandiera says:

    Se l’italia fosse davvero unita e tutti i cittadini fossero dei veri patroti Uniti, oggi ci sarebbe l’antidoto alla crisi.
    Invece, non c’e’ unita’ su NIENTE..!
    Forse siamo uniti e in parti uguali tra chi non vuole essere invaso e chi invece lo vuole essere.
    Come al solito: mezzi cittadini taliani (o talibani) si schierano da una parte e mezzi si schierano dall’altra.
    DUE ITALIE.
    Il bello da notare e’ che e’ cosi’ su qualsiasi argomento..! E e ma, sul nascere dello stato italia e’ stato cosi’.
    E’ anche sullo stabilire chi e’ il COLPEVOLE: meta’ accusa la sinistra; meta’ accusa la destra.
    Il terzo gode e avanza sempre piu’ nel INVADERCI: e religiosamente e civilmente. Il territorio della penisola (detta cosi’ convenzionalmente) e’ ormai TERRA DI NESSUNO e cioe’, il primo che arriva se lo cucca..!
    Noi non la rivendichiamo e loro se la cuccano..!!!
    Contente le meta’… avanti con la goduria, ma degli invasori.
    E mi ricordo che lo scrissi: il nemico nostro e’ lo stato…
    Bacio le mani (mi sto integrando al sistema).

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