«La scatola nera assolve Schettino. Ha salvato 4000 persone»

di JAMES CONDOR

«L’unica cosa che oggi possiamo dire con certezza è che Schettino ha fatto evacuare dalla nave più di 4000 persone in un’ora, un’impresa di assoluto rispetto. Ma ritengo di poter anche dire che il naufragio è certamente il frutto di un concorso di colpa tra la compagnia di navigazione, gli ufficiali di bordo e la capitaneria di porto di Livorno».

Sono frasi un po’ forti quelle di Alessandro Gaeta, 51 anni, inviato del TG1 e autore del libro Il capitano e la Concordia (edizioni A Nordest), inchiesta sul naufragio sulla nave della Costa Crociere sull’Isola del Giglio. Un po’ forti perché ad oggi la Compagnia si ritiene danneggiata e vuole entrare come parte civile al processo. E soprattutto forti perché riabilitano un comandante contro il quale, in ogni angolo del mondo, sono stati scagliati strali e irrisioni.

«Cominciamo col dire che la Costa era perfettamente a conoscenza dei cosiddetti “inchini”. Di passaggi ravvicinati all’isola del Giglio, se ne contano a bizzeffe. La Costa non ha mai represso queste manovre azzardate. Anzi, risulta che in molti casi le abbia esplicitamente autorizzate. Non parliamo poi della Capitaneria di Porto che su queste manovre ha chiuso negli anni tutti e due gli occhi. Per quanto riguarda gli ufficiali di bordo pochi collaborano fattivamente alla gestione dell’emergenza e alcuni commettono dei veri e propri errori: come il comandante in seconda che invece di fare personalmente la verifica dell’entità della falla e delle sue conseguenze, rimane sul ponte di comando e delega questi controlli ad un suo sottoposto. A scendere nei bassifondi della nave è Giovanni Iaccarino, il quale riesce a fornire un quadro completo dell’entità dei danni solo attorno alle 22,30, quando infatti viene dato l’allarme generale. Sempre dalla scatola nera sappiamo oggi che non si sente nessuno, degli altri ufficiali in plancia, collaborare con Schettino nei momenti decisivi dell’emergenza, quando lo scoglio poteva ancora essere evitato».

Il comandante però è lui. Anche piuttosto esigente. Scrivi che aveva fatto scendere giorni prima un membro dell’equipaggio che non rispettava le procedure. Ricordi che un giorno aveva sbarcato in un’isola un’infermiera ed un altro dell’equipaggio che lo avevano contraddetto. Difficile collaborare, con un carattere così. E poi lo scoglio lo ha preso Schettino. E con una manovra azzardata, perché, sostieni nel libro, virando bruscamente, ha mandato la poppa a impattare sulla roccia, producendo uno squarcio di 40 metri. Come possono essere smentiti questi fatti?

«Dalla scatola nera. Al momento della stesura del libro, non erano disponibili alcuni dettagli che confermano la mia tesi e potrebbero rivelarsi davvero cruciali. La frase con cui, nel disciplinare della Costa Crociere, il comandante assume la guida della nave, sostituendo l’ufficiale in comando di guardia,  è “Captain take the com”. Schettino, che era salito sul ponte di comando solo per sorvegliare il buon esito della manovra, la pronuncia meno di cinque minuti prima dell’impatto, quando si accorge che chi comandava la nave prima di lui si era avvicinato troppo agli scogli. Risulterebbe infatti che Schettino avesse tracciato una rotta diversa, a circa 900 metri dalla costa, in grande sicurezza. Di più, ascoltando la scatola nera, si sente Schettino che è costretto a correggere il timoniere, l’indonesiano Jacob Rusli Bin, che interpreta male un’indicazione di rotta. Il problema è che all’impatto mancavano una manciata di secondi. Saranno le perizie a stabilire se quell’errore possa aver contribuito a rendere inevitabile lo scontro con lo scoglio a pelo d’acqua».

Scrivi che sulla plancia c’era un sacco di gente. Quattro ospiti, tra i quali il fratello del direttore generale della Costa Crociere. E che poi è arrivata anche la ormai notissima Domnica Cermotan.

«Sulla donna è stata montata una storia sul nulla. Dalla scatola nera si evince che lei non apre bocca. Così come molto si è speculato sul “vabbuò, jà” di Schettino: si tratta di un’espressione che i napoletani usano quando è il momento di concludere una conversazione e non indica affatto menefreghismo».

L’impatto è delle 21,42. L’ordine dell’abbandono della nave, invece, di 74 minuti più tardi.

«L’ordine di abbandonare la nave non poteva essere dato prima, perché la Concordia era ancora in movimento e avrebbe potuto travolgere le scialuppe. Se verrà dimostrato che l’avvicinamento all’isola è stato voluto da Schettino, molte cose su di lui dovranno essere ripensate da zero. Un naufragio in mare aperto sarebbe equivalso ad un’ecatombe».

Più dell’errore, nel giudizio di tutto il mondo che lo ha marchiato come un vile, ha pesato l’abbandono della nave. Specie dopo la diffusione della famosa telefonata con il capitano Gregorio De Falco della capitaneria di porto di Livorno: il “Torni a bordo, cazzo!”.

«Questo è l’aspetto più interessante perchè l’accusa di abbandono della nave potrebbe cadere in dibattimento. Non solo perchè sono tanti i  precedenti di naufragi gestiti da bordo di una scialuppa o di una nave appoggio da comandanti costretti ad abbandonare la nave che affonda, ma perchè è difficile dimostrare che rimanendo a bordo Schettino avrebbe avuto la possibilità non solo di rimanere vivo, ma di essere utile. Secondo, non esiste alcuna legge secondo la quale De Falco potesse dare ordini a Schettino, che poteva essere rimosso dal suo ruolo solo dall’armatore. Terzo, perché Schettino aveva avuto in precedenza una conversazione con Leopoldo Manna, della capitaneria di Roma, il cui tenore era stato completamente diverso e collaborativo. Quarto, emerge oggi, perché Schettino, dopo l’impatto, aveva subito chiamato l’armatore e successivamente  la capitaneria di Civitavecchia, cui aveva chiesto i rimorchiatori: il tutto già prima delle 22. Ecco che si evidenzia come il suo ruolo di “on scene commander” lo stesse esercitando a pieno. Ma quelle telefonate con Manna e Civitavecchia non sono state depositate immediatamente. E quindi non diffuse. La telefonata con Manna verrà depositata addirittura tre mesi dopo il naufragio. Quella con De Falco depositata e diffusa subito. Non è azzardato pensare che tutto questo sia stato voluto da chi avesse tutto l’interesse a demolire l’immagine di Schettino».

Schettino però era a terra. I passeggeri no. Almeno non tutti.

«L’idea che mi sono fatto leggendo gli atti è che Schettino, trovandosi sul lato dritto, quello che alle 00.18 finisce in acqua, se fosse rimasto a bordo, sarebbe morto affogato e schiacciato dal relitto. Inoltre va detto che al momento di imbarcarsi sull’ultima scialuppa che lascia la nave sul ponte imbarcazioni non c’era più nessuno. Non lo dice Schettino, lo dicono i testimoni. In quella fase il ruolo di Schettino è stato decisivo. È lui che ha ordinato ai responsabili delle singole scialuppe di fare avanti e indietro per velocizzare le operazioni di sbarco dei passeggeri: E quando ha ritenuto che rimanere a bordo della nave sarebbe stato inutile e pericoloso si è imbarcato sull’ultima scialuppa. Come si fa a definirlo un codardo se il comandante è stato l’unico a non indossare il giubbotto di salvataggio?»

A De Falco Schettino disse però di essere stato catapultato in acqua.

«Il capitano De Falco si è dimostrato sospettoso sin da quando alle 22.30 ha preso il comando delle operazioni di soccorso. A riascoltare tutte le comunicazioni radio e telefoniche si capisce benissimo che De Falco non aveva fiducia di Schettino. Peccato però che tutti i piani di emergenza assegnano al comandante di una nave che sta affondando il ruolo principale nella gestione dei soccorsi. De Falco non solo non si fida, ma dà a Schettino anche indicazioni sbagliate su dove si trovi la scaletta a pioli per risalire a bordo. La famosa biscaglina non si trovava a dritta come sostenevano a Livorno, ma a sinistra. E non mi sembra un errore da poco su una nave lunga trecento metri».

Scrivi che Ennio Aquilino, capo dei vigili del fuoco, è riuscito a salire a bordo a mezzanotte  e mezza.

«Ma lui, oltre ad essere addestrato, aveva anche scarpe e indumenti adatti. Schettino aveva divisa e mocassini. Perchè invece di rimproverarlo inutilmente, De Falco non ha ordinato ai suoi uomini di andarlo a prendere? Non sarebbe stato più utile? E poi la capitaneria di Livorno ha anche altre responsabilità».

Cioè?

«Come scrivo nel libro, ogni nave è obbligata ad installare un sistema di identificazione detto Ais, segnalando la propria posizione. Questo sistema, associato al sistema Ares, consente alle capitanerie di vigilare sul traffico marittimo conoscendo ogni dettaglio delle navi che transitano per i nostri mari: numero dei passeggeri, proprietà, comando e soprattutto, porto di destinazione e rotta per raggiungerlo. Livorno presiede ai controlli su tutti i 600 km di cosa della Toscana, compresa l’Isola del Giglio. La prima domanda è: come hanno fatto a Livorno a non accorgersi mai di tutte questi inchini, che sono manovre azzardate, andati avanti per anni? La seconda riguarda proprio la sera del naufragio. L’Ais permette di focalizzare, come uno zoom, un punto preciso del mare, perdendone però fatalmente di vista altri. Evidentemente l’Ais a Livorno era focalizzato sul porto locale e non vedeva il Giglio. Altrimenti dalle 21,09, quando la Concordia modifica direzione di marcia rispetto a quella che aveva comunicato, alle 21,42, momento dell’impatto, da Livorno qualcuno avrebbe potuto interrogare via radio la Costa Concordia per conoscere i motivi del cambio di rotta. Invece, nessuno se ne accorge, come nessuno fa caso ad una nave che dopo aver colpito uno scoglio fa una stranissima virata a 180 gradi, segno che qualcosa non andava. Alle 22, infatti, il brogliaccio delle comunicazioni di Livorno recita: “traffico marittimo regolare”. Di più. Quando i carabinieri di Prato alle 22,06 avvertono Livorno dell’impatto, si sente dalle registrazioni una voce in sottofondo in capitaneria affermare: “allarga l’Ais”, il che significa proprio che la rotta della Concordia non era monitorata».

Un passeggero tedesco, Frank Mario Lisker, ha denunciato che nessuno dell’equipaggio sapesse cosa fare.

«Si vedrà sicuramente in tribunale quanto questo sia vero. Di sicuro però c’è che oltre 4000 persone sono state portate in salvo in poco più di un’ora. Non mi pare di poter essere del tutto d’accordo».

Scrivi anche che il panico forse è scattato perché non era stata fatta l’esercitazione di emergenza prevista in ogni porto.

«È un fatto. Non era stata fatta per i passeggeri saliti a Cagliari, Palermo e Civitavecchia. Era prevista dopo lo scalo a Savona. I passeggeri erano stati informati attraverso filmati, che evidentemente non sono la stessa cosa».

Parli anche di sicurezza: i due pannelli elettrici, quello primario e quello secondario, erano collocati in un unico compartimento. 

«Dalla corrente elettrica dipende l’intera sicurezza di una nave. Bastava collocarne una a prua e l’altro a poppa, come su una comune nave mercantile, perché uno ovviasse alla mancanza dell’altro. E anche il gruppo elettrogeno di emergenza non ha funzionato come avrebbe dovuto. Non lo dico io, ma lo riferiscono gli elettricisti di bordo interrogati dai magistrati».

Cosa pensi del fatto che una sua intervista su Mediaset possa essere stata pagata qualcosa come 50000 euro?

«Premesso che non ho mai pagato un’intervista in vita mia perchè ritengo che il contraddittorio rischia di essere poco genuino,  non mi piace fare la morale a chi la pensa diversamente da me. In tutta questa vicenda, gli interessi rilevanti del business delle navi da crociera hanno condizionato tra censure e autocensure molto di quanto è stato raccontato dai media. Se anche fossero stati pagati 50mila euro per aggiudicarsi la prima uscita pubblica di un uomo conosciuto in tutto il mondo non credo ci sia da meravigliarsi».

Gaeta ha realizzato anche un documentario sul tema. Per chi vuole approfondire il caso, questo è il link: CLICCA QUI PER VEDERE IL FILMATO

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35 Comments

  1. nicola says:

    LEggere l’articola 295 del cod,della navigazione e l’articolo 303.inoltre l’inchino è una consuetudine consolidata da quando esistono i bastimenti a vela,ci sono paesi le cui case che affacciano sul mare hanno tutte colori diversi ,proprio per far si che quando i bastimenti facevano l’inchino ogni membro dell’ equipaggio potesse riconoscere la propria casa,l’inchino si fa a Capo .S.Vincenzo quando le navi lasciano la costa ed intraprendono la Navigazione Oceanica,
    si faceva in adriatico sotto le isole della ex JUGOSLAVIA ,dove c’erano dei frati che si occupavano dei fari,ecc,quindi l’inchino non l’ha inventato Schettino..L’inchino è una tradizione Marinara antichissima…nel giudicare ad ognuno il suo mestiere
    Nicola Capitano Superiore di Lungo Corso

  2. Piero says:

    E’ un paesano di Schettino, è come quei 100 caproni, che quando Schettino è uscito di prigione, lo hanno accolto come un eroe, a Napoli.

  3. CARLO BUTTI says:

    Il cosiddetto “inchino”è un crimine. Chi lo commette è un criminale. Chi lo lascia commettere o addirittura istiga a commetterlo è connivente col criminale, quindi criminale a sua volta. Se Schettino, come comandante, ha ordinato l’inchino, è criminale. Se la società di navigazione ha sempre tollerato, o addirittura incoraggiato, gli inchini, è criminale. Se le capitanerie di porto, pur al corrente degli inchini, hanno sempre chiuso un occhio, anzi due, sono criminali. Gli unici a poter chiedere giustizia, e sostanziosi risarcimenti, come vittime incolpevoli sono i passeggeri. Dà il voltastomaco il tentativo di difendere, con mille cavilli, chi è indifendibile.

  4. Domenico says:

    Il comandante è l’unico responsabile della navigazione di una nave. Il codice della navigazione è chiarissimo. Credo che sia opportuno leggerlo….

  5. sciadurel says:

    sèm in itaglia …

  6. Stefano Nobile says:

    non so cosa sia realmente accaduto.
    Ma da subito mi sono accorto che Schettino, colpevole o meno, è stato utilizzato quale capro espiatorio.
    Quest’abitudine è ormai troppo radicata nel giornalismo italiano.

  7. Fabio says:

    ADESSO TUTTI VOI NORDISTI POLENTONI ABITANTI DELLA PATANIA TACETE. A COMINCIARE DAI GIORNALISTI RAI CHE HANNO SPARATO A ZERO SU UN COMANDANTE CHE HA SALVATO MIGLIAIA DI VITE CON UNA MANOVRA DEGNA DI UNA MEDAGLIA AL VALORE. TACETE TUTTI MARINAI IMPROVVISATI, E BRANCOLATE NELLA NEBBIA

    • Pao says:

      Ogni pensiero in democrazia é lecito.

      Quindi: spiega il Tuo originale punto di vista a olandesi, tedeschi, americani, inglesi, indiani e chi più ne ha più ne metta, specie parenti delle povere vittime.

      Se riuscirai a convincerli che il signor Capitano Schettino si é condotto valorosamente, allora la Tua opera persuasiva avrà avuto successo.

      Se non ci riuscirai, pazienza.

      • Fabio says:

        io nn devo convincere proprio nessuno, se la scatola nera ed i fatti danno ragione al Capitano e torto a chi ha tentato di utilizzarlo come capro espiatorio, olandesi tedeschi americani inglesi indiani parenti e non delle vittime e chi piu ne ha piu ne metta si devono convincere. se nn ci riescono pazienza….

    • Massimo says:

      Ma sta zitto, pezzo di m…

  8. Pao says:

    L’autore del libro avrà sucecsso editoriale e televisivo: complimenti per la trasmissione.

    Nel paese delle banane si continua a giustificare il comandante la cui nave ha impattato contro uno scoglio, causando la morte di tante persone di tutte le età (anche una povera bambina) in una delle maniere più atroci (la morte del topo), dopo essersi “allontanato” mentre la gente (sulla disgraziata nave) crepava e urlava aiuto.

    In qualsiasi altro paese civile nel quale il principio di responsabilità abbia ancora un significato, una condotta di questo genere avrebbe avuto la riprovazione che merita, sui media e nelle aule di tribunale.

    Nel paese dei “lei non sa chi sono io”, condotte del genere sono addirittura eroiche, in una logica di ribaltamento del principio di verità, dove la responsabilità viene spalmata su tutti, così non é di nessuno.

    Bravi, ancora complimenti per la trasmissione!

  9. Dan says:

    Evidentemente si diventa eroi o bestie a seconda delle stagioni.
    In ogni caso fa un’impressione molto diversa sentire adesso le pubblicità di Royal Caribean (la proprietaria di costa crociere) rimarcare il fatto che sulle sue navi c’è un equipaggio italiano quando là sopra c’era un timoniere che gli dicevi destra e virava a sinistra.

  10. Marco says:

    Penosa sceneggiata all’italiana e solito giusificazionismo meridionalista: la colpa è sempre degli altri…anche quando la responsabilità diretta e i fatti avvenuti sono evidenti.

  11. ferdinando says:

    Come tutte le cose in italia le varie chiacchere ( media, giornalisti ecc.) sovrapposte nel tempo modificano una realtà conclamata e certificata. Alla fine la colpa è di nessuno, anzi alla napoletana, e ormai all’italiana tutta, è sempre degli altri. Alla faccia della meritocrazia, del lavoro del dovere. Quant’è miserabile questo strampalato stivale!

  12. lory says:

    vuoi vedere che adesso lo stato provvederà a risarcire il nostro eroe, ovviamente pagato con i soldi di noi polentoni.

  13. lombardi-cerri says:

    D sempre ed in tutto il mondo il comandante è “l’unico padrone a bordo dopo Dio ” eccetto che a Napoli e dintorni dove il merito è di uno solo e la colpa è sempre , ed in ogni caso, sempre di altri.
    Simbolo dell’Italia odierna !

  14. Simone says:

    Mi stupisce leggere tanti commenti contro il giornalista e contro Schettino. Sbaglio o parla di quello che c’è dentro la scatola nera? Una volta che si sente quello che c’è nella scatola nera non si può fare giustizia sommaria, le prove sono prove, lo insegnano persino i telefilm a sfondo legale. E’ vero, il comandante ha sempre e comunque la responsabilità di una nave, ma svuotarla di 4000 persone NON ADDESTRATE ad abbandonare una nave è quasi impossibile da farsi senza qualche morto. Io ho fatto il militare imbarcato su una nave da guerra e le esercitazioni di abbandono nave erano ogni 3 settimane. Il personale di bordo militare è profondamente addestrato a fare cose del genere e anche lì, pur essendo addestrati, c’è una tolleranza, qualcuno la pelle ce la rimette quasi sempre. E ha ragione a mettere l’accento su di una cosa: il discredito è stato rigurgitato su Schettino all’istante, su giornali e televisioni. E cose del genere sono alla portata di una grande azienda come COSTA, che è di proprietà americana. Gli americani hanno fatto fuori una rosa di presidenti (sia fisicamente che politicamente) per salvare il culo di qualcuno, sempre. Non sarebbe la prima volta. E poi un’ultima cosa: una compagnia di navigazione ha una nave al largo (valore circa 550 milioni di euro), 4000 passeggeri e 900 persone di equipaggio e neanche un cazzo di segnalatore satellitare per controllare la posizione?? Ce l’hanno le automobili inserito nell’antifurto!! E una nave di 300 metri no? Continuate a fare giustizia sommaria, un giorno vi ritroverete impiccati

  15. Giorgia says:

    Solo in un paese MARCIO fino all’osso, ci si espone a difendere il capitano di una nave affondata in “tre metri d’acqua” a causa di un “inchino” idiota.

  16. elpayaso says:

    Schettino un eroe? Come diceva Totò: “Ma mi faccia il piacere!”

  17. schettino muori says:

    schettino se su quella nave ci moriva mio figlio io venivo a casa tua e mi prendevo il tuo

  18. Albert1 says:

    Come al solito la verità sta nel mezzo: Schettino è quel che è, ma in questa storia il più pulito ha la rogna – tipicamente italiano, direi!

  19. A-lex says:

    Ma si capisce lontano un miglio che l’autore di questo libro da tre soldi fa disinformazione piena,abbracciando una sola linea, quella della difesa di chi ha la responsabilità piena, giuridica e morale, della guida della nave e di ogni suo disastro. Oltretutto, risponde non desituendo il fatto contestato di fondamento, ma solo elencando dei profili critici immaginando fatti collaterali quali possibilità di diminuzione della piena responsabilità di schettino.cogliendo un lato critico per ogni evento ed abbandonando l’evidenza di una responsabilità piena del comandante. Probabile che ci sia quanlche interesse monetario dietro la pubblicazione di questo ridicolo libro. Tra parentesi, diminuire la responsabilità di schettino sarebbe fantascienza perché è talmente palese la bassezza morale e la colpa giuridica di questo individuo che solo l’eventuale rovesciamento della sua responsabilità come solo gli italiani possono fare, con libri fantasiosi e puerili come questo, potrebbe far passare in secondo piano la gravità del fatto. E la farebbe passare in secondo piano perché apparirebbe chiaro che solo un popolo così im*ecille, come quello italiano -tale da assolvere uno schettino a terra e perfino menefreghista mentre le persone morivano, capace solo di intascare i soldi a mediaset (nemmeno versati alle vittime, vergogna all’ennesima potenza, adesso sarebbe tardi- può, e anzi deve, meritarsi una tragedia del genere.

  20. benedetta says:

    MA SCHETTINO VOLEVA ENTRARE CON LA NAVE DENTRO L’ISOLA DEL GIGLIO? BELLA MANOVRA. LA CAPITANERIA DI PORTO GLIELO DOVEVA IMPEDIRE. MA CHE SONO QUESTI STUPIDI INCHINI, CI SARA’ UNA DISTANZA DI SICUREZZA DA MANTENERE DALLE COSTE O SI PUO’ NAVIGARE DOVE CAPITA. QUESTO ERA UN TACITO ACCORDO TRA COSTA CROCIERE, CAPITANERIA DI PORTO E CAPITANO DELLA NAVE. UNA COSA DEGNA DI PERSONE AL MASSIMO LIVELLO DI STUPIDITA’.

  21. Ruggero says:

    schettino fatti baciare il culo dal sarcastico giletti

  22. andrea says:

    questo giornalista va assunto immediatamente da qualsiasi dittatura o dittatore del mondo questo e’ capace di scrivere un libro su Mao che non mandava i cinesi nei campi di rieducazione ma li mandava in vacanza a spese dello stato.
    In fin dei conti Gaeta e figlio della stessa terra, della stessa pasta, (e forse anche della stessa madre)

  23. Alberto Pento says:

    Alessandro Gaeta !!!
    Nomen omen ???

    Che sia vero quello che scrive questo giornalista o è un caso normale o “estremo” di solidarietà etnica?

    Quanto pesano le ideologie e i pregiudizi “antinapoletani” e quanto possono incidere eventuali menzogne di giornalisti campani al fine di una solidarietà etnica?

    Aspettiamo la sentenza finale ,

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