Verso l’indipendenza, anche dal dollaro?

di STEFANIA PIAZZOdollaro
Scusate, la politica italiana poco ci appassiona. Le finte riforme non ci attraggono. Di rivoluzioni vere, al momento, non se ne vedono. Si sperano, in tempi brevi. C’è un altro scenario che incombe e che passa sotto silenzio, camuffato da conflitti sparsi per il pianeta. E se tutta questa faccenda dello scontro tra la Russia e l’Occidente fosse un ingranaggio cinico di un progetto più ampio, fare la guerra per tentare di salvare il dollaro, il debito americano?
E se lo scenario prossimo venturo fosse questo? Usa e Ue contro Russia, Cina, India e, forse, Brasile e Sudafrica?
L’Europa resterebbe compatta o si spaccherebbe? E la Germania della Merkel con chi andrebbe? Con Putin o con Obama?

Le guerre si fanno per soldi, ma anche per distrarre il mondo dal problema reale, le prove di forza tra valute, e quindi tra poteri contrapposti che si esprimono in una moneta e nel loro corollario finanziario.
Insomma, ci troviamo forse davanti ad una guerra economico-finanziaria di cui quella militare potrebbe rappresentare la soluzione finale, diciamo così, necessaria, per azzerare gli ostacoli e ripartire?

E’ fantascienza? Di certo si parla d’altro. Si parla delle riforme di Renzi, dei referendum per le indipendenze, di scandali per gli appalti. Dei costi per la burocrazia. Ma non si ragiona abbastanza di geopolitica né si affronta con un po’ di curiosità extradoganale il significato di quello che sta accadendo fuori casa nostra.
Il dollaro, si diceva. Anche se non lo si legge tutti i giorni, gli economisti, e anche i politici che si documentano, sanno che è finita l’era degli accordi di Breeton Wood, ovvero l’era del dollaro come moneta, come valuta mondiale. E il Fondo monetario internazionale non è più in posizione di monopolio. Da poco è nata una banca, cofinanziata da Cina, Russia, Brasile, Sudafrica, India, i paesi Brics, con una base di 100 miliardi di dollari, denominata banca per lo sviluppo, ed praticamente è il contraltare del Fondo monetario internazionale. E cosa farà? Dispenserà caramelle?
Gli americani sono arrabbiati con Putin? L’Occidente posiziona, violando i trattati, testate missilistiche nei territori degli ex paesi del Patto di Varsavia, dicendo che sono puntati verso l’Iran? Va beh… La Polonia è forse più vicina alla Russia.
La Russia alle sanzioni risponde con un’altra moneta, meno guerrafondaia ma più pericolosa per la stabilità del dollaro e del suo sistema: con una nuova megagalattica banca degli investimenti.
Putin insomma ha risposto al fuoco minacciando, anzi, togliendo di fatto l’egemonia economica al dollaro. La Banca di sviluppo dei Brics è, quindi, il punto di svolta, l’alternativa negli equilibri mondiali che sono in fase ancora di ricomposizione dalla prima guerra mondiale. Articoli sulla stampa nazionale? Qualcuno faceva timidamente notare solo un articolo su Italia Oggi. Per il resto, cala la pece nera: buio pesto.
Il dollaro non è più la moneta che fa girare il mondo, le transazioni dei paesi alternativi al biglietto verde viaggiano al di fuori di quel circuito. Mesi fa gli accordi commerciali e sulle materie prime tra Cima e Russia la dicevano lunga sugli sviluppi a venire.
D’altra parte la reazione armata dei paesi del dollaro è stata evidente: Libia, Iraq, Somalia. Tutto vero.
Davanti a questo nuovo equilibrio l’Europa che fa? L’euro che fa? Cosa conta?
Non c’è più la contrapposizione paesi comunisti e paesi non comunisti, ma la contrapposizione è tra paesi in orbita dollaro e paesi della nuova orbita. E noi cosa facciamo? L’euro cosa fa? E’ un bel casino.
La nuova banca è stata la vera risposta alle sanzioni, l’Italia di Renzi è allineata con l’amica America. Ma non si va oltre le dichiarazioni di biasimo delle guerre. Già, Gaza, Siria, Iraq, Ucraina. Li hanno definiti, non a torto, una macabra maschera. Magistrali letture che viaggiano in rete senza censure spiegano infatti che lo scontro è tra i vecchi blocchi, i soliti, con qualche novità di rilievo. C’erano una volta e ci sono ancora, quelli che parlano e fanno politica in dollari, poi ci sono gli emergenti che, soprattutto dopo il crollo del muro, si sono trovati a competere nel campo aperto delle transazioni dove l’unico conio era il dollaro, emblema di un impero che si è sempre ritenuto indenne da crisi, immune a tutto e tutti.
Il concetto è: cosa c’è dietro i morti delle primavere arabe, dietro i conflitti infiniti in medio oriente? Lotte ideologiche o il dominio del mercato globale? La risposta c’è già. Li chiamano anche, i due schieramenti contrapposti, petro-gas-dollaristi e alter-dollaristi (efficace definizione dell’economista Paolo Raffone). L’altro concetto: di chi sono i petroldollari? Della Fed? Della Borsa americana? O piuttosto di chi ha in mano i soldi veri? Nel primo caso è speculazione, nel secondo caso è tenere per le palle chi batte quella valuta.

I tg a reti unificate, come se fossimo in guerra, leggono il documento di Obama che attacca la Russia per aver testato dei missili a 5000km di gittata.
La Russia confina con l’Alaska. Se mette una postazione nell’estrema Asia, potrebbe colpire gli Stati Uniti orientali, Los Angeles, San Francisco, da terra. Ma tutti sanno che nessuno ha intenzioni belliche così remote.
Perché la Russia non occupa l’Ucraina? Potrebbe farlo in una settimana. Paradossalmente Putin non vuole la guerra, questa volta il ruolo di guerrafondai spetta a chi grida al lupo al lupo e che considera l’italiana Mogherini, ad esempio, troppo moderata per la partita sul tavolo, meglio un polacco, disponibile a mettere sui confini est della Polonia appunto delle postazioni missilistiche, in barba al trattato firmato da Gorbaciov quando vi fu l’unificazione della Germania, con da una parte Francia, Stati Uniti, e, dall’altra, Russia e le “due” Germanie, per l’unificazione politica e la smilitarizzazione di tutta la parte orientale.
Gorbaciov aveva posto come condizione che non fossero create postazioni della Nato dove un tempo c’erano i paesi del Patto di Varsavia.
Chi ha violato il patto? La Russia ha violato il patto? Putin interpellato quando gli chiedono cosa ne pensi dei missili Usa nella Polonia orientale, ufficialmente messi, quindi area Mar Baltico, contro l’Iran, risponde ridendo. D’altra parte un Obama che etichetta la Russia come una potenza regionale, dimostra di saperne poco di geografia, visto che ha confini in tre continenti. Su una rivista tedesca di economia in questi giorni si leggeva che soltanto 10 anni fa tirar giù un aereo di linea in Europa avrebbe provocato il crollo della borsa, dei mercati, il tracollo delle valute. Invece non è successo nulla. Come mai? Delle due l’una: o hanno digerito il fatto o è la quiete prima della bufera.

Il problema del dollaro si risolverà insomma militarmente? Piuttosto che far crollare il sistema dollaro, qualcuno potrebbe preferire scatenare una guerra, sperando resti una cosa circoscritta. Come nel 1914.

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One Comment

  1. Francesca Valenti says:

    Come allora, qualcuno probabilmente ritiene che il conflitto si risolverebbe in poche settimane.

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