Scandalo sanità 3/ Ma chi si salva? Il Pd può anche tacere , e pure i padani

Senato - legge stabilita' - fiduciadi STEFANIA PIAZZO – I politici vivono in un altro mondo, quello del “l’hai fatto solo tu”. Il terremoto giudiziario sul Pirellone non è il primo e non sarà neanche l’ultimo. Ce ne sono stati prima, e ce ne sono stati anche altri, da Milano in sù e in lungo e in largo per il Paese. Forse la vicenda di Roma Capitale dovrebbe insegnare qualcosa, ma pare proprio di no. Quindi, per quanto onesto e al di fuori dal sistema sia Umberto Ambrosoli, coordinatore del centrosinistra lombardo, le sue parole rischiano di apparire inutili, ripetitive. Da spallucce. Ecco che dice: “Chissà perché la notizia degli arresti per tangenti nella sanità in Regione Lombardia non mi ha colto di sorpresa…”, scrive in una nota  Ambrosoli, che aveva sfidato  Maroni alle elezioni del 2013, dopo che la giunta Formigoni era stata costretta alle dimissioni per una lunga serie di scandali e arresti. Sanitari.

E va avanti. “Ferma restando l’esigenza di conoscere quanto prima la sua difesa – ha spiegato Ambrosoli – quel che più impressiona nell’arresto del vicepresidente Mantovani che fino a qualche settimana fa ha ricoperto anche il ruolo di assessore alla Sanità, è che l’indagine con accusa di concussione e corruzione aggravata si riferisce a episodi tra il 6 giugno 2012 e il 30 giugno 2014: la prova provata che nessuna discontinuità c’è stata nel passaggio dalla vecchia amministrazione, crollata proprio per indagini giudiziarie, alla giunta attuale”. Ambrosoli ha poi confermato la presentazione della mozione di sfiducia a Maroni per domani.

Ma quale discontinuità! Dove la vede Ambrosoli in Italia?

Sta poi nel gioco della politica chiedere le dimissioni. Ma il punto è che in Italia tutti i partiti sono la faccia della stessa medaglia, e l’altra faccia della medaglia è pressoché identica a quella appena girata. Gira la ruota. La sostanza non cambia perché una classe dirigente grigia, pasticciona, arraffona (si veda il Campidoglio), con la sua burocrazia consenziente (Roma insegna, appunto), ha mandato in vacca un Paese.

Figuriamoci al Nord: dovevano fare la Padania, hanno devastato un movimento, depauperato risorse. Tradito aspettative. Che ministri della Padania sarebbero usciti da improbabili ragionieri dei propri interessi, incapaci anche di vendere tutte le biciclette degli sport padani? E che dire della sinistra? Il sistema delle coop è il sistema di governo. Insomma, c’è solo da star zitti e basta.

La vicenda lombarda è brutta e cattiva, la politica prima passa dal voto popolare poi finisce in nome del popolo italiano in qualche sentenza. Che condanna noi a questo destino di indifferenti. Perché questo Stato resta ed è irriformabile.

 

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