Scandali in Piemonte, ma Cota è latitante in Consiglio

di REDAZIONE

Non bastava la vicenda urticante della Gec, la società di riscossione del bollo auto, partecipata dalle banche del Cuneese, al centro di uno scandalo per tangenti che ha portato in carcere 15 persone. L’11 dicembre si è aggiunta anche la brutta tegola degli avvisi di garanzia a quattro consiglieri regionali piemontesi, indagati per peculato: Michele Giovine (Pensionati con Cota), Eleonora Artesio (Per la Federazione – Sinistra Europea), Maurizio Lupi (Verdi Verdi – L’ambientalista per Cota) e Andrea Stara (Insieme per Bresso).

“In una giornata così grave per il Consiglio regionale”, scrive in un una nota Roberto Placido, consigliere regionale del Pd, “il Presidente Roberto Cota non sente il dovere istituzionale di venire in aula, neppure per informare il Consiglio delle vicende giudiziarie che riguardano l’assessore Casoni e per spiegare se intende ritirargli le deleghe o riconfermargli la fiducia”.

Stessa accusa viene mossa, sempre da Placido, nei confronti dell’assessore Casoni, coinvolto appunto nelle indagini sulla Gec, colpevole di non aver “ritenuto opportuno e doveroso presentarsi in aula per spiegare la sua posizione”. Se davvero i fatti in questione e le affermazioni riferite non riguardavano lui, ma un altro esponente della Giunta, si domanda ancora Placido con un velo appena accennato di polemica, “non sarebbe stato logico spiegare tutto questo al Consiglio?”. Le domande però non finiscono qui. “In merito alla vicenda Gec siamo di fronte a una gara per la riscossione forzosa del bollo che circa un mese fa è stata vinta dalla Gec con un’offerta anomala (95% di ribasso)” continua il consigliere Pd. “Solitamente in queste circostanze le gare si rifanno, oppure si esclude l’impresa aggiudicatrice a favore della seconda. Nulla di questo è successo. Il 12 dicembre verranno aperte le buste relative alla gara per la riscossione ordinaria del bollo, gara alla quale ha partecipato anche la Gec. Casoni ritiene di spiegarci cosa intende fare la Regione?”. Alla fine Placido si chiede che cos’altro debba ancora succedere “per poter vedere presenti in aula il presidente Cota e la sua Giunta: forse il commissariamento della sanità regionale?”. Se anche di fronte a indagini così clamorose per l’opinione pubblica nazionale, conclude Placido, “Cota preferisce darsi ‘latitante’, allora vada a casa, si dimetta e permetta ai piemontesi di tornare alle urne”.

 di Francesco Signor

FONTE ORIGINALE: http://affaritaliani.libero.it

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One Comment

  1. Unione Cisalpina says:

    guardate ke è in atto la politttiga della maggggistratura nazzziunale ke si base sul despotismo investigativo e giudddigante ke, naskosto dietro “il dovere ed obbligo” di perseguire un presunto reato, anke senza formale denuncia (kriminale disposizione di legge), inkuisisce kiunkue, demolendo (kon la legge e legalità strumentalizzate) avversari politici ed ekonomici, kosì kome kikkessia ke si azzardi a pensare e fare differente da kuello ke kuesti vogliono ed impongono…

    viviamo nella dittatura della maggggistrura levantin_italo_sikuliana di stampo lobbistiko, mafioso_kamorristiko & finanziario_ekonomiko ke monopolizza Giustizia e Politika … (non irrilevante la diatriba del Pres. Napoletano kon le intercettazioni ke testimoniavano l’intrallazzo tra politika e mafia… logikamente magggistratura protagonista e dominante tra i poteri nostri estortori …

    provate a riflettere sulla stessa diatriba sikula tra ALfano, Del l’Utri ed il Berluska … non vi sembra ke siano le koske mafiose sikule ke si kombattono tra loro x la preminenza politika italika !?
    I klan mafiosi di riferimento ad AL fano e DEL Utri ke si kombattono kon il Berluska terzo (xò da entrambi utilizzato e konteso), ke aspetta ke si kiariskano tra loro …

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