SCALFARO: NON CI MANCHERA’ LA SUA NOBILE COMPAGNIA

di AUGUSTO MONDA

E’ prassi normale ricordare i defunti sempre in positivo. A ben pensarci colui che muore non ha mai meritato nella vita trascorsa d’essere additato come un “cattivo soggetto”. L’uso umano d’onorare o per pietà o per tifoseria coloro che se ne vanno è chiaramente una forzatura storica o quanto meno presta il fianco a convertirsi in “abuso”. Anche per i morti “indifendibili” , laddove vane sarebbero compassione o claque, s’odono formule di rito del tipo “povero lui, ma ora è morto” oppure “ora è alla presenza di Dio a dar conto dei suoi peccati”.

Non sarebbe ora di smetterla con questi necrologi omertosi? In merito al cittadino Oscar Luigi Scalfaro devo ammettere che non m è mai stato tanto simpatico! A prescindere dalle diverse opinioni che circolano sui suoi passati di Pubblico Ministero della “morte” o di “sospette irregolarità” legate al suo vissuto pubblico, ciò che determina questa mia antipatia pelle-pelle è la formula triste con la quale questo cittadino viene spesso ricordato: “Non ci sto!” . Una formula che non lascia porte diplomatiche aperte e che esprime interamente la durezza caratteriale dei cosiddetti uomini tutti d’un pezzo fino al pragmatismo d’essere custodi d’ una verità applicabile al di sopra d’ogni sospetto utopistico. Eppure il ferreo uomo del “non ci sto” (storia riferisce!) passa dall’Azione Cattolica al compromesso di Catto-comunista; tradisce l’impegno costituzionale di dar parola al popolo sovrano, quando una crisi delle Istituzioni lo richiedono e dà avvio ad un cattivo uso della res publica (governo tecnico!) tristemente imitata dai attuali contemporanei. Dal 1992 fu Senatore a vita.

Venti anni di “senatore a vita”! In termini di “soldini” sono tanti miliardi versati dal popolo a questo defunto ed in termini etici nessuna rinuncia della mano querula ad acchiappar quattrini rispetto alla consapevolezza del disastro economico nazionale: s’era –pover’uomo!- dimenticato del “non ci sto”! S’era soprattutto scordato di una sua nota frase: “chi sale le scale del potere deve saperle scendere…”. Detto ciò può andare in pace “cittadino e barone Oscar Luigi Scalfaro” (Barone perché discendeva da una famiglia “nobile e baronale”). Può andare in pace e noi suoi posteri siamo contenti di non essere più munti alla fine del mese di molte migliaia di euro.

Pulvis fuit et in pulverem reverteris: molti di noi non si sono divertiti in sua “nobile” compagnia.

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2 Comments

  1. Etnia un says:

    E perché? Invece e’una buona riflessione. Il personaggio e’ stato uno dei peggiori cani da guardia di questo sistema, nonché nemico giurato di ogni autonomia

  2. fabio says:

    veramente una cagata di articolo

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