Scajola-Colosseo: tutto prescritto. La casta salva la casta

di GIOVANNI D’ACQUINOBucatini-all’amatriciana

E cosa si aspetta il cittadino con le pezze attaccate al sedere? La prescrizione per i fatti contestati a Scajola circa l’immobile vista Colosseo. Tutto prescritto. Per gli altri normali sudditi, si paga tutto e con gli interessi, ma per quelli più normali la prescrizione arriva come un evento salvifico casuale.

In appello infatti il reato è prescritto, tempo scaduto per  quella casa pagata “a sua insaputa” dall’imprenditore Diego Anemone. I giudici della corte d’appello hanno pronunciato la parola “prescrizione” e non “assoluzione” e non è solo un tecnicismo. Il codice di procedura penale chiarisce come il giudice assolve solo se l’innocenza dell’imputato è “evidente“. Non sono di questo avviso, in attesa delle motivazioni, gli avvocati di Scajola, Giorgio Perroni e Elisabetta Busuito: “C’è stata sostanzialmente una conferma del giudizio di primo grado, i giudici hanno rigettato la richiesta di condanna, non possiamo che essere soddisfatti”. Il procuratore generale Otello Lupacchini, quello per intenderci del caso Calvi (lo fede dissotterrare per rifare un’autopsia seria, ndr), aveva chiesto la condanna a 3 anni di reclusione.

Scajola nel procedimento era accusato di finanziamento illecito e con lui con medesime accuse c’era l’imprenditore Diego Anemone, la cui posizione è stata stralciata per un difetto di notifica ad uno dei suoi difensori.

Cosa sosteneva l’accusa? Che Anemone avrebbe pagato, tramite l’architetto Angelo Zampolini, circa 1,1 milioni di euro su 1,7 milioni versati nel luglio del 2004 dall’allora esponente del Pdl per acquistare l’immobile e avrebbe poi dato 100mila euro per i lavori di ristrutturazione dell’appartamento.

Per il giudice di primo grado Scajola era “inconsapevole” ma la Procura aveva fatto ricorso criticando la sentenza. In un provvedimento di sette pagine il procuratore aggiunto Francesco Caporale e i sostituti Ilaria Calò e Roberto Felici avevano contestato in modo analitico le motivazioni di quell’assoluzione “superficiale ed acritica… modellata sulla configurazione, nemmeno paragonabile ad ‘uomo medio’ ma piuttosto ad uno sprovveduto in balia degli eventi”. Secondo i pm, l’ex ministro era “indiscutibilmente un uomo politico di grande esperienza che ricopriva al momento del fatto un incarico di vertice ai massimi livelli istituzionali…  incompatibile con l’eccezionale ingenuità e straordinaria mancanza di accortezza, consapevolezza, presenza a se stessi, e senso della realtà delineate dal giudice nel tratteggiare la figura del parlamentare Scajola quale beneficiario inconsapevole di una somma della portata di un milione e centomila euro”.

“Attualmente – ricorda il fatto quotidiano – l’ex ministro dell’Interno e dello Sviluppo è agli arresti domiciliari per un’altra inchiesta, quello che lo vede indagato per il favoreggiamento a vantaggio di Amedeo Matacena, l’ex deputato di Forza Italia latitante da oltre un anno dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa”.

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