Sardegna alle Europee, due buone ragioni per astenersi

di ALTRE FONTI

Oggi più che mai i Sardi sono chiamati ad una scelta etica prima che politica. No, non le elezioni amministrative, in cui le forze sovraniste sono ancora esigue. Il 25 maggio non si voterà solo per eleggere i nuovi europarlamentari ma si sceglierà anche se essere cittadini di serie A o sudditi di serie B. Il Parlamento Italiano ha ripetutamente votato contro l’ipotesi di separare la circoscrizione Sardegna da quella della Sicilia, le Isole rimangono così accorpate rendendo improbabile l’elezione di candidati Sardi in Europa, in quanto la Sicilia ha un peso demografico (e quindi elettorale) superiore alla Sardegna, che abitualmente ci sottrae tutti gli eletti. Ne consegue che secondo lo Stato Italiano non abbiamo il diritto di rappresentanza, cioè l’istituto essenziale della nostra democrazia. Senza rappresentanza non esiste democrazia e men che meno pluralismo. I Sardi sono stati proiettati indietro nel tempo, quando nel Regno d’Italia bisognava sperare nella pietosa ed insignificante rappresentanza di qualche Sardo nel Parlamento Subalpino. Si confondeva la paternalistica concessione con il diritto.

Alla stessa stregua oggi si spera nell’improbabile elezione di almeno un candidato. E chi è il candidato più “forte” in campo? Renato Soru del PD, il partito che a larga maggioranza ha votato contro il nostro diritto di rappresentanza, e che esprime un candidato che in qualità di consigliere regionale si è già ampiamente distinto per il suo assenteismo, e non vi sono pertanto valide ragioni per ritenere che a Strasburgo sarebbe maggiormente presente. Dobbiamo inoltre tenere conto che il PD italiano ha impedito allo stesso Soru di essere il capolista della circoscrizione Isole, e che mediamente in passato i voti siciliani conferiti ai candidati Sardi non sono stati più di 25.000, rendendo quindi difficoltosa ogni ipotesi di successo. E sui programmi per l’Europa? Mistero. Del resto Soru, come ha ricordato Giovanna Casagrande, sta collezionando una serie di slogan con banalità disarmanti.

E gli altri candidati? Numerosi e privi di speranza, fra cui Salvatore Cicu per Forza Italia ed Elena Ledda per la Lista Tsipras.
E’ chiaro che se il Popolo Sardo può sperare solo nell’improbabile elezione di un solo candidato non vi sarà neppure il diritto al pluralismo che ogni buona democrazia dovrebbe poter consentire. Poiché a qualsiasi altro orientamento elettorale sarà precluso l’ingresso nell’assemblea elettiva, sia esso di destra, sinistra o indipendentista. Non votare i partiti che hanno negato il diritto di esistenza della minoranza linguistica Sarda in Europa conferma dunque l’astensione come primo serio motivo politico per esprimere il nostro dissenso.

Abbiamo anche un secondo motivo: Questa Europa non ci piace. Ma attenzione, non si tratta di euroscetticismo fine a se stesso, noi siamo per la collaborazione fra i popoli. Ma abbiamo bisogno di una Europa policentrica, e senza un novello Carlo V° d’Asburgo a Bruxelles la cui Corte sia in grado di decidere autonomamente su fisco e burocrazia degli Stati sotto il suo dominio. Qualcuno potrebbe obiettare che alcuni candidati si oppongono comunque al modello centralista di Unione Europea che conosciamo, e che si ispira alle intuizioni di Altiero Spinelli, che fu tra i padri del federalismo europeo.

Ebbene, rispetto alla confusione che oggi vanno seminando i sostenitori della Lista Tsipras, giova ricordare che Spinelli nel suo Manifesto di Ventotene promosse una moneta unica ed un esercito unico europeo, in sintonia con la visione internazionalista del socialismo dell’epoca, ossia l’esatto opposto di una Europa dei popoli dotata di struttura policentrica.

Siate accorti anche contro la più ampia vulgata politica italianista, quella che ripete il dogma secondo il quale nell’epoca della globalizzazione fermarsi alla Sardegna sarebbe riduttivo perché dovremmo pensare ad una Europa unita capace di opporsi a colossi come Cina ed India. Ma la Cina ha un reddito pro-capite che si aggira sui 5.000 euro l’anno. In nome della grandezza dobbiamo inseguire un tenore di vita che si pone a cavallo fra il terzo mondo e la via per lo sviluppo? Qualsiasi economista potrà agilmente spiegarvi che l’estensione di un sistema politico (o la capacità della sua economia di permeare il mercato internazionale) non equivale automaticamente al benessere della sua popolazione (che infatti spesso versa in condizioni di miseria, sfruttata, e con un tessuto sociale dall’ampia disparità economica). Spiegate poi alla Svizzera – già inserita senza problemi nel mondo globale – perché dovrebbe aderire a questa Unione Europea, ma siate convincenti. La verità è che i Paesi piccoli, se ben gestiti, non hanno nulla da invidiare a quelli di maggiori dimensioni, perché la qualità si impone sulla quantità.

Asteniamoci. Perché prima di dissentire politicamente in un Parlamento sui massimi sistemi occorre il diritto per farlo, e senza democrazia questo diritto non può essere esercitato. Negare il diritto o confonderlo col qualunquismo significa giustificare la discriminazione. Se qualcuno vi dirà che “bisogna essere tutti uniti”, mandatelo gentilmente a quel paese.

di Adriano Bomboi – tratto da http://www.sanatzione.eu/

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5 Comments

  1. Turd says:

    Se non votate, voteranno gli altri per voi e la vostra schiavitù non avrà mai fine. Il problema è i vostri movimenti indipendemtisti sono divisi, altrimenti una candidatura unitaria poteva essere competitiva. Non solo, avreste potuto allearvi con gli indipendemtisti siciliani, per avere voti nell’altra regione. Ma noto che solo Salvadori riuscì a mettere insieme tutti gli autonomisti….

    • Giuseppe Farris says:

      Non è solo questione di schierare indipendentisti o meno e allearsi con altri. Non abbiamo un collegio di rappresentanza Sardo a Bruxelles, vuol dire che gli elettori Sardi che andranno a votare non saranno comunque rappresentati da nessuno a Bruxelles. Non so se rendo l’idea. In tanti non si accorgono che questo voto serve per sostenere proprio coloro che tengono in pugno lo stato di disagio e l’economia Sarda. Nel parlamento Europeo,c’è una rappresentanza politica per Malta, che ha 416 515 abitanti, (meno di un terzo dei Sardi) . Se per la Sardegna non abbiamo nessuna rappresentanza a Bruxelles, lo si deve sopratutto ai Sardi che credono alle promesse e alla propaganda di chi si mostra in pubblico, anzichè utilizzare il cervello.L’ignoranza diffusa sta distruggendo il popolo Sardo, più che l’italia.

  2. Albert Nextein says:

    Sarà difficile per molti scegliere se votare o meno.
    E se si va, chi votare in quella pletora di formazioni pre-delinquenziali.
    Io non vedo alcun gruppo che mi rassicuri su un programma anti-europeistico qualsivoglia.
    Per anti europeistico intendo contro l’attuale unione europea e contro i previsti sviluppi futuri come, ad esempio, l’unione fiscale.

  3. m says:

    Vorrei ricordare che una sola voce si è levata in
    Parlamento a favore del popolo sardo,è stata quella della
    Lega Nord, nello specifico di R.Calderoli!

  4. Andrea says:

    Non sono d’accordo. Amici carissimi di Sardegna, la vostra lingua ancora credo che saprei capire in poco tempo: ho vissuto in Arbatax tra i miei 4 e 5 anni! Ho ricordi magici di quella vostra meravigliosa terra, dove ancora, per me, si nascondono Fate. Come, del resto, quasi personalmente conosco Elfi nostri, che potremmo unire in meravigliosi matrimoni! Scherzo, ma capisco la frustrazione di non poter avere rappresentanti perché la composizione del territorio vi sottomette alla Sicilia.
    Io credo, però, che dobbiamo concepire una intenzione comune, che è quella del più rapido disfacimento possibile dello stato italiano: questa è, infatti, la premessa logica ad ogni istanza di libertà delle Identità Popolari sottomesse all’Italia.
    Lavoro in piemonte e vedo come migliaia di famiglie da molte generazioni non lavorano e vivono ancora del saccheggio, diretto e indiretto, che i loro antenati fecero nello scempio della penisola che occuparono (più con astuzia che con la forza).
    Della stessa astuzia tutti i loro pronipoti vivono e prosperano, mentre le povere genti languono alla ricerca di qualcosa per l’oggi.
    Mettete le bende agli occhi, non ascoltate nulla e nessuno: votate “CONTRO” l’Italia. Votate “contro” se non potete votare “per”. E’ una miserevole alternativa, ma il Bene si può avere anche dicendo : “NO”.
    Dobbiamo, è nostro dovere primario, favorire il più rapido disfacimento delle istituzioni italiane.
    Soltanto così noi potremo sperare in una nuova e autentica Libertà.
    Non indico nessuno, ma vi invito a scegliere chi può facilitare la distruzione delle istituzioni che ci opprimono e ci controllano, che pretendono di unificarci nella pura e semplice induzione della “paura”.
    WSM

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