“Sarannoprefetti.it”: chi protegge i boiardi? (1)

di BE.BA.s_ambrogio_bw

Hanno abolito le Province ma nei palazzi delle vecchie e superate amministrazioni provinciali, resiste l’irresistibile: le prefetture. Il palazzo della Prefettura c’è, non c’è stagione politica,governo, forma di Stato che possa scuoterne le mura. I prefetti superano la storia, il tempo, le guerre, gli armistizi. Da Napoleone a oggi sono la forma di burocrazia, di controllo del potere più persistente dell’Italia. A modico prezzo? Manco per sogno. Le prefetture sono dei piccoli Quirinale territoriali, dei Palazzo Chigi in miniatura. Oltre ai prefetti ci sono i commissari,  i subcommissari… perché quando un’amministrazione cade, arriva il commissario prefettizio, con la pletora di boiardi al seguito. Spese su spese.

Ironia della sorte…. sapete chi hanno scelto come patrono? Sì, il simbolo della Milano contro l’imperatore, il vescovo santo del popolo: sant’Ambrogio.

Insomma, oggi pensare alla carriere in prefettura è guardare lontano. L’ambizione della carriera paludata rende bene, dà lustro. Mette al riparo da qualsiasi stravolgimento di governo. Anche cadesse l’Italia, le prefetture come si è visto nei secoli, restano. E gli stipendi pure.

Mamma, da grande voglio fare il prefetto. Un tempo faceva cult “saranno famosi”… tanto che la fortunata serie  è diventata nel tempo un format e un reality show. Ma che dire se si scopre che l’ambizione dei giovani verso la burocrazia ereditata dal trascorso napoleonico si manifesta pure in “saranno prefetti.it”?

Prodigi d’Italia, clicca e scopri che uno dei mestieri meglio remunerati dallo Stato ha persino scelto il suo patrono, Sant’Ambrogio, con tanto di decreto della Cei che  sancisce il gemellaggio sacro-profano.

Che penserebbe il vescovo delle lettere agli imperatori, dei commissari prefettizi che possono costare più di un prefetto e che incamererebbero, stando a quanto si apprende a macchia di leopardo nel paese, l’indennità anche del sindaco e delle giunte commissariate? Sai che penitenza avrebbe inflitto il vescovo riformatore ad un apparato dal costo poco ambrosiano e molto “imperiale”?

IL SANTO PROTETTORE

Non si guadagna male ad avere un santo in paradiso come sant’Ambrogio. Sia che si faccia il prefetto o il commissario in un comune male amministrato caduto per pochezza dei partiti, e il che è frequente, lo stipendio non ci perde per i servitori della Patria. L’inflazione non arriva in busta paga, i tagli di Renzi e Monti non scalfiscono il reddito prefettizio. Insomma, mentre si tagliano i senatori, si tolgono gli enti intermedi, le prefetture resistono alla grande. Anche perché lo Stato non ci pensa a  rinunciare al  controllo delle cosiddette  autonomie locali e dei loro atti. Su quello non si risparmia.

Di prefetture, se non si cambia in corsa lo Stato, se ne contano 106. Sono anche chiamate Uffici territoriali del governo (modifica intervenuta nel 1999). Ci costano più di mezzo miliardo l’anno per rappresentare Roma nelle province.

Diremo: mezzo miliardo ben speso, per controllare i malandrini? No, perché nello Stato prefettizio l’80 per cento del budget va per il fine mese, ovvero per coprire i costi per gli stipendi del 1.400 dirigenti. Insomma, le prefetture esistono per se stesse.

Una cifra che poi si somma al rapporto dirigenti-dipendenti: uno a sei, il tris rispetto a tutto il rimanente apparato dello Stato. Un generale ogni sei soldati. Mica male.

Tagli? Nessuno in vista. Non si tocca la parte più delicata del controllo delle periferie. Il Paese è disoccupato  e i poveri crescono? Niente paura, ci sono le prefetture a controllare che sul territorio non scoppino rivolte popolari.

(1-continua)

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One Comment

  1. caterina says:

    e pensare che già Einaudi diceva che erano da eliminare…

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