Santi del Nord e del Sud…. Storia di padre Leopoldo, il santo che non volle diventare italiano

santidi STEFANIA PIAZZO – I santi sono tutti santi, ma ci sono santi che lo sono più di altri per i media, le tv, i rotocalchi. Due fatti. Il primo, all’ora di pranzo. Mio padre guarda il servizio del tg5 sulla salma di padre Pio giunta a Roma. E sbotta: “Ma come? E padre Leopoldo? Hanno portato anche lui a Roma per il Giubileo. Vergogna, neanche una parola”. E mia madre: “Toni, è un santo delle nostre parti, lo conosciamo solo in Veneto”. Il secondo fatto. Apro il pc e scorro le notifiche di Facebook ed ecco il commento dell’amico Roberto Insubre Stefanazzi sulla stessa identica vicenda.  “Io non sono di questa parrocchia però come sempre anche tra i loro “santi” c’è chi scalpita e si agita ed è osannato, e chi, umile in vita e da morte, è venerato nel silenzio e nel riserbo: uno terrone (e non faccio nomi), l’altro, S. Leopoldo da Castelnuovo O.F.M. capp. (Bogdan Ivan Mandić o Adeodato Giovanni, 1866-1942) un veneto “adottato” ma bosniaco-dalmato-croato di Castelnuovo di Cattaro o Castelnuovo in Dalmazia, Impero d’Austria, ora Montenegro…fin da piccolo, la sua immaginetta in casa mi ha sempre intenerito, il volto barbuto di questo vecchio, santo o meno, non mi interessa, è forse tra i tanti artefice della “mia” barba”.

Ecco. Anche io sono cresciuta vedendo passare e ripassare quel santino dell’umile padre Leopoldo quando la nonna paterna tirava fuori il libro dei santi e del rosario. Padre Leopoldo era un’immagine che faceva parte dell’affresco domestico di cose familiari, un volto consueto che condivideva le cose che c’erano.

Come padre Pio, era un confessore. Uno schivo. Perorava la causa del dialogo con la chiesa ortodossa, quella che oggi più di quella romana, sembra capire cosa voglia dire fare da argine contro le insidie dei nuovi ottomani. Ma c’è un dettaglio in più che ci regala la sua biografia e che di certo da bambina non avrei potuto apprezzare tanto quanto ora. Questo: “Fortemente legato alla sua terra d’origine, padre Leopoldo aveva mantenuto la cittadinanza austriaca. Le scelta, motivata dalla speranza che i documenti d’identità favorissero un suo ritorno missionario in patria, si muta però in problema, nel 1917, con la rotta di Caporetto. Come altri ‘stranieri’ residenti in Veneto, nel 1917 fu sottoposto a indagini di polizia e, visto che non intendeva rinunciare alla cittadinanza austriaca, venne mandato al confino. Nel corso del viaggio, a Roma incontrò anche papa Benedetto XV. A fine settembre del 1917, raggiunse il convento dei Cappuccini di Tora (Caserta), dove iniziò a scontare il provvedimento di confino politico”…

Fin qui la biografia ufficiale dal suo sito www.leopoldomandic.it. Ma di diverso avviso sono i frati cappuccini di Assisi che invece scrivono, attenti bene: “Durante la guerra del 1915-18, essendo cittadino dell’impero asburgico, allora in guerra contro l’Italia, dovette trasferirsi esule volontario nei conventi di Tora (Caserta), Nola (Napoli) e Arienzo (Caserta). Nel 1923, dopo che l’Istria e il Quarnaro furono annessi all’Italia, padre Leopoldo fu destinato come confessore a Zara”. Ma come, volontario?

Lo Stato italiano lo mise al confino perché non voleva rinunciare alla propria identità. La statolatria veniva prima dei santi, l’obbligo di subire una nazionalità imposta doveva essere assecondata anche da un uomo di chiesa. Ma per Leopoldo questo era evidentemente troppo. E così il fratino piccolo piccolo, “el fratexeo” come lo chiamavano i suoi fedeli, uno che nella vita aveva fatto la questua di porta in porta come si faceva un tempo per vivere l’abito francescano, è messo al confino dalle tv nazionali. E’ un frate minore, ha fatto miracoli ma è austriaco, è veneto, ed è uno che di riflettori non se ne intende.

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2 Commenti

  1. Aurelio Galli says:

    Anche la famiglia di mia moglie ha sempre venerato la memoria di padre Leopoldo (ora santo). Abbiamo da molti anni l’abbonamento al mensile “Portavoce di san Leopoldo Mandic” e io stesso, quando esco in bicicletta da corsa, porto sempre con me l’immaginetta del santo nella convinzione che mi protegga. Sono contento di sapere che anche lei, Stefania, è legata a questo frate santo,

  2. Paolo says:

    Una vicenda commovente. Anche in quel mondo ci sono religiosi di seria A e di serie B!

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