Santanché, quando i “libberali” diventano keynesiani

di CLAUDIO ROMITI

Dunque, dopo aver imperversato per lungo tempo in ogni ambito televisivo, Daniela Santanchè si trova al centro di un convulso braccio di ferro tra il Pd e il Pdl  per riuscire a farsi eleggere vicepresidente della Camera, in sostituzione del suo compagno di partito Maurizio Lupi. Sul personaggio potrei dire che non nutro simpatie a causa di quella spocchia arrogante che non esita ad esprimere in ogni occasione pubblica. Oppure che la sua continua esaltazione di Berlusconi e del berlusconismo (tranne il breve periodo in cui, allontanatasi politicamente dall’uomo di Arcore, ne disse peste e corna ) fa venire letteralmente il voltastomaco. Ma più che su un profilo caratteriale e/o metodologico, nutro da tempo nei confronti della pasionaria di Cuneo  forti perplessità sul piano dei contenuti.

Perplessità che mi si sono decisamente confermate alcuni giorni orsono, allorquando la Santanchè – intervenuta al “Siamo tutti puttane”, manifestazione promossa in quel di Roma da Giuliano Ferrara – ha rilasciato alcune significative dichiarazioni critiche in merito al decretino del governo per sostenere il lavoro. In sostanza, valutando il miliardo e mezzo stanziato dall’esecutivo Letta per stimolare l’occupazione, la nostra agguerrita donna in carriera si è vantata, a nome dell’ultimo ministero Berlusconi, di aver messo a disposizione per il medesimo scopo qualcosa come 40 miliardi di euro. Ovviamente trattasi di cifre sparacchiate a casaccio, ma che la dicono lunga sul tasso di “libberalismo” della attuale compagna di Alessandro Sallusti. Ella, come d’altronde la stragrande maggioranza dei membri del suo citato partito di plastica, evidentemente crede nel dogma di una occupazione creata a colpi di spesa pubblica, la cui spiacevole conseguenza la paghiamo tutti noi con un ulteriore aumento del già folle prelievo fiscale.

Pertanto, mentre un liberale semplice auspica una drastica riduzione del perimetro pubblico, onde consentire alla società di creare spontaneamente sviluppo e nuova occupazione, i “libberali” alla Santanchè fanno a gara con i loro avversari della sinistra a chi è più keynesiano. Tanto è vero che, sempre nel corso della stessa intervista, la “pitonessa” ha tenuto a sottolineare che tra il Pdl e il Pd c’è una sostanziale incompatibilità soprattutto nella visione economica. Incompatibilità che solo ora, anche grazie al prezioso contributo di Daniela Santanchè, comincio a visualizzare con chiarezza. Se, infatti, il Partito democratico sembra caratterizzarsi da una linea tendente all’aumento della spesa finanziata da nuove tasse, il Pdl alias Forza Italia mostra addirittura una maggior propensione a spendere e spandere, solo che ama farlo dilatando all’infinito i confini dell’indebitamento pubblico.  Santanchè docet!

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