Sanca Veneta: l’indipendenza non si decide a Roma

vignetta
di Michele Braunstein  – Recentemente il primo ministro italiano ha dichiarato come non contempli la possibilità di alcun tipo di cambiamento dell’attuale assetto di governo del Veneto, fatta salva una generica riforma di tutte le regioni ragionevolmente prevista per il giorno di San Mai.
Sanca Veneta non trova nulla da obiettare ed anzi, fa i propri migliori auguri al presidente e al suo team: è un ingrato mestiere essere il capo di un governo che fino ad oggi non ha prodotto alcun tangibile risultato positivo in campo sociale, politico o economico e il cui unico obiettivo pare essere quello di ridurre in ogni modo il controllo dei cittadini sul putrido cadavere della pubblica amministrazione centrale. Le parole volano ma la volontà popolare si può reprimere, deviare o distrarre solo temporaneamente: ciò che il popolo davvero vuole, prima o poi, ottiene.

Con il lento avvicinarsi del referendum regionale sull’autonomia indetto dal Governatore Zaia vediamo farsi sempre più folte le schiere di chi sostiene per l’ennesima volta un disegno dall’alto, sia esso una macroregione o un potenziamento delle competenze venete da decidersi nelle stanze chiuse dei palazzi, probabilmente romani. A costoro, particolarmente diffusi a sinistra come spiace constatare, Sanca Veneta vuole dare un consiglio: il malcontento popolare origina sempre dalla sensazione di frustrazione di chi vive il doppio sopruso di non avere potere decisionale e sentirsi dire che non lo avrà neanche domani.
Un momento di pura e sincera democrazia come l’indizione di un referendum va sostenuto in ogni modo e colto come trampolino per un progetto che non sia nuovamente il parto di menti lontane ma il prodotto della volontà dei cittadini che saranno soggetti a queste nuove regole. Una casa traballante va rifatta dalle fondamenta secondo il gusto degli abitanti, non partendo dal tetto secondo il gusto dei vicini.

p.s. La vignetta è del grande Paolo Miante.

http://www.sancaveneta.org/

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One Comment

  1. renato says:

    Non si riesce a leggere chiaramente cosa sia scritto sulla vignetta del grande Paolo Miante ; anche se all’altezza del suo autore, rimane pur sempre un’espressione ironica, che è l’arma spuntata del perdente. Accettare, ironicamente, quanto fa un governo non legittimo equivale a porsi sullo stesso livello. Viene da chiedersi: ma perché rivolgersi ad un governo non democratico per ottenere il rispetto della democrazia ?

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