San Marino: la crisi politica complica i rapporti con l’Italia

di GIORGIO CALABRESI

Sicuramente e’ stato uno dei piu’ longevi dell’ultimo decennio politico sul Titano. Ma l’ora fatidica, dopo quasi quattro anni, e’ scoccata anche per l’esecutivo targato Patto per San Marino. Ieri i Capitani Reggenti, Maurizio Rattini e Italo Righi, aprendo i lavori del Consiglio grande e generale, hanno infatti letto le lettere di ritiro di delegazione di governo e di sostegno alla maggioranza da parte del Nuovo partito socialista e dei Moderati, e le conseguenti lettere di dimissioni dei rispettivi segretari di Stato, Augusto Casali (Giustizia) e Romeo Morri (Cultura). E ora le incognite piu’ grandi riguardano il rapporto bilaterale con l’Italia appena e molto faticosamente riavviato. Oggi infatti i segretari di Stato, Antonella Mularoni e Pasquale Valentini, rispettivamente responsabili per gli Affari esteri e per le Finanze, hanno in agenda un incontro al Mef a Roma. Si parlera’ certamente di black list e di tempi di ratifica dell’accordo sulle doppie imposizioni da parte del parlamento italiano. In aggiunta, si vocifera che sul tavolo ci sia anche la possibilita’ di sospendere temporaneamente gli effetti del decreto incentivi e quindi della black list fino a quando non arrivera’ la sperata ratifica.

Dopo lo strappo di Casali e Morri, difficile parlare di sorpresa. Dopo la nascita ufficiale del gruppo del Partito socialista la scorsa settimana, uscito dalla fusione tra Nps e Partito socialista riformista sammarinese, e i necrologi da parte di Casali sull’ormai ex maggioranza, la crisi di governo era nell’aria. Ma una brusca accelerata c’e’ comunque stata durante il week-end. Per questa mattina alle 8 era infatti fissato un incontro a Palazzo pubblico tra una delegazione del Partito democratico cristiano sammarinese e i Socialisti. E le facce scure all’uscita, dopo circa un’ora, non facevano presagire nulla di buono. Pochi sorrisi e molti silenzi, mentre la tensione sale e ai giornalisti presenti e’ cortesemente chiesto di non uscire dalla sala stampa. A Palazzo, intanto, rientra Morri per raggiungere il quasi ex collega Casali di fronte alle sale della Reggenza. Un foglio in mano. E il ritiro della delegazione di governo da parte dei due partiti si fa sempre piu’ probabile. Per la certezza basta attendere pochi minuti. In Aula riprendono i lavori del Parlamento e arriva l’annuncio dei Capitani reggenti. Governo finito, o quasi. I tentativi di rianimazione sono gia’ in corso. Si provera’ a dare ossigeno, ma la legge elettorale parla chiaro: nessuna possibilita’ di ribaltone.

 

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One Comment

  1. Giancarlo says:

    Blacklist o non blacklist, quando gli stati canaglia impareranno a vivere senza i soldi altrui se ne riparlerà. E finché gli indipendentisti continueranno a vedere tali stati, Svizzera in primis, sulla carta come modelli istituzionali ma in realtà solo come approdi sicuri per i soldi sottratti all’idrovora italica, l’indipendentismo non farà un passo avanti, tutt’al più serviranno per i Tea Party de noantri. Anche perché per i ricchi francesi servono per sottrarre i soldi all’idrovora francese, per quelli tedeschi all’idrovora tedesca ecc. ecc., è lì non mi risulta sia questione di indipendenza, ma molto più banalmente di roba.

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