Samaras: vendiamo un po’ di isolette. E in Grecia scoppia il putiferio

di GIORGIO CALABRESI

 E’ bastato che il premier greco Antonis Samaras, in un’intervista al parigino Le Monde, accennasse alla possibilita’ di vendere qualche isoletta greca disabitata per aiutare il Paese ad uscire dalla grave crisi finanziaria in cui si dibatte che in Grecia e’ scoppiato un finimondo e in parecchi hanno gia’ cominciato a gridare al tradimento. E cio’ nonostante il premier ellenico abbia subito fissato rigidi paletti per le eventuali cessioni. ”Alcuni di questi isolotti potranno avere un utilizzo commerciale a patto che cio’ non ponga problemi di sicurezza nazionale”, aveva spiegato Samaras, chiarendo che non si tratterebbe di una “svendita” bensi’ di “trasformare un terreno inutilizzato in capitale capace di generare ricavi al giusto prezzo”.

Le polemiche sono rimbalzate oggi sui giornali ateniesi secondo i quali – come riferisce Efimerida – il governo di Atene nega che vi sia l’intenzione di vendere le isole. Ma fonti attendibili confermano che l’Ente per la privatizzazione delle proprieta’ dello Stato (Taiped), appositamente istituito dal governo dell’ex premier Giorgos Papandreou, ha gia’ avviato le procedure per l’alienazione di 562 isolette a privati. Il giornale pubblica inoltre uno stralcio della relazione presentata da Andreas Taprantzis, direttore esecutivo del Taiped, alla conferenza dell’Economist svoltasi ad Atene lo scorso 2 luglio. Dal documento si apprende che “dall’analisi sistematica e dall’elaborazione dei dati a disposizione, il registro delle proprieta’ demaniali comprende, fra l’altro, 562 tra isole ed isolette per una superficie totale di 240.000 acri (970 chilometri quadrati), e dovrebbe essere presa in considerazione la possibilita’ di sfruttarle”.

Le isole greche – tra grandi, medie, piccole e scogli – sono in tutto oltre 3.000, per una superficie complessiva di 25mila chilometri quadrati, pari all’intera Sicilia e a un quinto del territorio della Grecia. Ma, di queste, solo 127 sono abitate. A innescare le polemiche, secondo Efimerida, sarebbe stato l’uso improprio della parola “vendita” fatto dal giornalista di Le Monde che ha intervistato Samaras. Da parte sua, il governo greco ha smentito l’intenzione di vendere, spiegando che in caso si deve parlare di “sfruttamento commerciale di isolette disabitate” con la realizzazione di peschiere per l’acquacultura, fattorie solari ed eoliche, impianti di dissalazione dell’acqua marina e strutture turistiche. Ma nessuno crede alla smentita e il giornale Demokratia rilancia l’accusa di voler “svendere i gioielli di famiglia” scrivendo che il governo “ha in programma di cedere le isole in uso ai privati per un periodo di 100 anni e a questo scopo non solo ha avviato la registrazione sistematica del patrimonio demaniale in mare ma ha pure cominciato a cercare possibili acquirenti”.

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5 Comments

  1. sciadurel says:

    a furia di assumere statali, mandare in pensione la gente a 40 anni, imbrogliare i conti dello stato, prima o poi si va a finire così ….

    c’è un’altra repubblichetta delle banane che ha fatto le stesse cose, indovinate chi è ?

  2. giovanni says:

    si sapeva da tempo che a questo mira l’europa e i suoi banchieri. speculare sui debiti nazionale e fare grandi affari con acquisizioni redditizie con la complicita’ dei governi nazionali.

  3. Albert Nextein says:

    Se riesce a vendere qualcosa,fanno bene.
    Ma sento troppi galli nel pollaio.
    Come da noi.
    Quando qualche genio afferma che vendere oggi è svendere.
    Oppure quando altri deficienti parlano di proprietà strategiche,che in realtà lo sono solo per il potere pubblico e non per la gente comune.

    Da noi non si affronta la materia adeguatamente.
    Ho letto che vorrebbero apportare in un fondo cumune ,immagino immobiliare, non si sa quante proprietà pubbliche-statali.
    E poi,penso, venderne quote.
    Oppure un fondo che oltre a vendere quote, venda immobili direttamente.
    Non mi sembra una soluzione adeguata alla bisogna.
    Forse sarà,ma non ci credo, più rapida.
    E mi chiedo chi nominerà gli amministratori,i gestori,i decisori,i consulenti.
    A me pare che questa soluzione sia un’espansione del sistema pubblico che estende la malagestione e le clientele ad un fondo immobiliare, e che si prende il tempo che gli pare per la realizzazione dei suoi assets.

    Idem dicasi per le aziende e le azioni.

    Inoltre mi chiedo se siano comprese le proprietà sia mobiliari che immobiliari di comuni,regioni,province,ed altri organismi para-pubblici.

    Si tratta di un ambito vischioso.
    Io preferirei ,dopo il completamento dell’accertamento di tutte le proprietà pubbliche e la loro catalogazione (affare che mi risulta incompleto ,costoso, e annoso), la vendita diretta.

    Per aziende ed azioni la cosa sarebbe immediata,potendosi cedere azioni.
    Non c’è necessità di un fondo .

    Vendite indirizzate a tutti nel mondo.

    Temo,però, che tali vendite non siano tanto facili.
    A causa della regolamentazione punitiva urbanistica e fiscale.

  4. Dan says:

    Bravo Samaras vendi le isolette, metti in discussione l’unità territoriale della nazione greca così la offri ai nazionalisti neonazi su un piatto d’argento. Mentre ci sei ventila la possibilità di trasformarle in porti turistici, con tanta bella cementificazione selvaggia, così i simpaticoni di prima troveranno alleati anche tra gli ambientalisti…

  5. Il Lucumone says:

    Chi si trovi in grave ed irreversibile carenza di liquidità, in una situazione debitoria insostenibile ed in pessime prospettive lavorative pensa innanzitutto a vendere la “terza casa”, quella poco utilizzata, e se non basta anche la seconda, quella in cui passa la maggior parte delle vacanze!
    Lo fa coscientemente (e saggiamente) per non perdere la “prima casa”, la residenza famigliare!
    Col tempo, se gli affari prenderanno un’altra piega, potrà rifarsi…
    La Grecia sovrabbonda di proprietà immobiliari inutilizzate: esiste un mercato in grado di acquisirle, ed a valori ragionevoli!
    Prima di mandare a catafascio il loro paese e mettere in grave difficoltà gli altri, i greci si decidano: i tempi supplementari stanno scadendo!

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