Salvini, tutto pronto per Bologna. O quasi. Chi ha il controllo del territorio?

LEGA: BELSITO; INDAGINI, DA TRUFFA A RICICLAGGIOdi ANGELO GIORGIO – “Io sono il segretario e le alleanze le decido io”. Questa la frase mai pronunciata prima d’ora che sabato 31 ottobre Matteo Salvini ha detto senza esitazione rispondendo dal palco di Ziano Piacentino a un militante che non vede di buon occhio l’alleanza con Berlusconi.

Ma, al di là del tema, a lasciare in assoluto silenzio tutti i presenti è stata l’assunzione di responsabilità con totale esclusione della base messa in campo da Salvini. Quel “io sono il capo e decido io” che nessuno prima di lui aveva osato pronunciare e la cui assenza aveva proprio caratterizzato la segreteria di Umberto Bossi, sempre pronto a spiegare ai militanti le sue scelte e a condividerle con loro.

Ma Salvini non è Bossi. Già, ce ne siamo e se ne sono accorti tutti. Anche quelli che prima avevano gridato alla liberazione e applaudito l’ascesa di Matteo ai vertici di via Bellerio iniziano un po’ a storcere il naso. Gira poi voce che nel segreto del consiglio federale  Giancarlo Giorgetti avrebbe accusato Salvini di avere perso il contatto con il territorio e con la base. Sarà vero?

Chi attaccava Umberto Bossi di esser circondato dal cosiddetto cerchio magico, non rischia forse di essere nel triangolo delle meraviglie? Da una parte giovani di belle speranze, dall’altra giovani rampanti che vogliono scalare le poltrone e dall’ultima, giovani senza grandi esperienze, ma desiderosi di fare valere la propria posizione? Insomma: giovani sicuramente, ma non solo anagraficamente.

Capita così allora che a pochi giorni dalla manifestazione che secondo Salvini dovrà portare  a Bologna non solo gli iscritti alla Lega, ma anche simpatizzanti e tutti coloro che sono stanchi del governo Renzi, il leader affermi sul campo il suo ruolo. Quello che in realtà, un numero uno non dovrebbe mai fare. Perché non dovrebbe essercene il bisogno. Un leader non ha la necessità di fare valere la propria posizione perché tutti la conoscono e lo rispettano non perché lo temono ma perché si fidano di lui.

E’ forse  quello che nella Lega comincia a mancare? Da Nord a Sud, inserendo nel novero anche quelle regioni dove il Carroccio non c’è ma dove si sente la presenza di “Noi con Salvini”, la gente si fa delle domande. E a differenza di quello che accade normalmente, si dà anche delle risposte. E se le risposte non sono in linea con quello che dice il movimento con infallibili  comunicati che i volontari di via Bellerio diramano via social, ecco che il problema scoppia.

E deve essere scoppiato prepotentemente se  fè vero che a farsi avanti sarebbe stato il più che taciturno colonnello varesotto, invitando il segretario a una presa di coscienza del problema. Problema che potrebbe non esplodere a brevissimo, ma che dopo Bologna inizierà a farsi avanti con forza.

Da una parte i giovani e i giovanissimi rampanti che cercano un posto al sole, dall’altra chi ha fatto la storia di un movimento e non ci sta ad essere messo alla porta solo perché è giunto il momento di cambiare. O meglio, solo perché sulla carta si è deciso di cambiare. Che poi nei fatti le cose andassero meglio prima è un altro conto. Ma l’imperativo è cambiare e bisogna farlo.

Così, un po’ come accadeva sul Titanic, mentre l’orchestra continuava a suonare fingendo che nulla stesse accadendo, qualcuno inizia a storcere il naso e le continue aperture di un movimento che dovrebbe dirsi identitario, a quel Silvio Berlusoni che del tricolore ha fatto il simbolo del suo partito politico, la dicono lunga. Anche troppo.

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