Salvini, tassare i “robot” è un delirio… Il nemico non è la tecnologia ma i politici miopi

robot

di RICCARDO POZZI – La campagna elettorale è uno stato della mente pieno di trappole e burroni. I candidati sono costretti ad avere pareri su qualunque cosa e spesso gli strafalcioni arrivano senza avvisare, così, leggeri sulle ali dell’inconsapevolezza e della fatale transitorietà delle opinioni.

Intervistato da un Giannino in stato precomatoso e dalla logorrea ammutolita  per quanto ascoltato fino a quel momento, Matteo Salvini ha affermato l’ intenzione di  instaurare una tassa sui robot, una sorta di gabella che, chi si lancia nell’automazione, deve lasciare sul campo del fisco come contropartita al mancato utilizzo di capitale umano.

Non mi sta simpatico chi alza sempre il ditino, ma siccome mi occupo di automazione da circa venticinque anni  ritengo di poter suggerire qualcosa a chi potrebbe  legiferare su un argomento di cui chiaramente mostra qualche lacuna.

L’Italia è in Europa tra le nazioni con il maggior tasso di robot installati, per lo più robot manipolatori, montatori, saldatori, centri di lavorazione meccanica, ma molti anche nella logistica:  magazzinieri pallettizzatori , ecc…

Le mansioni che sostituiscono sono gravose, pesanti, ripetitive e frustranti. Mansioni, tanto per capirci dalle quali i politici e relative famiglie si tengono accuratamente lontani da generazioni, ma anche il generico operaio, dopo giorni, mesi, anni di quella alienante ripetizione tende a cercare, comprensibilmente, la strada del certificato medico.

Sulle stesse lavorazioni la sterminata platea di semischiavi cinesi può permettersi di schierare così tanti lavoratori manuali sottopagati,  da rendere obsoleti anche i nostri robot, figuriamoci i nostri lavoratori, il cui costo orario è, da solo, 20 volte quello del corrispondente asiatico.

La sola strada è quella della robotica che, attenzione, può essere comunque insufficiente a parificare la competitività cinese, perché dieci lavoratori ben addestrati in Cina sono più produttivi e meno costosi di un robot in Italia. Se a questo aggiungiamo il fatto che anche i cinesi , che non sono scemi, sono capacissimi di installare robot industriali, comprendiamo che tassare l’automazione in Italia appaia come una iniziativa molto vicina al delirio.

E questo al buon Salvini lo dice un vecchio perito meccanico, che non ha fatto studi classici come lui, che non è iscritto all’albo dei giornalisti ma programma robot industriali da un quarto di secolo, cioè da quando  le sue ginocchia erano sbucciate e il naso sempre bagnato.

Intorno ai robot, che sono solo macchine, ruotano manutentori, elettricisti, programmatori, congegnatori, operatori, e tante altre figure, che subentrano alla fatale sostituzione iniziale di manodopera.

Ma se proprio crediamo che la tecnologia sia il nemico, perché non eliminare i terminali negli uffici? Si libererebbero milioni di posti da impiegato.

E non dimentichiamo la possibile rottamazione delle multi frese agricole a controllo satellitare che rendono i terreni come biliardi, e  il ritorno alle file di zappatori di ottanta anni fa.

Non è nemmeno più delirio, ma solo sense of humor.

 

 

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One Comment

  1. gian luigi lombardi cerri says:

    Come al solito Salvini mostra io suo altissimo livello culturale.
    Per oltre due decenni ci sono state rotte le scatole con con lo “schiavismo della catena di montaggio” da stampa, politici e sinacato con delativi scioperi.Ogni momento erano li a menarla.Finalmente , stufi, sono venuti fuori i robot e addio catena.
    Ma lui, il genio, li vuole tassare: Certo che per uno che la sua grandissima esperienza culturale e lavorativa è roba da marziani.

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