Lega, congresso straordinario… Benvenuta al Sud

di STEFANIA PIAZZOsud

Una volta non era né di sinistra né di destra. Era sopra o avanti, diceva. Ma la Lega di Salvini che si candida a cannibalizzare il vuoto del centrodestra di oggi è sì indipendente, ma lo è soprattutto dalla sua storia. Viaggia a Nord, ma anche al Sud. E’ la seconda edizione della Lega Italia federale che era malriuscita a Bossi nel lontano 1993. Miglio sulla trovata bossiana aveva anche detto: “Lui può anche mettersi in testa una tiara”.

20 anni fa, era l’ 8 maggio, in un convegno a Venezia, la Lega Nord avrebbe deciso di cambiare nome in “Lega Italia Federale” su tutto il territorio nazionale. Ma anche il professor Gianfranco Miglio, l’ ideologo della Lega, resta perplesso: “Se Bossi si mettesse in testa una corona o una tiara, il popolo leghista non farebbe una piega. O è uno sfizio di nessun rilievo o è una cosa che produce effetti negativi. In ogni caso è importante il fatto che nella dizione nuova del Movimento, che anche dopo il cambiamento tutti continueranno a chiamare Lega Nord, si mette l’accento sul carattere federalista che prima non c’era”. Gianluigi Da Rold, sul Corriere della Sera, narrava così i fatti. E oggi, 21 anni dopo, a Padova, ancora terra veneta, al congresso straordinario che allunga il mandato di Salvini e che legittima la sua scelta di correre anche sotto i templi di Agrigento, la storia si ripete.

Solo che allora,  Franco Rocchetta, il presidente della Lega Nord, diceva “E’ il Sud che vuole conquistare noi. E non noi che vogliamo conquistare il Sud”. Ma sono passati gli anni e occorre battere il ferro.

Dunque, Lega pigliatutto, nel centrodestra. Lepenista, nazionalista, ma legittimata dalle sue diverse anime, a occupare il posto di Berlusconi, un carampano della politica che prima o poi, per questione d’età, non potrà essere eterno.

Salvini vede davanti a sè una sterminata prateria.

“Quando all’inizio mettevano sopra a tutto il simbolo Lega Nord, era per far capire al Sud quale sarebbe stato il suo destino, se non ci fosse stata una forza del Nord a proporsi come forza di governo: ci sarebbe stata la disintegrazione del Paese”. Lo ha detto Salvini al congresso straordinario? No, lo affermava Bossi quell’8 maggio a Venezia. I classici, come sempre, basta copiarli per non sbagliare.

E Da Rold scriveva: “Da tempo sono tramontati slogan come “Secessione” e “Repubblica del Nord”. E’ probabile che, in prospettiva, anche Lega Nord vada in soffitta”. Profetico anche il Corriere della Sera. Sembra di leggere la cronaca di oggi. Quella di Salvini è un’altra Lega, è un partito nazionale, come quello che, in fin dei conti, sognava Bossi. Poi, arrivò Berlusconi, l’abbraccio mortale.

E adesso? Se Sacconi e altri parlano già di due destre, in Italia, non hanno torto. Perché sono due, e perché sono in Italia. Forza Italia e il Ncd e la Lega, tre partiti nazionali. Di territoriale nel Carroccio non c’è rimasto nulla, punta a Roma.  Il Nord è un’appendice. Alla fine, tra sciopero fiscale a novembre (sarà sul serio o per finta come sempre), tra aliquota al 20 per cento per tutti, ricetta unica per tutti per l’economia, da Nord a Sud, tanto siamo tutti uguali, chi l’ha detta giusta è Nunzia De Girolamo del Nuovo centrodestra: “Benvenuti al Sud”.

 

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One Comment

  1. Rodolfo Piva says:

    Un vero peccato che Salvini non abbia saputo o voluto riprendere con chiarezza e determinazione la strada originaria della Lega: l’indipendenza della Padania o l’indipendenza di singole regioni magari confederate per costituire massa critica. L’ipotesi di conversione dello stato centrale in stato federale, stato federale vero magari riprendendo il lavoro del Prof. Miglio e copiando chi già federale è, può essere l’unica proposta di salvezza di questo stato fallimentare per i partiti italioti. Se ciò non sta loro bene, allora a tutta forza sulla strada dell’indipendenza.

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