Salvini e Di Maio, esperti in marketing: gli italiani avevano bisogno di un sogno, e gliel’hanno dato

Senato - legge stabilita' - fiducia

di STEFANIA PIAZZO – L’Italia divisa in due dal voto non è la plastica e semplicistica spartizione di consenso tra a chi piace il progetto di meno tasse al Nord e reddito invece di cittadinanza al Sud. Una spiegazione così facile non è ciò che spiega il successo di due brand, il nome Lega e il nome 5Stelle.

Il dato di fatto  è che a fine mese i cittadini non mangiano nel sentir parlare di questione settentrionale, di Padania e di annessi e connessi indipendentisti, con la macroregione e i residui fiscali. Tutte enunciazioni di principio mai portate a termine, sospese nel tempo del mai. Promesse elettorali, da 25 anni passati, finite in niente. Anzi, in inchieste. Slogan, come via da Roma, diventati risibili, barzellette.  Ad un ragazzo che cerca lavoro e grazie al jobs’act fa lo stagista a vita non puoi proporre come consolazione i libri di Miglio,  o i benefici del libero mercato. Un cinquantenne disoccupato che non ha sconti per essere riassunto, ti spernacchia dietro.

La gente ha le pezze al culo, non trova lavoro, è esasperata. Vive di rinnovi di 6 mesi in 6 mesi. Ma se le dici: fuori dai coglioni gli immigrati, beh, inizia ad attizzarsi qualcosa. Se le fai vedere i baraccati di Amatrice sotto la neve e poi  i servizi sui presuti profughi in albergo, fai venire voglia per la prima volta a qualcuno di tirare un bel porco. Se poi affronti il nodo pensioni, e spieghi che la Fornero è l’olocausto degli innocenti, anche solo per questo  ci scappa un voto.

In un mondo che non è quello del 1994, e neanche del 2001 o del 2008, Forza Italia è impersonata da un vecchio. Questo è quello che vede la gente. La Lega col Nord è storicamente l’immagine di un anziano leader che non ha fatto la Padania. Destinazione archivio. Forza Italia è venuta giù, il volto marrone di Berlusconi, le facce gonfie e tutte uguali delle donne forziste, tranne rare eccezioni, hanno stufato.

Matteo Salvini ha raccolto la rabbia di tutti. Merita una laurea honoris causa in marketing della comunicazione. Ha speso e investito centinaia di migliaia di euro per muoversi nel consenso, e ci è riuscito. Ha  staccato il cordone ombelicale dalla vecchia nave scuola e il diventare pirata dei mari della destra gli è valso il successo. Quella roba lì, la vecchia Lega, il gridare Nord libero, non convince più. Nessuno ha mantenuto mezza promessa. Per avere consenso, tanto vale togliere dalle palle il Nord e parlare di Italia. Poi con calma tornerà a galla il federalismo, l’autonomia, ma sono dettagli. I voti si prendono anche senza Bossi, e lo ha pragmaticamente dimostrato.

I 5Stelle hanno cavalcato il miracolo di Matteo Renzi, riuscito in soli due anni a far sparire la sinistra. E’ sugli errori del nemico che Di Maio ha potuto finalmente far piazza pulita e intercettare il consenso di metà paese. Se la riforma del lavoro fosse stata vera, non ci sarabbe stato spazio per  il reddito di cittadinanza, vincolato all’accettazione di un posto di lavoro, come accade in altri paesi del mondo. Se i vitalizi fossero stati eliminati, non ci sarebbe stata la casta. Se i partiti si fossero messi d’accordo per far saltare il pareggio di bilancio in Costituzione, per tenere alla fame i comuni e far sparire le nostre tasse, Di Maio non sarebbe lì a parlare di inizio della Terza Repubblica.

Di Maio ha affermato che questo è stato un voto post idelologico. In parte sì. Perché in alternativa all’arroganza della sinistra, alla sua storica supponente presunzione di superiorità culturale e al moderatismo esasperante del centrodestra, tranquillizzante, immobile e superato, con delle facce da galera nei consigli comunali o regionali, padrini del voto, la gente ha votato chi proponeva soluzioni di giustizia sociale. 5Stelle e Lega. Poi gli impresentabili li hanno infilati pure loro, ma nel mucchio chi glieli contesta? I mercati non hanno fatto una piega, stava tutto scritto. Un governo 5stelle o a guida Salvini è concordato.

Nessuno di loro risolverà la questione meridionale e la questione settentrionale. Lo stato centralista non è messo in discussione da nessuno di loro, Però è bello poterlo far credere. Terranno l’Italia in Europa, non faranno colpi di testa, il loro populismo diventerà governismo. Il loro linguaggio veloce, immediato, diretto – non fanno comunicati stampa, comunicano e basta – e un volto giovane che svecchia dalla politica delle mummie, sembra appagare e ristorare i milioni di sconfitti, di disoccupati, di scavalcati. E’ una favola. Gli italiani avevano bisogno di un sogno, e gliel’anno dato. Fino al prossimo spread.

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5 Comments

  1. giancarlo says:

    Ragazzi basta andare a vedere che cosa è il MES……c’è da impazzire di paura.
    Vedete…: https://www.pandoratv.it/alberto-micalizzi-le-falle-nel-sistema/#top
    in pratica è tutto dal debito pubblico che nascono i nostri guai.
    Bruxelles se volesse potrebbe cancellare la nostra agenzia delle entrate ed imporci il pagamento di gran parte del nostro debito pubblico intaccando anche le nostre proprietà private se non pagheremo.
    Ascoltare questo economista che ci spiega il MES viene la voglia di fare la secessione subito e con qualsiasi mezzo.
    Basta ed avanza perché SALVINI, DI MAIO e chi altro faccinao in fretta un governo e facciano ciò che si deve per impedire che Bruxelles agisca prima o poi contro di noi privati cittadini italiani…..
    WSM

  2. Padano says:

    Bellissima analisi.
    Voglio solo far notare che gli italiani è dal 1994 che comprano sogni a poco prezzo: solo 4 anni fa plebiscitarono Renzi con il 40,8%. Il quarantenne di Rignano (smettiamo di chiamarlo “Il Bomba”) è riuscito nell’arco della stessa legislatura a ottenere il massimo storico e il minimo storico della sinistra (nel 1992 il Pds prese il 16,2, ma all’epoca c’era anche, vivo e vegeto e potente, il Psi di Craxi).
    Quello che voglio dire è che gli italiani appenderanno per i piedi, nel giro di pochi anni, anche i due Fuoricorso: perché il brutto dei sogni, è che al mattino ci si sveglia.
    Bossi non fu all’altezza della sfida che lancio’, ma aveva visto giusto: il Sud ci trascinerà tutti a fondo, come ammise Gramellini.

  3. L.I.F.E. FEDERALE says:

    E’ la fotografia di una classe politica che in tutti questi anni ha consolidato le proprie condizioni di privilegio ed è cresciuta a dismisura autoalimentandosi con richieste di documenti,pratiche, migliaia di leggi che non servono a garantire
    i cittadini e la loro libertà, bensi fatte per inquadrare,controllare e bloccare le
    loro iniziative e in definitiva la loro libertà e garantirsi la continuità del potere!

    La crescita economica e l’elemosina di Stato in questo periodo elettorale offerta dai futuri politici,assomiglia parecchio a quello che in Italia si continua a chiamare lo “stato sociale” anzi a nostro avviso approfondiscono gli squilibri sociali non creando sviluppi di una efficace ripresa delle attività artigianali,industriali commerciali.bensi offrendo spunti di maggiore convenienza partitocratica,danneggiando però la nostra economia nazionale.
    Pertanto alle elezioni di Marzo la sfiducia ostruttiva può essere significativa !

    Le esigenze,ormai largamente diffuse tra i cittadini invece,sono quelle di avere un autentico autogoverno locale, che possono ottenere con un trasferimento di risorse e servizi dal centro alla periferia cosi da ripristinare il fecondo collegamento tra decisioni di spesa e reperimento dei mezzi necessari al suo finanziamento e a consentire la partecipazione dei cittadini alla gestione e al controllo delle istituzioni localmente.

    Questa significa riarticolare i livelli di governo, anche da un punto di vista strutturale,con una consapevolezza civica e sociale,adeguata alla realtà odierna. Noi siamo dell’idea che il risanamento delle pubbliche finanze passi attraverso l’autogoverno locale,autorevolezza e potere della centralità deilo Stato avrà una fine naturale,avendo regioni forti con un federalismo solidale!

    LO “STATO” E’ UNA AZIENDA PROPRIETA’ DI TUTTI !

  4. caterina says:

    …per questo da ieri Plebiscito.eu si e’ finalmente mosso per il riconoscimento tout-court dell’indipendenza del Veneto stravotata nel 2014 e appoggiata senza clamori da diversi Paesi… Cambiera’ tutto speriamo! E sara’ l’inizio di un processo di svecchiamento dei triti e fallimentari rapporti che hanno per troppo tempo oppresso popoli di storie e tradizioni diverse sottomesse al dominio centralizzato di Roma, non lo vorrei dire, ladrona… inconcludente e finalizzata a conservare il potere per una manica di consapevoli o inconsapevoli divoratori di risorse e potenzialita’ dei popoli sottomessi.

  5. giancarlo says:

    Possiamo accettare questa versione perché in italia tutto è possibile e tutto è impossibile.
    Mi chiedo però cosa succederà se il prossimo governo non dovesse concretizzare ciò che i partiti hanno sbandierato…( marketing…..) durante la campagna elettorale.
    Aggiungo che il sistema italia e quello europeo non può pensare di poter continuare all’infinito nell’ignorare le esigenze della gente e le sue aspettative più che sogni.
    Ormai nessuno più crede nei sogni, specie qui in italia.
    E’ vero, i sogni ,specie in politica ed in economia, sono difficili da realizzare ma tant’è che se nessuno mette in agenda il centralismo italiano e non parliamo del debito pubblico….il signoraggio o se vogliamo possiamo chiamarlo emissioni di denaro da parte di banche private di cui un 50% non è debito reale come ben chiariscono alcuni economisti, ma semplice immisione di liquidità sul mercato, allora l’articolo di Stefania Piazzo potrebbe trovare realizzazione.
    Ciò comporterà ulteriori novità in campo sociale. Se adesso tutto viene gestito aumentando di continuo il debito pubblico alla fine della festa il gioco del monopoli da parte dei politici finirà in un disastro.
    La BCE ha in pancia centinaia di miliardi di debiti pubblici dei vari stati europei.
    Che cosa se ne farà se non potrà mai chiederli di ritorno dai debitori.
    Anch’io temo lo spred perché è un’arma del FMI e della BCE nei confronti dell’italia o di qualsiasi altro paese con debito pubblico elevato.
    Se Di Maio e Salvini non riusciranno ad avvicinarsi ai sogni che gli hanno propinato, quindi dico non a realizzarli, allora lo scenario sarà aperto a qualsiasi evento e a qualsiasi altro soggetto politico che prenda al volo l’occasione per far fuori sia il vecchio che il nuovo e creare aspettative concrete e realizzabili denunciando sia il debito pubblico che il centralismo ormai due palle al piede del paese che dobbiamo gestire in maniera pragmatica e determinata.
    Adesso avremo da divertirci sulle consultazioni e da ciò che Mattarella deciderà a chi dare il mandato.
    La costituzione non dice nulla sull’obbligo del presidente di dare il mandato a chi ha più voti.
    E’ una consuetudine dare il mandato al partito con più voti. Ma questa legge elettorale, la più idiota mai fatta, parla di coalizioni e quindi è la coalizione che vince che dovrebbe avere il mandato.
    Per gli indipendentisti non resta che attendere che il morto passi lungo il fiume…..allora forse ci sarà la possibilità di riprenderci la libertà che ci hanno tolto e che ci stanno impedendo di riprenderci.
    WSM

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