ECCO DA DOVE ARRIVERA’ LA SALVEZZA DELL’OCCIDENTE

di GIANNI PARDO

C’è una frasetta di Orazio che in tempi preistorici, quando in Italia si studiava latino, tutti conoscevano: Graecia capta ferum victorem cepit, la Grecia conquistata conquistò il feroce vincitore. Si intendeva che con la conquista di quella piccola regione non fu la Grecia a romanizzarsi ma Roma a grecizzarsi. Sconfitta con le armi, Atene vinse con la cultura. Il fenomeno non fu unico, ché proprio Roma fu sede di una replica quando i barbari, invece di germanizzarla, si romanizzarono essi stessi. E in ambedue questi casi si ha il piacere di vedere che è la civiltà migliore che vince sulla più rozza.

Con la caduta dell’Unione Sovietica è sembrato da prima che la storia si ripetesse ancora una volta. L’Occidente pacifico ha vinto sull’Oriente aggressivo, il capitalismo privato sul capitalismo di Stato, la libertà sulla tirannide. La Russia in pochi anni ha adottato il modello politico-economico occidentale: partiti politici, elezioni ed economia di mercato. Ancora una volta si sarebbe potuto pensare che la civiltà migliore vinceva sulla peggiore: purtroppo la storia non segue nessuna regola e a volte riserva sorprese.

L’Occidente e gli Stati Uniti, che tanto risolutamente hanno rifiutato il comunismo, hanno creduto che il socialismo sia la forma migliore di capitalismo: nel senso che coniugava le libertà occidentali con la pietà per i più deboli, il sostegno ai più poveri, la solidarietà con i più sfortunati. Non solo: dal momento che troppa gente non ha sufficiente buon senso per destreggiarsi nella vita, bisogna imporre a tutti un’assicurazione contro le malattie, contro l’invalidità e la vecchiaia; agli automobilisti bisogna imporre un’assicurazione per la responsabilità civile, dal momento che non tutti, in caso d’incidente, hanno risorse sufficienti per pagare i danni; naturalmente bisogna anche esigere che ci sia un’autorizzazione per costruire una casa, aprire un negozio, guidare un taxi… A farla breve è avvenuto che, a fin di bene, lo Stato si è occupato di una tale quantità di cose da indurre nei cittadini un sentimento di irresponsabilità. A tutto deve pensare lo Stato.

Ma per fare ciò l’Amministrazione ha avuto bisogno di una quantità sempre crescente di risorse e naturalmente le ha prelevate con la leva fiscale. Insomma coloro che in anni lontani erano stati tanto contenti di sfuggire all’infame destino delle cosiddette “Democrazie Popolari”, si sono accorti di essere sopraffatti dall’invadenza del “Grande Fratello”. Di essere dei sorvegliati speciali. Di essere gli schiavi di uno Stato cui è dovuta almeno la metà del proprio reddito, se non si vuole assaggiare la crudeltà dello sceriffo di Nottingham. La libertà dei singoli, e in particolare la libertà d’impresa, hanno cominciato ad apparire in contrasto con il bene pubblico.

Questa oppressione è apparsa soft per due ragioni: perché è aumentata a passettini impercettibili e soprattutto perché il sistema è stato sostenuto dal voto dei cittadini. Nella piramide sociale i meno abbienti sono molto più numerosi degli abbienti e l’idea corrente è che lo Stato abbia la funzione di togliere ai pochi fortunati per dare ai molti sfortunati. Ecco perché tanti votano per questo tipo di Stato: perché pensano di guadagnarci, personalmente. Quello che non calcolano è che, per indefettibile principio di economia, la pecora si tosa, non si uccide: diversamente l’immediato guadagno è seguito dalla miseria. E invece è prevalsa la tendenza a credere che si potesse chiedere sempre di più, fino a giungere a tre risultati negativi: una pressione fiscale opprimente, soffocante, paralizzante,  tanto che molti rinunciano a produrre ricchezza; un debito pubblico stratosferico e irrimediabile che pone sulle spalle dei contribuenti il dovere di pagare continuamente pesanti interessi, e infine il ribaltamento del principio per cui Graecia capta ferum victorem cepit. Qui sembra che l’Unione Sovietica, economicamente battuta da viva, da morta a poco a poco trionfi.

La salvezza dell’Occidente potrebbe un giorno venire dalle sue strutture democratiche, se si mantengono. Pur se ci troviamo nel fondo di una crisi economica senza uscita (altro che luce in fondo al tunnel!) c’è la speranza che, alla lunga, i cittadini si accorgano della inanità della loro speranza di far pagare ad altri il proprio benessere. Che si accorgano di avere svenduto la propria indipendenza e la propria vita a chi l’amministra peggio di come l’amministrerebbero loro stessi, se solo perdessero le loro illusioni infantili.

Dopo il bagno di sangue economico vissuto a causa del crollo del modello attuale, il liberalismo potrebbe rinascere dalle proprie ceneri. La Fenice, scottata a morte, può solo sperare nella propria resurrezione.

Tratto da pardonuovo.myblog.it

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