Salario minimo e nostalgie sovietiche nell’Europa di Juncker

di CLAUDIO ROMITI

Nei primi anni Ottanta,  a seguito del golpe polacco di Jaruzelsky, il segretario del Pci Enrico Berlinguer dichiarò che si era oramai esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre. Si sbagliava. Il processo in atto che sta portando alla graduale collettivizzazione delle economie più avanzate, sebbene avvenga in modo subdolo e strisciante, è ben lungi dall’essersi interrotto. Lo dimostra ciò che sta accadendo negli Stati Uniti – non più punto di riferimento del liberalismo mondiale – sotto l’amministrazione Obama e soprattutto ciò che sta accadendo nell’Europa dei burosauri, in cui si vorrebbe arrivare a stabilire per decreto la dimensione e la curvatura delle banane.

E’ di questi giorni l’appello dello pseudo conservatore Juncker, presidente uscente dell’Eurogruppo, affinché l’intera comunità adotti un salario minimo per tutti i lavoratori, impegnandosi maggiormente nel perseguimento dell’equità sociale e la solidarietà. Ovvero gli stessi elementi che nel citato ottobre del 1917 erano impressi sugli scudi dei bolscevichi russi, i quali proprio in nome dell’uguaglianza misero a ferro e fuoco il regno dello zar.  Per questo dico che Enrico Berlinguer si sbagliava. Il paradigma di una società degli uguali costruita a tavolino dalla classe degli eletti e implementata dai loro folli decreti sembra non trovare più ostacoli. L’idea costruttivista che la realtà si faccia attraverso un atto deliberato dei vari organi della rappresentanza democratica, come vediamo, oramai alligna in ogni ambito, dal consiglio dell’ultima circoscrizione d’Italia alla più alta assise europea. L’uomo nuovo, artefice di una società finalmente giusta e solidale con tutti, esce dai polverosi libri di una storia drammatica, per entrare prepotentemente nel mondo moderno della globalizzazione.

D’altro canto, per celare ai più l’inganno di una politica che ha continuato a procedere gradualmente verso la direzione indicata dalla famosa fiaccola del comunismo, ci si è baloccati per anni ed anni con una tesi falsamente rassicurante. Ovvero, che il motivo che ha determinato il crollo dei sistemi del cosiddetto socialismo reale era essenzialmente legato alla mancanza di democrazia e di libertà d’espressione. In sostanza, si tenderebbe a pensare, se in questi regimi fosse esistito il pluralismo straccione che noi ben conosciamo, le cose sarebbero andate ben diversamente. E ciò, in sostanza, ha creato una cortina fumogena tale da impedire alla maggioranza degli individui di comprendere che la totale assenza di libertà economica ha costituito l’elemento fondamentale del collasso dell’Unione sovietica e dei suoi satelliti.

Esattamente la medesima ragione che, pur se con modalità assai più subdole, sta lentamente ma inesorabilmente conducendo l’intero Occidente al tracollo economico e finanziario.  Quando si arriva a stabilire che il lavoro, declinato come reddito di cittadinanza, rappresenta un diritto ineliminabile di ogni individuo, tralasciando di riflettere sulle ragioni profonde che sono alla base della ricchezza delle nazioni, si innesca una vera e propria bomba ad orologeria sul futuro prossimo dell’intera “collettività”.

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6 Comments

  1. Masha says:

    solo questa ci mancava… La nuova EURSS.. tutti uguali, sì tutti morti di fame, A nulla serviranno il mio ingegno, la mia voglia, capacità a farmi emergere e ad elevarmi, ad avere quanto mi spetta.

  2. Giorgio says:

    Pura demagogia e retorica ideologica da democristiani un pò fascisti questo “articolo”.Reddito minimo garantito sarebbe socialismo,comunismo o glande gombloddo giudeomassonicocomunista ?Ma mi facci il piacere.Studiaree please e meno paranoie che poi Babbo Natale Marchionne non vi paga se fate i kattivi komunisti!

  3. anto' says:

    beh è uno strano socialismo questo… con disoccupazioni al 26% e ricchi sempre più ricchi (processo in auge da ormai 30 anni).

  4. adriano says:

    Io sono d’accordo col salario minimo cioè è giusto per chi lavora abbia un salario che possa affrontare la vita con dignità. Ma attenzione salario minimo non significa posto di lavoro garantito quindi ognuno deve dare più possibile per mantenere il posto di lavoro. Ora invece i datori di lavoro mettono all’asta i posti di lavoro al ribasso cioè vuoi questo posto di lavoro? questa è la paga altrimenti vai via.

  5. giorgio lidonato says:

    Straordinarie notazioni. E’ proprio così!

    • salvatore frau says:

      Sei certo che sia più importante difendere la libertà economica che prendere atto che il Pianeta Terra non cresce (anzi decresce in termini di risorse) al ritmo della nostra economia e del nostro Ego Occidentale…

      Forse è per questo che invece di trovare soluzioni per rallentare o fermare l’incremento demografico vari stati stanno facendo incetta di terreni agricoli (Cina, Korea e altri), provocando colpi di stato.

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