Saccomanni attacca gli evasori, lui che rappresenta lo Stato ladro

di CLAUDIO ROMITI

Con tutti i problemi di bilancio che deve affrontare, l’ultima sull’evasione fiscale se la poteva risparmiare il ministro dell’Economia Saccomanni. Credendosi a capo di un rinnovato Gosplan -l’organo sovietico per la realizzazione dei piani quinquennali- il successore di Tremonti e Monti ha solennemente dichiarato che “l’evasione fiscale è sinergica alla corruzione e alla criminalità, pregiudicando il buon andamento dell’economia e impedendo il riscatto sociale delle nuove generazioni e quello delle fasce più svantaggiate della popolazione”.

E’ stupefacente, ma così parlo l’ennesimo Zarathustra di via XX Settembre. Dunque, in attesa che costui ci spieghi nel dettaglio la somma bellezza sociale di assoggettarci ad una tassazione a dir poco feroce, prendiamo atto del totale ribaltamento dei principi più elementari dell’azione economica umana. Si passa dal perseguimento, incanalato entro regole della civile convivenza, del proprio interesse di smithiana memoria, per giungere alla rivoluzione Saccomanniana del fisco quale estremo fine di ogni attività produttiva.  Dato che si parte dal presupposto che più soldi incassa coercitivamente lo Stato e più prospero risulterà essere il relativo Paese, è ovvio che si arriva poi a considerare nemici del benessere coloro i quali cercano in qualche modo di resistere ad una pressione tributaria allargata andata ben oltre i limiti dell’esproprio proletario.

Non solo, ponendo in relazione diretta l’evasione con il sottosvilupo, si arriva implicitamente a sostenere che ogni euro controllato dalla mano pubblica determina un effetto nella crescita economica ben superiore a quello che per avventura resta in tasca alla cosiddetta società spontanea. Ma stando così le cose, che aspettiamo a dare in mano ai burocrati della statura di Saccomanni e Befera ciò che resta delle nostre aziende? Perchè limitarsi a pagare solo le attuali imposte assassine, quando sarebbe sufficiente delegare ai campioni del collettivismo tributario la conduzione di ogni attività economica? Se infatti, come giustamente ricorda il ministro dell’Economia, non basta sborsare il 55% del reddito nazionale (quota che comprende anche l’evasione stimata per intenderci) per riscattare i poveri e i derelitti, allora sarebbe cosa buona e giusta consegnare botteghe e macchinari ai campioni del bene comune targato Equitalia.

Se poi, come accadeva in Unione sovietica, saremmo costretti a vestire tutti allo stesso modo, con due, tre taglie fuori misura, e a portare scarpe dello stesso piede poco male. Qualche piccolo sacrificio ci può stare nello sfolgorante edificazione del socialismo fiscale realizzato. Pagliacci economici!

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12 Comments

  1. gastone says:

    “Perchè limitarsi a pagare solo le attuali imposte assassine, quando sarebbe sufficiente delegare ai campioni del collettivismo tributario la conduzione di ogni attività economica?”

    perchè quello che a loro interessa è la “conduzione” privata delle suddette attività economiche tramite l’imprenditore, ed il suo relativo possesso dei mezzi di produzione, ritenendosi solo la semplice appropriazione degli utili derivanti da tali attività

    si chiama sistema capitalista corporativo statale dove lo stato assegna, alloca, protegge, promuove, di fatto ogni ambito del mercato senza detenerne la proprietà dei mezzi, in luogo della conduzione attraverso la proprietà dei mezzi economici che distingue l’economia socialista.

    memore dei clamorosi fiaschi che la storia ha evidenziato glia stati mercantili moderni..e scaltri hanno abbandonato definitivamente il sogno di pianificare l’economia attraverso la proprietà dei mezzi di produzione, perchè impossibilitati a svolgere un se pur minimo calcolo economico.

    mungono semplicemente..si và verso lo stato dell’arte di tale attività o, il che è lo stesso, verso la schiavitù per il popolo

  2. Castagno12 says:

    Come ho già segnalato anche in un mio commento del 5 Dicembre (vedi articolo: “Rivolta del 9 dicembre, Chiavegato … “) Bankitalia PRIVATA non paga tasse sulle enormi entrate dovute alla Emissione di Valuta a Debito.
    I banchieri si sono dati una norma in base alla quale detti introiti, a bilancio, vengono registrati AL PASSIVO.

    Penso sia il caso che alcuni Movimenti Indipendentisti, insieme alla LIFE e a ICR (imprese che resistono) mandino, al riguardo, una richiesta ufficiale al ministro Saccomanni con Cc al governo Letta (“democratico” come tutti i precedenti) e all’Agenzia ANSA.

    Suggeriso il contenuto.

    1) Domandare come mai il governo consente, tollera con tacita approvazione che un Ente Privato (nello specifico Bankitalia) possa avere degli utili ESENTASSE.

    Abbiamo imprenditori che chiudono o si uccidono, evasori per problemi di sopravvivenza, cittadini che non hanno da mangiare, mentre gli azionisti PRIVATI di Bankitalia NON PAGANO TASSE sugli enormi introiti dovuti alla gestione PRIVATA del Signoraggio.

    Gli azionisti PRIVATI di Bankitalia sono italiani e stranieri e fra i secondi c’è lo Stato del Vaticano (azionista di Carige).

    2) Domandare come mai tutti gli stipendi (anche quelli tridimensionali) dei dipendenti di Bankitalia, che lavorano per dei PRIVATI, sono a carico dello Stato italiano, cioè dei contribuenti italiani.

    L’ingannevole denominazione “Banca d’Italia” non è sufficiente a giustificare, per l’italia, l’oneroso carico dei dipendenti PRIVATI.

    Quindi Bankitalia PRIVATA, oltre a NON PAGARE i suoi dipendenti, si trova graziosamente enormi utili ESENTASSE !

    Le richieste pertinenti e doverose, che ho suggerito, affiancherebbero la “Rivolta 9 Dicembre” che è in atto.

    • Mister Libertarian says:

      Non centri il bersaglio, castagnazz.

      La questione della proprietà pubblica o privata della Banca d’Italia è ininfluente. Di fatto gode di privilegi pubblicistici.

      Le nomine dei vertici sono di responsabilità politica e fanno direttamente capo ai Governi.

      Inoltre gli azionisti della Banca (che vengono elegantemente chiamati i partecipanti al capitale) non ricevono per Statuto che in piccola parte gli utili che derivano dall’attività dell’istituto.

      Nel 2010 per esempio gli utili della Banca d’Italia sono stati pari a 852 milioni di euro, di questi solo 61 milioni sono stati versati ai “partecipanti”, cioè ai soci, mentre 340 milioni sono stati destinati alle riserve e 511 milioni sono stati versati direttamente allo Stato.

      Oltre a questi la Banca d’Italia ha pagato allo Stato 925 milioni di imposte. Quindi lo Stato ha ricavato lo scorso anno oltre 1 miliardo e 400 milioni di euro dall’attività di Bankitalia.

      Il problema, quindi, è lo Stato e la gestione statale della moneta.

  3. Alessandro F. says:

    Ormai la distanza tra i parassiti che gestiscono la macchina infernale dello stato e la realtà è incolmabile.
    Mi sono sempre chiesto, ma costoro credono veramente in ciò che dicono o è una scena destinata ai gonzi che assorbono acriticamente ciò che viene inserito nei loro cervelli dai giornali e dalle televisioni?
    Confesso che la seconda ipotesi mi lascerebbe più tranquillo. Un conto è un ladro che sa di esserlo e che cerca di dissimulare i suoi crimini, un conto è un fanatico che crede in un progetto totalitario il cui fine ultimo è la distruzione dell’economia e della libertà.
    Parafrasando Marx si potrebbe dire: la proprietà pubblica è furto.

  4. eli says:

    se conoscono la somma evasa, conosceranno pure chi evade…. saccomanni comincia a prenderti la partita I:V:A e rischiare di tuo. bello parlare a vanvera e prendere grande stipendi anche quando sbagliate di grosso. questi pagliacci che parlano , parlano, parlano…. ma , hanno mai fatto l imprenditore? che cosa ne sanno loro , vogliono dettare legge,,, metti imu di qua, metti la tares di la, metti la tuc dietro ecc ecc. diamo in mano il nostro stato alle persone che conoscono il lavoro, che si sono messi in prima persona che hanno rischiato e che hanno capacita d imprenditoria . questi mantenuti che non sanno fare altro che chiacchiere e mandare in cacca il nostro paese, mandiamoli non a casa , ma in esilio senza un soldo

  5. alberto says:

    coglione patentato

  6. Albert Nextein says:

    Ieri la commercialista mi ha inviato il conteggio Imu 2° rata.
    Non ho pagato la prima, e non pago la seconda.
    Non ho pagato Irpef.
    Non ho pagato l’Imu 2012.
    Saccomanni può andare a fare il suo vero mestiere.
    Il direttore di Albergo a 4 stelle.

  7. Piombo says:

    Romiti ha ragione.

    La lotta all’evasione, checché ne dicano i mantenuti e i privilegiati della casta, è l’ultima delle priorità nazionali.

    Infatti tutti i nostri problemi nascono dal fatto che lo Stato gestisce troppi soldi, non troppo pochi. 800 miliardi all’anno sono un’enormità che non ha alcun senso.

    Malgrado ciò, i Saccomanni e i Befera ci vengono a dire che questa montagna di soldi, ottenuta spellando vivo chi lavora, non basta.

    Vorrebbero altri 130 miliardi in più, quelli a loro dire sottratti dall’evasione fiscale.

    Per farsene cosa?

    Se vogliono arrivare a gestire il 100 % delle risorse del paese, come in Urss, lo dicano apertamente. Sapremo con chi avremo a che fare, e come difenderci.

  8. lory says:

    questi soloni non sono capaci nemmeno di fare i conti, alcuni di questi dicono che l’evasione fiscale annua è di 130 miliardi e anche più ,facciamo quattro conti 130 miliardi per 10 anni sono 1300 questo vorrebbe dire che nelle tasche degli evasori ci sarebbero 1300 miliardi di euro,200 sono nelle banche Svizzere e il resto probabilmente nelle fantasie di questi mentecatti.

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