Roverato: caro Bianchini, la secessione il Veneto la farebbe eccome…

veneto separatistadi VALTER ROVERATO – Ho seguito con interesse la discussione aperta da Sergio Bianchini su quale via d’uscita può avere il Nord del paese, per uscire dallo stato pietoso in cui si trova oggi, assieme al resto d’italia.

Mi soffermo in particolare sulla frase: “…la prova che l’Italia come nazione esiste è in primo luogo nel fatto che mai, in nessuna regione del nord, il secessionismo ebbe la maggioranza.”, e qui mi permetto di dissentire: l’italia esiste? Davvero? Ed il fatto che esista è solo perché la secessione al Nord non ha mai avuto la maggioranza dei voti? Tutto qua?

Appurato e dato per acquisito il fatto che il Nord è una realtà per mille motivi diversa da tutto il resto d’italia, e che è il territorio che in pratica tiene in piedi il paese intero, Io andrei soprattutto ad analizzare il perché al Nord la secessione non ha mai avuto una maggioranza netta alle varie votazioni, e prima di tutto ricorderei che per esempio in Veneto la Lega, quando era “Nord”, ma anche prima, governava moltissimi comuni con una maggioranza “bulgara”, quindi se non ha mai avuto una maggioranza netta in tutto il Nord si dovrebbe analizzare principalmente il motivo per cui il progetto secessionista non aveva la maggioranza soprattutto nelle altre regioni che formano il Nord.

In realtà il Veneto, per la sua storia peculiare, non credo sia mai stato veramente parte dell’italia, e questo spiegherebbe anche perché proprio la Lega sia nata nel Veneto, e molto prima del partito di Bossi. I Veneti, nel loro DNA, hanno ancora la storia della Repubblica Serenissima, che è stata annessa nel 1866 al resto dell’italia tramite una vera e propria farsa, una truffa perpetrata ai danni dei Veneti di allora, che si sono ritrovati a votare, per essere annessi ad una nazione, quando gli accordi in tal senso erano già stati presi e ratificati giorni prima, ed andando a votare in seggi presidiati da soldati col fucile in mano, e con schede ed urne ben separate per il “SI” e per il “NO”, in modo da “schedare” ed intimorire chi votava per l’opzione indesiderata (indovinate quale era…).

Insomma votazioni-farsa per avallare ciò che era già stato deciso “nelle segrete stanze del potere”, e tutto ciò non lo dico io, ma basta andare all’archivio di Stato, che contiene ancora tutta la vera documentazione dell’epoca, ma questa è storia, la vera storia, quella che la scuola italiana non la vuole proprio insegnare, troppo scomodo, conviene tenere la popolazione nell’ignoranza, la si governa meglio. Se accadesse al giorno d’oggi una cosa del genere, staremmo qui a stracciarci le vesti, a gridare ad una democrazia rubata, alla dittatura, ci si appellerebbe a tribunali vari, ma a quei tempi evidentemente si pensò bene di essere “meno attenti” alla democrazia (che non c’era), alla regolarità, si aveva solo la fretta di avallare una decisione già presa….. un po’ come le votazioni di oggi, o no? Nulla è cambiato, quindi, dall’Italia del 1866 che ha truffato i Veneti, all’italia del 2000, che truffa gli italiani tutti, compresi i Veneti, che sono quindi truffati 2 volte (in Veneto si dice “sèmo do volte mòna”).

Ecco perché in Veneto una secessione, peraltro, ripeto, da un paese di cui legalmente e moralmente non facciamo parte, sarebbe assolutamente ben vista, si sentirebbe come naturale, ed ecco anche perché in moltissimi, in Veneto, sono andati a votare, ed hanno quasi tutti votato sì, al recente referendum per avere almeno più indipendenza, che è tutto quello che ci concede la costituzione italiana. Solo che tale costituzione, “la più bella del mondo”, invece, si guarda bene dal concedere e riconoscere anche solo il diritto all’autodeterminazione dei popoli, previsto invece dal diritto internazionale, ed anzi ribadisce (chissà perché?) che l’Italia è indivisibile, blindando così la schiavitù dei Veneti, e del nord tutto, costretti a forza a sostenere tutto il resto del paese.

Ulteriore prova che l’italia è un’espressione geografica tenuta assieme solo dall’interesse del sud ad essere ancora e sempre mantenuto dal nord, è l’animosità, la contrarietà e la rabbia di alcuni presidenti di regioni del sud nei confronti della pur legittima, per l’attuale ordinamento italiano, richiesta di autonomia di Veneto e Lombardia che sembra essere in dirittura d’arrivo (staremo a vedere). E se vogliamo andare più a fondo del fatto che probabilmente una secessione di tutto il nord non avrebbe una maggioranza (ma in Veneto sì), aggiungiamo anche che questo risultato lo stato italiano lo ha raggiunto, nei decenni, basando la sua forza sull’esercito, sulla polizia, sulle istituzioni, sulla burocrazia, sulla chiesa, sulle leggi, sui mezzi d’informazione, su sindacati e partiti italiani, sugli accordi internazionali ed anche su quei veneti, e cittadini del nord, che ottengono prebende e privilegi dall’italia in cambio della loro collaborazione (ecco perché la Lega di Salvini ha cambiato il suo obiettivo).

Ecco i motivi per cui io, Veneto, non posso proprio essere felice di vedere una bandiera che non mi appartiene sventolare su alcuni edifici delle mie città. Forse se l’Italia si fosse nel tempo dimostrato paese veramente equo, libero, che valorizza sul serio tutti i diversi popoli che ne fanno parte, in cui tutti lavorano e contribuiscono equamente alla ricchezza di tutti, forse sarebbe stato un paese in cui una secessione non verrebbe neanche richiesta, non ce ne sarebbero i presupposti, ma il solo fatto che qualcuno si senta in diritto-dovere anche solo di chiedere indipendenza, autonomia, ed anche secessione, e finché ci sarà questo qualcuno, a prescindere che abbia o meno una maggioranza, questo dimostra che l’italia ha fallito, è fallita.

Viva San Marco, viva i Veneti, che esisteranno sempre.

 

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3 Comments

  1. giancarlo says:

    CONCORDO SU TUTTO !!!!!!!!!!

  2. caterina says:

    cOMPLIMENTI! questo è parlar chiaro! I Veneti sono il Veneto che ha già votato due volte nel giro di quattro anni,, prima per l’Indipendenza, poi al ribasso per l’autonomia, ed entrambe le volte con una maggioranza plebiscitaria di partecipanti al voto e una maggioranza assoluta in termini di consenso… Non c’è confronto con la Lombardia che ha visto valori meno che dimezzati… ma un motivo c’è ed è questo: i Lombardi sono appunto un popolo che nel suo dna ha la sensazione, che non è presunzione, di essere in tutto lo stivale, un tempo in forza dei Longobardi, oggi in forza del suo prestigio e primariato economico…che in un certo senso li rende meno sensibili all’istanza rivendicativa di un riconoscimento specifico. Bossi è il lombardo che a Venezia (!) si era inventato il battesimo con le acque del Po, fiume sempre temuto fuori della laguna, pena la propria estinzione… e Salvini è il lombardo che rincorre il carroccio giù per la penisola… Insomma, se agire insieme oggi serve per ottenere maggiore riconoscimento delle nostre istanze, ben venga, ma diversamente non c’è dubbio che i Veneti non demorderanno fino a che non arriveranno all’obiettivo per il quale da anni lottano con pervicacia.
    Viva San Marco!…par tera.. par mar..viva!

  3. mumble says:

    Personalmente ritengo che il discorso va condotto da un’altra angolazione.
    L’errore di fondo di tutte le discussioni tra autonomisti, federalisti, secessionisti, libertari è che affrontano il dibattito partendo dai Comuni e dalle Regioni.
    Molti Comuni, quasi tutti, ma non tutti, hanno una propria identità storica: ma pochi Comuni hanno mantenuto quella identità.
    Le Regioni, poi, sono un’invenzione italiana di sana pianta che si basava storicamente sugli studi statistici di due milanesi di metà 800.
    Insomma, per usare una metafora, tutti i cuochi parlano di piatti e ricette, ma usando sempre gli stessi ingredienti.
    E il risultato è che se non è zuppa, è pan bagnato.
    Miglio aveva giustamente parlato di macroregioni che affondavano la loro struttura in un mix di storia, economia, cultura e sociologia.
    Da lì occorre ripartire: ma lasciamo stare le Regioni che furono inventate da Roma proprio per confondere le acque e disorientare i popoli padani.
    A giudicare dai risultati, indubbiamente ci sono riusciti.
    Grande Nord dovrebbe proporre il superamento delle Regioni e la loro abolizione, essendo ormai diventate (come molti temevano) delle piccole Rome con i loro politicanti inutili e strapagati, capi di gabinetto, portaborse, collaboratori, consulenti, etc..

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