Rottamatori e dei rottamandi, cambiare tutto per non cambiare nulla

di DANIELE V. COMERO

Le primarie indette per il prossimo novembre dalla sinistra, intesa come PD più SEL di Vendola sono da considerare con molta attenzione, mista a diffidenza. La candidatura di Matteo Renzi sembra calzare a pennello al motto della politica italiana: cambiare tutto per non cambiare nulla.

Il messaggio trasmesso dai solerti TG della sera è chiaro: Bersani è la tradizione, esponente del vecchio PCI, mentre Renzi è il nuovo, giovane e rampante. Entrambi hanno assunto un profilo comunicativo ben preciso: Bersani è bonario, gioca ad imitare il suo imitatore, il comico Crozza, risultando naturalmente gradevole, per l’inflessione emiliana, meno musone dei classici leader comunisti. Renzi è competitivo, con un originale stile toscano-guascone pseudo obamiano.

Uno stile efficace, che sta riuscendo alla grande in una operazione da giano-bifronte: da una parte guarda alla componente libertaria della sinistra, non comunista, mimetizzando con grande abilità la sua vera essenza politica democristiana, dall’altra riesce ad agganciare i due grandi iceberg alla deriva che portano una massa enorme di profughi politici (della destra finiana e berlusconiana non PDL). La rapidità di esecuzione gli consente di muoversi con molta agilità e coprire l’immenso territorio elettorale che ha a disposizione, vista la veloce e inesorabile regressione del PDL.

A settembre aleggiava un sospetto, che oggi è quasi una certezza: i due competitori marciano separati, ma sono sodali in un unico intento che li sorregge. Il comune obiettivo nella loro corsa è quello di fornire un salvagente alla attuale Casta politica, coinvolta nel fallimento dello Stato e delle sue istituzioni.

La fine della seconda Repubblica è certificata dal governo tecnico. A parte la vicenda Monti, risalta il fatto che la gara è stata inventata di sana pianta, mettendo nella stufa le sacrosante regole che il Partito Democratico si è dato all’atto della sua fondazione, per cui non c’era possibilità alcuna di fare delle primarie di coalizione con due candidati dello stesso partito, oltre tutto senza fiatare sul programma politico, cioè su che cosa andranno a fare al governo di questo paese, se non una generica continuità con l’azione del governo Monti. Proprio nel momento in cui il Senato sta per cambiare la legge elettorale e quindi modalità di svolgimento delle prossime elezioni Politiche del 2013.

Questa è la dimostrazione che la competizione in realtà è solo una esibizione preparata e pensata bene, come nel 2005 è stata quella di Prodi e nel 2007 quella di Veltroni. Argomenti a favore di questa tesi sono ogni giorno su tutti i giornali, è sufficiente leggere le dichiarazioni di gruppi o singole personalità del mondo politico della sinistra che si lanciano in dichiarazioni a favore dell’uno o dell’altro. Questo outing collettivo della “casta” non è certo da considerare un rinnovamento della politica, al massimo è una ricollocazione tattica sullo scacchiere politico. Però, a conferma di quanto detto, è evidente che la spregiudicata corsa di Renzi ha fatto molto bene anche a Bersani, rinvigorito come fosse un “usato sicuro”, un’alternativa tranquillizzante a prezzo scontato.

Sono come due zoppi, camminano diritti perché si appoggiano uno contro l’altro, separati non starebbero in piedi. Alcune scelte sono state molto efficaci, come la parola d’ordine “rottamazione”, ripetuta come un mantra, in tutte le salse e a tutte le ore. In un momento come questo, di totale discredito verso la classe politica, chi impugna una tale arma verbale riesce a penetrare in profondità nella mente e nell’animo di molti elettori.

Renzi settimana scorsa ha fatto capire qualcosa in più sulle sue vere intenzioni, nella puntata che ha fatto a Milano negli ambienti della finanza, che solo il web (Corriere.it) ha trasmesso nella sua cruda realtà: ambienti di lusso e folta presenza di personaggi del sottobosco vorace dell’economia e della politica, accorsa con il portafoglio in mano per pagare cifre sconsiderate per gustare una serata sull’arca “montiana”.

Se non fosse stato per questo mezzo passo falso, si poteva anche continuare a far finta di credere alla favola del “rottamatore buono” e dei “rottamandi espulsi”.

Queste primarie di coalizione difficilmente potranno portare un cambiamento reale. Non per essere pessimista o cinico, però ancora una volta ha vinto la regola della politica italiana, quella che nulla cambia veramente, al massimo si ridipinge, perché alla fine non succede mai veramente niente di nuovo. Tutte cose già viste con Prodi e Berlusconi.

 

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4 Comments

  1. STIAMO ATTENTI
    Presi e ormai vinti dall’idea, o dalla strana moda, di voler rottamare tutti e tutto ad ogni costo, peraltro rilanciata da un novello “Discolo irriverente” (noto personaggio che, pensando di non invecchiare mai, maltrattava tutti quelli più grandi di lui, anche di un solo giorno, compresi alti prelati e generali…), ecco, si diceva, in nome di chissà quanti e quali nuovi ideali e falsi concetti politico-morali, rischiamo davvero di gettar via tutto quello che c’è di buono, e che, invece, andrebbe valorizzato… Sia chiaro: qui non si vuole difendere né attaccare nessuno ma, molto semplicemente, evitare che a causa di una o qualche mela marcia si butti via tutto il cesto, o l’intero raccolto… E, dunque, approssimandoci verso un baratro, mi permetto di dire “stiamo attenti” a non caderci dentro. In democrazia, in una sana Democrazia, finché uno si candida e viene eletto dal popolo, magari, perché no, bravo, onesto, serio, preparato, equilibrato e con esperienza… , altro che se è legittimato a governare, a rappresentare la gente, i cittadini, a dirigere gli affari della nazione, ovviamente in modo lecito e nelle sedi istituzionali previste, non di certo nei tuguri o castelli privati che siano… E’ un suo diritto-dovere farlo. E, questo, indipendentemente dalla sua età, dai mandati già svolti, dal colore politico… Se un uomo politico vale, vale sempre, finché è lucido, affidabile e sano di mente. Per contro, un imbecille resta sempre imbecille, qualunque cosa faccia e per quanto in alto riesca ad arrivare, perché spinto da dietro, giovane o vecchio che sia. Sfuggendoci questo concetto, direi elementare, significa che siamo già belli e pronti ad abbracciare qualche altra “cosa”, di cui però ancora non sappiamo nulla. In conclusione, al punto in cui si trova oggi l’Italia, cioè tutti noi, non crediamo proprio sia il caso di avventurarsi in nuovi esperimenti politici: possiamo solo valorizzare le persone di buon senso, già note, serie e di collaudata esperienza, altro che rottamarle…
    Michele G. Scaccuto

  2. Roberto Porcù says:

    Condivido, Renzi è lo specchietto per le allodole. A casa i vecchi più apparsi in TV e poi tutto rimane invariato.
    Non sono le facce dei vecchi da rottamare, ma il vecchio sistema con il quale prolifera una mastodontica associazione a delinquere di stampo politico-burocratico.

    In merito al letame citato da Albert Nextein, costoro non vi rimescolano, ma lo producono e poi lo spargono tra i Cittadini; Maria Antonietta invitava a mangiare brioches, questi ci danno letame.
    Ho casualmente visto in TV un tale che protestava per il farsi da parte che gli si chiedeva, dato che poi con la sola pensione avrebbe dovuto sbarcare il lunario con solo 6000 euro al mese e ciò, lo sappiamo tutti, è impossibile.
    A me la rottamazione di Renzi non sta bene, è una messa in salvo dei colpevoli dello sfascio, io auspico la presa della Bastiglia e del Palazzo d’Inverno prima che abbiano modo di fuggire.

  3. Albert Nextein says:

    Continuano a rimestare nello stesso letame, tutti.
    Tutti intossicati.
    Nessuno con una prospettiva davvero liberale.
    Tutti pronti a sostituirsi ai precedenti delinquenti.
    Per continuare a fare le medesime cose.
    Rimestare nello stesso letame.

  4. lory says:

    questi sono solo un’associazione a delinquere, sono la solo per i loro tornaconti , farabutti meschini e parassiti !!!!!!!!!!!!

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