ROSY MAURO ESPULSA DOPO CHE MARONI MINACCIA DIMISSIONI

di GIANLUCA MARCHI


E’ ufficiale: durante la riunione del Consiglio federale della Lega, conclusasi da poco, Rosy Mauro è stata espulsa dal movimento. La decisione è stata presa all’unanimità a quanto si apprende. La vicepresidente del Senato era giunta a sorpresa in via Bellerio nel pomeriggio. Espulso anche l’ex tesoriere Francesco Belsito. Il congresso federale è invece stato convocato per il 30 giugno e il 1 luglio. Ha prevalso su tutta la linea voluta da Roberto Maroni. L’espulsione della Mauro è stata deciso in sostanza per insubordinazione, cioè per non aver aderito alla richiesta del presidente Bossi e del triumvirato di dimettersi da vicepresidente del Senato. «Al momento del voto su Rosi Mauro tutti erano presenti. Qualcuno, tra cui Bossi, era uscito dalla stanza, ma prima della votazione, solo per cercare un estremo tentativo di convincere Mauro alle dimissioni da vicepresidente del Senato»: lo ha confermato all’ANSA uno dei dirigenti partecipanti. Secondo l’agenzia TM News la cacciata di Rosy Mauro sarebbe stata presa dopo che Maroni avrebbe minacciato di dimettersi se non fosse stato preso il provvedimento. Nessun provvedimento invece verso Renzo Bossi, graziato almeno per ora.

«Il rancore è prevalso sulla verità»: lo ha detto Rosi Mauro fuori dalla sede della Lega parlando della sua espulsione. «La mia epurazione – ha aggiunto – era già scritta».  «Se qualcuno è arrivato al punto di minacciare le dimissioni se non si fossero presi provvedimenti contro di me, vuol dire che la presunta unanimità -attacca- è stata imposta con un ricatto politico. Non ho voluto fare retromarcia per un semplice motivo: non vedo chiarezza in tutta questa storia». «Valuterò tutto, si fa un passo alla volta»: lo ha detto la Mauro a chi le chiedeva se, dopo l’espulsione dalla Lega, si dimetterà da vicepresidente del Senato. «Non mi sento tradita da Bossi». Così Rosi Mauro commenta l’espulsione dalla Lega confermando che al momento del voto il presidente del Carroccio, Umberto Bossi, era fuori dalla sala. 

«Rosi Mauro ha avuto una reazione orgogliosa, di cui bisogna darle atto, ma irrazionale. Si è difesa spiegando che lei non c’entra. Ma la questione era un’altra»: lo ha detto all’ANSA Giancarlo Giorgetti. «È stata una discussione seria e approfondita – ha spiegato Giorgetti – abbiamo ascoltato Mauro e le abbiamo ribadito che doveva fare un passo indietro dimettendosi da vicepresidente del Senato. Lei non ha voluto fare questo passo e allora è divenuta inevitabile l’espulsione».

L’espulsione di Rosy Mauro «è sacrosanta». Lo dice questa sera il sindaco di Verona Flavio Tosi. «Come io sono diventato sindaco e assessore regionale alla sanità grazie al movimento – spiega – così pure Rosy Mauro deve i suoi incarichi alla Lega. E se le è stato chiesto per il bene del movimento di fare un passo indietro e lei non lo ha fatto – continua – l’espulsione è sacrosanta». Per Tosi, la Lega espellendo una vicepresidente del Senato «ha dimostrato di essere un movimento coerente a differenza di tanti altri».

Sul fronte delle indagini, intanto, con un ordine di esibizione al neo tesoriere della Lega Nord Stefano Stefani, i pm di Milano hanno chiesto la consegna di tutti gli atti relativi ai conti bancari, al patrimonio immobiliare e mobiliare del movimento politico, oltre ai bilanci dal 2008 al 2011. I pm, nello stesso ordine di esibizione, hanno chiesto al neotesoriere di impegnarsi a soddisfare di volta in volta le esigenze che dovessero eventualmente emergere dei consulenti della procura. La consegna riguarda anche conti e immobili nella disponibilità di fiduciari del movimento politico.

BOSSI: RIMBORSERO’ TUTTO SE QUALCUNO DELLA MIA FAMIGLIA HA PRESO SOLDI 

«Se si accerterà davvero che qualcuno della mia famiglia ha preso dei soldi appartenenti alla Lega io farò un assegno per rimborsare l’intero importo». Lo ha detto Umberto Bossi al Consiglio federale del Carroccio, secondo quanto raccontano alcuni leghisti.

ACCERTAMENTI ANCHE SU CALDEROLI

La Procura di Milano, che sta indagando sulle distrazioni dei fondi della Lega Nord, sta compiendo, da quanto si è saputo, accertamenti anche in relazione ad alcune intercettazioni, contenute nell’informativa del Noe, che tirerebbero in ballo Roberto Calderoli. Nella stessa informativa poi Calderoli, nominato uno dei tre triunviri dopo le dimissioni di Bossi, viene segnalato come uno dei soggetti che avrebbero ricevuto parte dei fondi del Carroccio, oltre alla famiglia Bossi e a Rosi Mauro.

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LA “NERA” DICE A BELSITO: “NON HANNO I COGLIONI”

«Lei, la nera era distrutta. Mi ha detto: ‘Io in questa vicenda ho capito chi ha i coglioni, chi non ha, la maggior parte non ce li hanno. Adesso faccio le barricate … mi chiudo qua dentro e non esco più … sparisco … vogliono la testa sua e di Reguzzoni …». A raccontarlo, riferendo, il 16 gennaio scorso, i lavori del Consiglio della Lega dopo che sui giornali era stata pubblicata la vicenda dei fondi esteri, è l’ex tesoriere Francesco Belsito a Romolo Girardelli, ritenuto dagli investigatori di Reggio Calabria il riciclatore della cosca De Stefano. È quanto si legge nell’informativa della Dia. «Belsito, in data 16 gennaio, aggiorna Girardelli sull’andamento del Consiglio della Lega. Belsito con Romolo, gli dice che il capo si vuole dimettere, vuole fare un altro partito. Belsito gli racconta i particolari del consiglio della Lega e nello specifico dice che ora sta parlando Calderoli. La Lega senza di lui (terza persona) viene giù un precipizio … anche quell’altro se lo prende nel culo … incomprensibile … e Romolo dice che quell’altro è un figlio di puttana … incomprensibile .. il suo gioco, se molla ora sono cazzi … e Belsito replica: … ha convocato tutti … Tremonti …». «E Romolo – prosegue la Dia – dice che vogliono annullare tutto il cerchio. Belsito replica: a me mi tengono però capisci, bella soddisfazione. Cambio lavoro anch’io, tanto gli ho detto mi dovete ricostruire l’immagine, perchè mi avete sputtanato. E Romolo commenta: ti hanno bruciato da tutte le parti. E Belsito: per aver fatto gli interessi del movimento.. è quello che mi da fastidio».

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ROSY MAURO E LA LINEA DEL PIAVE “ANTI-MARONI”

Se la Mauro non rassegnerà le dimissioni da vicepresidente del Senato nelle ore che mancano all’appuntamento, la sua espulsione diventerebbe molto probabile e allora per coloro che si oppongono all’ascesa dell’ex ministro dell’Interno comincerebbero tempi molto duri. Per esempio uno dei primi a saltare potrebbe essere il capogruppo al Senato Federico Bricolo, ma soprattutto i parlamentari da sempre più distanti da Maroni dovranno cominciare a mettere in conto di non essere più ricandidati alle prossime politiche. E poi anche nella stanza dei bottoni del Carroccio, il Consiglio federale, molte cose sarebbero destinate a cambiare, visto che la composizione del massimo organismo leghista risale al 2002, ormai distante come un’era glaciale.

Ma proprio perché il Consiglio federale è di vecchia data, è lì dentro che i maroniani potrebbero trovare le maggiori difficoltà a far decollare la propria stagione. Per questo la riunione di oggi pomeriggio, assieme alle decisione che assumerà Rosy Mauro, vengono viste come una sorta di “linea del Piave” di chi non vuole consegnare la Lega a Bobo. E così sulla segretaria del Sin.Pa si stanno concentrando le pressioni per compiere un passo indietro anche e soprattutto da parte dei bossiani e dei cerchisti, perché se lei arrivasse dimissionaria al Consiglio finirebbe per rafforzare la propria posizione, eviterebbe la probabile espulsione, se la caverebbe eventualmente con una innocua sospensione di sei o nove mesi, e intorno a lei si rafforzerebbe l’opposizione all’ascesa di Maroni. Da questo schema dipenderebbe anche la data del congresso federale, che i maroniani sollecitano entro la fine di giugno, e che gli altri potrebbero preferire in ottobre per avere più tempo per riorganizzarsi dopo le batoste subite in queste ultime settimane.

E a proposito Maroni, molti si chiedono se abbia veramente voglia di diventare segretario federale della Lega. Paradossalmente la risposta è sia un no che un sì. La sua natura e la sua formazione lo porterebbero a stare lontano da un tale incarico, ma l’evoluzione degli eventi portano a concludere che questo passaggio “gli tocca”, volenti o nolenti. Certo, se lo diventerà, dovrà circondarsi di una squadra efficiente, perché non è tipo da gestire il movimento tutto da solo come era costume per il Bossi pre-malattia.

In vista dell’ascesa alla segreteria dell’ex ministro sembra un ostacolo solo formale il fatto che lo statuto impedisca che presidente e segretario federale appartengano alla stessa “nazione”, come sarebbe appunto per Bossi e Maroni. Il congresso ha i poteri per modificare lo statuto, ma la soluzione più probabile potrebbe essere quella del Senatur elevato a presidente onorario e di un veneto o un piemontese eletto presidente.

Questo, ovviamente, se tutto dovesse filare liscio o quasi sulla strada che i maroniani si immaginano. Se invece le cose dovessero complicarsi, c’è già chi intravvede nello schernirsi di Luca Zaia (“resto governatore del Veneto, non intendo fare né il segretario della Liga né tantomeno il segretario federale”) in realtà il tentativo di accreditare una soluzione di “riserva” che potrebbe di compromesso fra le due anime. Non per niente il nome del governatore veneto è stato ripetutamente caldeggiato da Gianpaolo Gobbo, un bossiano di ferro che di certo non agisce in solitudine.

La partita a scacchi è iniziata. E non è detto che verrà giocata solo con le mosse palesi sulla scacchiera.

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9 Comments

  1. quando impareremo a non farci FOTTERE dal prossimo ???????????

  2. Dan says:

    Rimane il fatto che se questa è la famosa pulizia allora se la possono tenere.
    Bossi non andava fatto presidente di un cavolo di niente, neanche degradato a stura cessi: andavano lui, famiglia e famigli espulsi a calci in culo dal movimento.
    Anche se lo statuto non prevede esplicitamente una carica da presidente è palese che il senatur gode di un ascendente tale che qualunque posizione ufficiale possa ricoprire, comanderebbe sempre lui quindi va cacciato senza se e senza ma.
    Gli onesti, coloro che credono nella lega intesa come ideale devono cacciare questi farabutti, non importa chi essi siano. O in alternativa devono andarsene in massa così che la lega nord venga associata per differenza ad un partito di ladri e collusi con la mafia.
    Intanto il principe è rimasto al suo posto, s’è fatto il fondo pensione, lui (mica gente nettamente più meritevole) potrà continuare gli studi e tra un lustro (ma anche prima) lo vedremo spuntare alla camera come deputato per continuare l’opera di razzia stavolta un po’ più furbo a controllare sotto il cruscotto dell’auto di scorta.

  3. Dan says:

    La Rosy Mauro da Vespa ha tenuto un comportamento esemplare, sembrava tutt’altra persona dalla caciarona un po’ ladra descritta dai tg quindi i casi sono due: è una bravissima attrice (la migliore di tutto il mondo politico) o più che una badante era una seria che stava sulle balle a chi invece cercava di rubacchiare attraverso la lega e adesso si crede al sicuro.
    Quello che è certo: se è bastarda anche solo la metà di quello che dicono, a breve spunterà fuori un faldone spesso almeno cinque dita da rendere ridicola la cartellina “la famigghia” ed in grado di far crollare la palazzina di via Bellerio fino alle fondamenta.

  4. buzì says:

    ma i 6 dico sei revisori dei conti di belsito non c’era maroni o castelli loro innocenti se avrebbero vigilato, o hanno vigilato ed approvato…insomma lega ladrona la finanza non perdona

  5. Cell11 says:

    Rosy Mauro doveva dimettersi così non avrebbero potuto espellerla, sicuramente aprirà gli Armadi e se ne vedrà delle belle…!
    Renzo Bossi non lo hanno espulso perchè si è dimesso.

    Mentre non si capisce perchè non hanno espulso il Calderolo??

    Misteri Romani no anzi Itagliani…pardon del napolitano !

    eheheh..!

  6. Paolo says:

    Perchè Rosy Mauro che ha ricevuto fondi del partito per i cavoli suoi è espulsa mentre non lo sono Renzo “Trota”, Umberto e Calderoli ?

    Misteri padani….pardon ITALIANI! anzi…ROMANI!

  7. batwoman says:

    non lo vieta, ma è la prassi politica

    guardate che il problema segreteria è un po’ particolare. si dice ceh è meglio evitare di mettere segretari nazionali che non siano parlamentari, altrimenti alla prima dichiarazione che fanno si ritrovano pieni di processi.(qualche volta l’immunità serve a qualcosa)

  8. Gigi says:

    Lo statuto della Lega è stato calpestato più e più volte, basterebbe leggerlo anche una sola volta per saperlo. Che questo vieti di avere presidente e segretario della medesima nazione è un problema minimo.

    • luigi bandiera says:

      Si. Veramente lo statuto come del resto tutti i trattati (lo starnazzo da tempo) non servono a nulla se non a parare KULO LORO..!

      La demoniokrazia ha fallito..!!

      Svoboda

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