Equitalia, la mia personale battaglia contro la previdenza Inps

di CLAUDIO ROMITI

Mentre è in corso l’ennesima campagna elettorale del nulla, in cui si fa a gara a sparare la promessa più grossa, per poi continuare a spendere e tassare oltre ogni limite una volta raggiunta la stanza dei bottoni, la mia personale battaglia contro Equitalia prosegue senza sosta. Al pari di un crescente esercito di reietti fiscali, anche il sottoscritto è finito suo malgrado nel tritacarne delle infinite tagliole tributarie di questo disgraziatissimo Paese. Tagliole tributarie le quali, si badi bene, nessuno dei personaggi in lizza per il governo del Paese avrà mai la benché minima intenzione di eliminare, dato che esse sono strettamente connaturate all’oppressivo regime politico-burocratico che sta dominando con pugno di ferro il Paese reale. Pugno di ferro che è divenuto ancor più spietato dacché, attraverso la rivoluzione informatica, gli strumenti di controllo e di verifica del fisco sono divenuti molto più potenti del passato. E così, anziché utilizzare le nuove tecnologie per diminuire le enormi piante organiche dei suoi enormi settori amministrativi – così come han fatto tutte le aziende private -, lo Stato, in forza di leggi sempre più liberticide adottate da tutti gli schieramenti, si è servito di questi perfezionati strumenti per vessare a più non posso il popolo dei tartassati.

Ma veniamo al mio caso. Anni fa gestivo una modesta tabaccheria e, causa uno sfratto temporaneo, mi sono trovato ad affrontare una grave situazione economica. In sostanza i miei redditi erano addirittura inferiori ai contributi richiesti dall’Inps, teoricamente per finanziare la “mia” pensione futura. Dovendo scegliere tra l’azienda e il baraccone pubblico, non ho avuto dubbi. Pertanto non ho pagato ciò che molto arbitrariamente mi richiedeva l’Inps. Infatti, per chi non lo sapesse, l’ente previdenziale pubblico calcola i contributi per tutti i lavoratori autonomi sulla base dei famigerati minimali; metodo bocciato per ben due volte dalla Consulta alla fine degli anni ottanta in merito al contributo sanitario. Ciononostante, nel 1991, la politica di allora decise di introdurre il minimale per le pensioni dei lavoratori indipendenti. Questo significa, per farla breve, che da quel momento chiunque avesse realizzato un reddito inferiore a quello stabilito a tavolino dai pubblici burocrati avrebbe dovuto lo stesso quanto richiesto. Anzi, anche in assenza di guadagni il contributo di base sarebbe stato richiesto, pena essere perseguitati all’infinito. Tutto questo pulendosi letteralmente le terga con l’articolo 53 della “loro” Costituzione la quale, in soldoni, vieta espressamente di introdurre imposizioni regressive. Ossia di far pagare di più chi ha di meno.

Ebbene cosa c’è di più regressivo di un contributo previdenziale che può raggiungere il paradosso di prelevare oltre un reddito effettivamente conseguito? Tra l’altro, ed è questo l’elemento su cui tutti i soggetti interessati dovrebbero riflettere, sia le aliquote che il citato minimale vengono di volta in volta aumentati con la massima disinvoltura. Questo provoca un doppio effetto sull’entità di esborso che, a biglie ferme, si fa sempre più ingente. Nei fatti, in pochi anni il contributo di base è quasi raddoppiato, arrivando a sfiorare i 4.000 euro all’anno. Si capisce bene che, senza considerare tutta l’altra montagna di costi fiscali e burocratici imposti dallo Stato ladro, iniziare una attività imprenditoriale sotto una simile spada di Damocle costituisce una impresa temeraria, soprattutto di questi tempi.

Tornando alla mia vicenda, prima di sprofondare nel baratro dei reietti fiscali, ho presentato ben due ricorsi all’Inps, secondo i tempi e i modi indicatimi nelle sue perentorie cartelle esattoriali. Ricorsi che, in base a quanto scritto nelle medesime cartelle avrebbero dovuto interrompere il procedimento “nelle more della decisione”. Ma pure in questo caso, al pari della Carta costituzionale, l’ente pubblico ha usato tutto ciò come materiale per il water. Tant’è che se non pago nel termine di 20 giorni una cifra enorme, raddoppiatasi nel giro di pochissimi anni, cominciano a squestrarmi tutto quel che possiedo. E tutto questo per finanziare ufficialmente una pensione che, non avendo raggiunto il numero di annualità sufficienti, non vedrò mai. Trattasi quindi di una mera estorsione realizzata tramite Equitalia con metodi violenti. I metodi tipici di una guerra. Altro che solidarietà sociale del piffero. Qui siamo di fronte ad una lotta senza quartiere per la sopravvivenza.

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16 Comments

  1. Vincenzo Maiolino says:

    Questa è una battaglia che sta portando avanti il M5S, sig. Claudio lei ha tentato anche la via giudiziaria? glielo chiedo perchè sono un avvocato e mi sto interessando a questa problematica, mi piacerebbe sottoporla al giudizio dei giudici perchè secondo me un sistema del genere viola come minimo gli art. 3-36-38-53 della costituzione.
    Vedo che il post è un po datato ma se riceve questa mail mi faccia sapere.

    Saluti

    VM

  2. Federico Tonini says:

    Prova a chiedere un prestito a quegli scoreggioni della politica che prendono 20.000, 30.000 o 40.000 euro al mese di pensione…magari hanno messo via qualche risparmio e ti possono aiutare.
    Magari…sentendo ogni sera in televisione storie come la tua…o peggio… provano un poco di vergogna.

  3. Albert Nextein says:

    Una volta si diceva :
    per il principio quinto chi si tiene i soldi in tasca ha vinto.
    Appunto, non pagare, pagare meno, posporre il più possibile i pagamenti, fare ogni ostruzionismo possibile.

    Il potere non ha paura degli spari.
    Il potere ha paura di una rivolta fiscale senza quartiere.
    Una rivolta che origina dalla disperazione di gente comune vessata.

    Posso dire che il popolo in italia ha una pazienza ed una paura che sono fuori norma.
    Si comportano da sudditi ben addestrati.
    Non sono sicuro che si arrivi ad una vera protesta fiscale, specie quando le organizzazioni che dovrebbero tutelare la gente, come i sindacati, le associazioni consumatori, le varie confesercenti,confcommercio,confindustia e confietc,etc, non servono ad altro che pagare stipendi rubati, e si esercitano nell’opportunismo più brillante.

    La gente non capisce,pur percependo che molto non funziona, non capisce il grande potere che potrebbe esercitare sulle varie caste solo con un’autoriduzione del 30% delle imposte richieste e dei vari balzelli parastatali.

    Un -30% di introiti fiscali su base annua , segnerebbe il fallimento dell’intero sistema pubblico.
    Anche meno potrebbe bastare.

    Ecco la discriminante che deve guidare la gente al voto.
    Non un semplice e teorico “meno tasse negli anni a venire”. Ma un ” cari elettori, immaginate quanto sarete più liberi e quanto conterete di più se vi tenete il 30% delle richieste fiscali in tasca.”
    Io attendo di sentire sulla pubblica piazza tanti politici illuminati che si esprimano così.

    Sparare è inutile. Controproducente.

    • Dan says:

      “Il potere non ha paura degli spari.
      Il potere ha paura di una rivolta fiscale senza quartiere.”

      Le cose vanno di pari passo perchè a meno che non esploda una rivolta fiscale istantanea da parte di milioni di persone, il potere ci mette poco a mettere a tacere chi non paga.

      Prima c’è la rivolta fiscale poi arriva l’altra se proprio necessaria.

      Visto che per fare la prima ci vuole l’azione di molta gente e questa purtroppo è composta da codardi e paraculi, ecco che si purtroppo i pochi rimasti passano alla seconda.

  4. Maciknight says:

    Purtroppo in termini di tragici paradossi ed assurdità kafkiane, l’INPS riesce anche a fare di peggio. Alla mia famiglia è capitato che al momento del calcolo della pensione spettante a mia moglie oltre a ridurla drasticamente rispetto alle previsioni del patronato (pare sia una prassi ormai consolidata applicare le condizioni più penalizzanti, che costringe a fare ricorso, ma intanto guadagnano tempo …) hanno pure rivelato al patronato cui ci eravamo rivolti, che i versamenti volontari effettuati negli ultimi anni che si era senza lavoro è meglio non considerarli altrimenti penalizzano ulteriormente l’erogazione … Al ché abbiamo chiesto siano restituiti, essendo volontari, se non servono a migliorare la pensione allora è ovvio che debbano essere restituiti. MACCHE’! L’INPS non restituisce niente. l’INPS applica la famosa aneddotica partenopea del “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce ‘o ppassato”, E che dire dei patronati che fanno in pratica solo da passacarte e consigliano i versamenti volontari per poi avere simili risultati? A me sembra un sistema studiato solo per fregare gli utenti, che sono tutte vittime potenziali, anzi direi che ormai sono vittime certe.

    • Dan says:

      Lo sai che ultimamente dovrebbero essere partiti quasi 200.000 vaglia di rimborsi maturati attraverso dichiarazioni sul modello unico e 730 di oltre 4 anni fa e che invece pare siano misteriosamente spariti un minuto dopo l’emissione ?
      La maggior parte della gente non lo sa ma un vaglia può essere pagato fino a 3 mesi dall’emissione così se qualcuno, “casualmente”, si dimenticasse di spedirli fino ad una settimana prima della scadenza, mettici i ritardi delle poste, mettici un po’ di pioggia, qualche nevicata ed imprevisti così at minchiam, il magico foglietto arriva a casa quando è oramai troppo tardi per farselo rimborsare.
      Non parliamo poi del fatto che molti di questi vaglia sono partiti dopo 5 anni perchè ancor più casualmente venivano sempre calcolati in modo sbagliato, l’avente diritto lo faceva notare e allora doveva pagare pegno di tornare in fondo alla fila ritardando indefinitivamente l’emissione del proprio assegno.

      Questi sono ladri, si ha a che fare con dei ladri e non saranno le parole a fermarli

  5. pippo gigi says:

    Trovo assurdo pignorare gli strumenti di lavoro a chi ha un debito: impedendogli di lavorare come potrà ripagarlo? Al di la di queste “perle” tipiche della mentalità di chi ha lo stipendio assicurato a fine mese, nessuna minaccia di licenziamento o di perdere il lavoro, l’assurdità è un’altra.
    Con il vecchio metodo pensionistico chi lavorava pagava la pensione a chi si era già ritirato per a sua volta beneficiare, una volta raggiunta l’età pensionistica, del frutto del lavoro altrui. Giusto quindi stabilire regole su quando andare in pensione, con quanti soldi e quanto pagare mentre si lavora.
    Ma con il sistema contributivo attuale si va in pensione con i propri soldi. Perciò tutte le regole sono assurde, i soldi sono i miei. Quindi spetta a me e me soltanto decidere se avere una pensione e con chi (Inps? cassa privata?) quanto versare e che età andare in pensione.
    Se per motivi miei (magari o altri redditi) decido di andare in pensione a quarant’anni con 100 euro al mese sono affari miei.
    Ecco perché quella che fa Equitalia oltre che stupido economicamente è illegale.

    • Dan says:

      ” impedendogli di lavorare come potrà ripagarlo?”

      Mai avuto il dubbio che forse questi criminali non vogliono veder pagato il fantomatico debito che si sono inventati a nostro danno ?

      Perchè accontentarsi di poche migliaia di euro (potrebbero tranquillamente farsi stampare dalla bce come fanno ogni momento con la loro cultura del debito) quando si possono scrivere leggi ad hoc che se non paghi, non riesci a pagare una “cifretta” (per loro cresciuti nella bambagia, non per chi gli viene impedito di lavorare) ti possono, si autorizzano a portarti via una casa intera ovvero il frutto non di un anno di ruberie in parlamento ma di svariati decenni di schiena piegata, chi in fabbrica e chi in ufficio, chi a respirare veleni e chi a rimetterci la vista dietro una scrivania ?

      Questi sono ladri e questo paese si sta trasformando in un Far West senza temi musicali di Sergio Leone ne eroi alla John Wayne o alla Tex Willer che al galoppo con i suoi pard scende in città a riportare giustizia.

      Chi ha sete di giustizia è pregato di attrezzarsi e farsela da solo se ha a cuore di salvare quanto s’è sudato nel corso della propria vita e considera di una minima importanza il fatto che se proprio ha lavorato per qualcuno, questi sono i suoi figli e non quei ladroni là.

  6. andrea says:

    Benvenuto nel Club, Sig. Claudio!

  7. Dan says:

    Signor Romiti poche storie, si procuri un’arma, tanti proiettili e li attenda arrivare.

    Se questo è un far west, se questi stronzi hanno deciso di trasformare il tutto in uno scenario da film western allora è venuto il momento di sparare.

    C’è poco da fare, non c’è altra giustizia alla quale appellarsi che la propria. Questi ladri devono cominciare a subire perdite, reali, fisiche ma soprattutto in abbondanza, ovunque loro pensino di presentarsi e fare razzia.

    Sarà quello che sarà ma alla fine dovranno cedere perchè cominciano in pochi a reagire duro, poi diventeranno per forza tanti, i “sporchi evasori” usciranno dalle loro “tane” e convergeranno su roma e tutte le canaglie che la infestano.

    Lamentarsi non serve oggi come non è mai servito in passato così come non servirà in futuro.

    • andrea says:

      Occhio che commentare così è reato.

      • Dan says:

        Occhio che leggere notizie al di fuori della triplice (rai, mediaset, la7) è reato

        Guai a svegliarsi e capire. Giusto invece tenere sempre bassa la testa e farsi rubare tutto il lavoro di una vita possibilmente non solo la propria ma pure quella dei propri antenati…

      • Se vogliono vengono a prenderti lo stesso, non temere. Per l’itaglia è reato comportarsi o esprimersi in qualsiasi modo, ti lasciano “libero” a loro discrezione

  8. Amir Muhammad Abbad says:

    Domani sapro’ il mio posto in lizza al senato, ma come te Claudio ne conosco altri che hanno lo stesso problema.

    Leggo dall’inizio l’indipendenza, ed ho sempre condiviso la battaglia libertaria del direttore e di Leonardo.

    Ma ci tengo a precisare che sara’ una mia battaglia personale contro quei mangiasoldi o manciapani a trarimentu come si dice in Sicilia, dell’inps.

    Personalmente a fine mese avro’ versato i 35 anni contributi… ma per la voracita’ e i favori agli amici la pensione non potro’ vederla…

    Ritengo che ognuno di noi che ha versato i contributi si veda almeno restituita la somma versata e non venga messo sotto capestro per soldi che non potra’ mai versare per effettiva mancanza di reddito.

    Io mi son sempre chiesto che minchia fanno nei pubblici uffici , abbiamo solo funzionari che pensano a come racimolar i soldi? E il servizio da dare ai cittadini?
    Solo carta da wc?

    Andare a giurare per una costituzione che non garantische neanche i propri cittadini e’ proprio incostituzionale in qualsiasi paese che abbia una costituzione…

    Mah siamo in Italia, un paese che non si e’ mai evoluto se non nelle beghe cittadine… poi fanno gli italiani per un paio di maro’ lesti a imbarcarsi per una lauta paga…. o per una nazionale che rappresenta un calcio strapieno di stranieri…

    Non voglio dire di piu’ sig. Claudio, anche perche’ non ho alcuno repertorio di false promesse da esibire… (dato per scontato che salvo qualche elezione provinciale, non ho mai partecipato ad elezioni per Roma) purtroppo la politica italiana e’ abile nello scansare i problemi reale della gente! I problemi sono i loro problemi…

    • Marista says:

      Giusto, finalmente qualcuno che lo dice, se i versamenti non bastano per ricevere una pensione, mi debbono essere restituiti. Ovunque credo che questo avvenga, qui fanno orecchie da mercante e la gente meiamente lascia correre e non reclama quello che è un sacrosanto diritto, faccio anche io parte del club dei derubati .

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